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Piccoli soprusi I

Sto cominciando a credere che la miriade di episodi di piccolo sopruso quotidiano siano una causa sufficiente della “radicalizzazione” che porta al gesto terroristico.
Nella mattina di giorno 6 – domenica – mia moglie è andata a messa nella cattedrale situata nella piazza centrale del paese. Quando è tornata mi ha riferito che non aveva potuto seguire la messa con raccoglimento perché nella chiesa non c’era il solito silenzio. Un tizio che gestiva una giostrina in piazza, aveva alzato gli altoparlanti e disturbava. Naturalmente nessun vigile è intervenuto e il signore ha potuto continuare ad attrarre mamme e bambini col suo frastuono.
Tutto qui. Niente di particolare. 
Ora però con un po’ di immaginazione potremmo pensare che mia moglie sia una musulmana, che stesse andando alla sua messa del venerdì, che l’ambiente fosse quello di una periferia urbana e che il giostraio sia uno dei tanti cretini che si esibiscono col fracasso per cercare di vendere qualcosa.

Mutatis mutanda possiamo continuare a rappresentarci una categoria di episodi simili che coinvolgono sempre una donna che va a pregare, un disturbatore e un’autorità che non interviene.
In questa classe di episodi mi sono sembrati significativi tre elementi sgradevoli.
Il primo elemento è la sensazione di “sfacciatezza” del giostraio ovvero la sua “fragranza di reato” poiché è noto che un sopruso che si riceve senza vedere in faccia il suo autore è meno fastidioso.
Il secondo è la sensazione di “essere abbandonati” per assenza di una parte “terza” che dovrebbe intervenire.
Il terzo è la sensazione di “non star facendo nulla di male” che ci fa sentire come l’agnello nella favola del lupo.
Cito un secondo tipo di episodio che sarà certamente capitato a molti di voi. Quando inavvertitamente pestiamo la cacca di un cane mentre passeggiamo.
Uno. Se il padrone del cane è là, poco più avanti, che prosegue imperterrito.
Due. Se ci giriamo intorno per vedere se c’è un vigile e il vigile o non c’è o sta parlando al cellulare.
Tre. Se ci sentiamo “agnelli” perché stiamo solo passeggiando in una pubblica strada.
Ora io non conosco la dinamica che nasce dal turbamento causato da episodi come questi e si manifesta dentro quella parte universale di noi stessi che presiede al cosiddetto senso di giustizia. Ma mi ricordo che Manzoni – che di animo umano se ne intendeva – racconta che fu proprio un futile episodio di lite per una precedenza stradale che degenerò in duello. E Cristoforo, che non ancora era diventato frate, sbudellò un signorotto.

Pubblicato il 13/12/2015 alle 12.55 nella rubrica Politica e attualità.

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