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Indi col piede calcato il petto ne ritrasse il telo

C’è un sentimento che oltre le ideologie (forse non del tutto in crisi come si dice), oltre le fobie che si accendono verso i diversi, oltre le antipatie accese da istigazione politica, oltre il ruolo sociale, oltre il ruolo professionale etc. si può definire indicatore di opposti tipi di umanità. E’ il sentimento di compassione. Separa chi lo vive come elemento positivo della propria personalità e di conseguenza tende ad espanderlo e a coltivarlo, chi invece lo vive come negativo e tende a comprimerlo e ad estirparlo da sé e dagli altri e c’è chi lo vive e basta senza tanto domandarsi che cosa sia e dove porti. 


Una radice compassionevole – probabilmente - è connaturata all’essere umano perché quando all’istinto non si sovrappone una costruzione razionale (morale o amorale o immorale che sia) e al posto dell’altro c’è un bambino piccolo o un animale (un cane, un gatto, un canarino, un agnellino etc. ) si nota lo sprigionarsi della tenerezza. 

Pascoli nella famosa poesia del 10 agosto non a caso accosta l’uccisione di un uomo (il padre) a quella di una rondine. L’immagine della rondine che “Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano” suscita indubbiamente un’emozione robusta di tipo “buonista”. 
Poi credo che tutti converrete che, nel grande mondo dei consumi, il settore degli animali come oggetti di amore compassionevole si mantiene in crescita. 

Come già per altri concetti (p. es. la prepotenza) userò l’Iliade per illustrare cosa è la pietà (sinonimo di compassione) e il suo opposto. Userò l'episodio della morte di Adrasto con attenzione ai dettagli. 

Per esempio perché dopo il feroce rimbrotto di Agamennone il verso di Omero dice: Cangiò di Menelao la mente il FIERO ( = feroce) MA NON TORTO parlar? Omero sta giustificando il crudo e prepotente Agamennone? 
No, pura esigenza di coerenza narrativa. Menelao è più “umano” del fratello e si sente in colpa per aver coinvolto tutti i greci in un affare privato (Certo per loro la tua casa è felice! ). E’ lui che avverte il rimbrotto di Agamennone come feroce ma tutto sommato forse giusto, e, nel dubbio, fa il gesto di allontanare da sé Adrasto. Così è Agamennone a completare l’opera uccidendolo senza pietà e poi mettendogli un piede sul petto per estrarre il dardo confitto nel fianco. 

Questo è l’Episodio di Adrasto (VI libro) 

Prono nella polve / sdrucciolò dalla biga appo la ruota / quell'infelice. Colla lunga lancia / Menelao gli fu sopra; e Adrasto a lui / abbracciando i ginocchi e supplicando: /Pigliami vivo, Atride; e largo prezzo /del mio riscatto avrai. Figlio son io /di ricco padre, e gran conserva ei tiene /d'auro, di rame e di foggiato ferro. /Di questi largiratti il padre mio /molti doni, se vivo egli mi sappia /nelle argoliche navi. – A questo prego /già dell'Atride il cor si raddolcìa, /già fidavalo al servo, onde alle navi /l'adducesse; quand'ecco Agamennòne /che a lui ne corre minaccioso e grida: /Debole Menelao! e qual ti prende /de' Troiani pietà? Certo per loro /la tua casa è felice! Or su; nessuno /de' perfidi risparmi il nostro ferro, /né pur l'infante nel materno seno: /perano tutti in un con Ilio, tutti /senza onor di sepolcro e senza nome. /Cangiò di Menelao la mente il fiero /ma non torto parlar, sì ch'ei respinse /da sé con mano il supplicante, e lui /ferì tosto nel fianco Agamennòne, /e supino lo stese. Indi col piede /calcato il petto ne ritrasse il telo.

Pubblicato il 11/9/2017 alle 10.51 nella rubrica diario.

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