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Vincenzo10

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Non si ascoltano le conversazioni degli altri

diario 21/12/2015

L’altra settimana mentre ero seduto al tavolo di un bar ho ascoltato per caso e per curiosità la seguente discussione che ho riportato qui di seguito come meglio ho potuto.
-- Aoh Gianni lo sai che oggi mi sento un leone? --
-- Mi fa piacere Peppe. Vedo che stai meglio!--
-- Mi va di uscire. Voglio prendere un po’ d’aria e questo sole d’inverno mi farebbe bene. --
-- Copriti Peppe! Fa freddo anche se c’è il sole.--
-- Mi faresti compagnia?--
-- Ora? Eh mi dispiace… ma ho da fare. Non posso proprio. Devo tornare a casa a mettere a posto le carte per la causa del biscottificio --
-- Lo sapevo che non mi avresti accompagnato…. Gianni… tu hai sempre da fare quando io ti chiedo di uscire.--
-- Ti ho accontentato ogni volta che mi hai chiesto di farti compagnia!--
-- Tu mi hai fatto compagnia solo quando c’era da stare in casa.--
-- Non è vero. Ma anche se fosse è normale che io segua le mie incombenze e poi venga da te.--
-- Io sto male Gianni. Oggi un po’ meno ma di solito sto male. Oggi che sto meglio ti vorrei avere vicino. --
-- Mi dispiace non poterti accontentare perché devo finire un lavoro. Lo devo consegnare domani e sono in ritardo. Anzi non avrei dovuto passare a salutarti. --
-- E avresti fatto passare un giorno intero senza venire da me? --
-- Si. Ti avrei salutato per telefono. Ma come vedi… non l’ho fatto. --
-- E se hai trovato il tempo per venire a salutarmi puoi anche allungarlo per farmi compagnia per una passeggiata al sole. --
-- No, mi dispiace, ma questo non posso farlo. Devo andare a finire il lavoro. --
- Ma il tuo lavoro lo potrai fare dopo. Dopo che ti sarai rilassato lavorerai meglio e più speditamente!--
-- Si ma io sarò deconcentrato… non mi sentirò pronto e teso per lavorare…. mi sentirò svogliato.--
-- Ti sentirai svogliato? Ma tu non ti rilassi mai? ….Anche quando vieni da me ti porti dietro il lavoro e stai con la testa tra le tue carte. A me dai solo una parte di te distratta e per dovere. --
-- Ma insomma tu che vuoi? Che mi ammali anche io per farti compagnia?--
-- Ecco. Adesso ti alteri pure. In realtà tu vieni a trovarmi per un tuo malinteso senso del dovere e non perché ti fa piacere. --
-- Certo che se tu parli così non mi fa piacere. No che non mi fa piacere. --
-- Ah io parlo così? Per una volta che ti ho chiesto di accompagnarmi e condividere una mia gioia… io che non esco mai. Stai mettendo una scusa per filartela. --
-- Ma non è una scusa. E’ vero che devo finire il lavoro. E devo consegnarlo domani.--
-- Ma se non lo consegni domani che ti succede?--
-- Che mi succede? Che faccio una brutta figura col mio capo perché avevo dato parola. --
-- Solo una brutta figura…. mica altro… per me la potresti affrontare.--
-- E invece no! Non posso mettermi in cattiva luce solo per soddisfare un tuo capriccio. Tu non sei handicappato e oggi puoi uscire benissimo da solo… E se proprio vuoi saperlo gran parte di questi tuoi mali sono fisime. Non esistono Peppe mio… non esistono. --
-- Finalmente hai detto ciò che veramente pensi. Che io non sono veramente malato e che mi piace farmi compatire…--
-- No questo compatire io non l’ho detto! Ecco… ci sei riuscito… ho perso voglia di andare a casa a lavorare..--
-- E questo per colpa mia?--
-- Certo per questa discussione assurda in cui mi hai intrappolato. --
-- Va bene se te ne vuoi andare va pure… io uscirò da solo… non ti preoccupare per me. --
-- Ma tu adesso dove andrai? --
-- Prenderò l’auto e mi farò un giro fino al capolinea a Piazza Augusto Imperatore.. Non ti preoccupare …. prenderò un caffè…da solo. --
-- Un altro caffè?--
-- Certo… non pensare di fermarmi. --
-- Va bene…. vengo con te… --
E poi i due si sono alzati e sono usciti.
Fuori un pallido sole, freddo e coperto registrava il momento.   

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Piccoli soprusi I

Politica e attualità 13/12/2015

Sto cominciando a credere che la miriade di episodi di piccolo sopruso quotidiano siano una causa sufficiente della “radicalizzazione” che porta al gesto terroristico.
Nella mattina di giorno 6 – domenica – mia moglie è andata a messa nella cattedrale situata nella piazza centrale del paese. Quando è tornata mi ha riferito che non aveva potuto seguire la messa con raccoglimento perché nella chiesa non c’era il solito silenzio. Un tizio che gestiva una giostrina in piazza, aveva alzato gli altoparlanti e disturbava. Naturalmente nessun vigile è intervenuto e il signore ha potuto continuare ad attrarre mamme e bambini col suo frastuono.
Tutto qui. Niente di particolare. 
Ora però con un po’ di immaginazione potremmo pensare che mia moglie sia una musulmana, che stesse andando alla sua messa del venerdì, che l’ambiente fosse quello di una periferia urbana e che il giostraio sia uno dei tanti cretini che si esibiscono col fracasso per cercare di vendere qualcosa.

Mutatis mutanda possiamo continuare a rappresentarci una categoria di episodi simili che coinvolgono sempre una donna che va a pregare, un disturbatore e un’autorità che non interviene.
In questa classe di episodi mi sono sembrati significativi tre elementi sgradevoli.
Il primo elemento è la sensazione di “sfacciatezza” del giostraio ovvero la sua “fragranza di reato” poiché è noto che un sopruso che si riceve senza vedere in faccia il suo autore è meno fastidioso.
Il secondo è la sensazione di “essere abbandonati” per assenza di una parte “terza” che dovrebbe intervenire.
Il terzo è la sensazione di “non star facendo nulla di male” che ci fa sentire come l’agnello nella favola del lupo.
Cito un secondo tipo di episodio che sarà certamente capitato a molti di voi. Quando inavvertitamente pestiamo la cacca di un cane mentre passeggiamo.
Uno. Se il padrone del cane è là, poco più avanti, che prosegue imperterrito.
Due. Se ci giriamo intorno per vedere se c’è un vigile e il vigile o non c’è o sta parlando al cellulare.
Tre. Se ci sentiamo “agnelli” perché stiamo solo passeggiando in una pubblica strada.
Ora io non conosco la dinamica che nasce dal turbamento causato da episodi come questi e si manifesta dentro quella parte universale di noi stessi che presiede al cosiddetto senso di giustizia. Ma mi ricordo che Manzoni – che di animo umano se ne intendeva – racconta che fu proprio un futile episodio di lite per una precedenza stradale che degenerò in duello. E Cristoforo, che non ancora era diventato frate, sbudellò un signorotto.

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permalink | inviato da Vincenzo10 il 13/12/2015 alle 12:55 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


Un malessere che chiamiamo pazzia

Politica e attualità 10/12/2015

Secondo me è la pazzia “suicida” il denominatore che accomuna fatti come quello dell’uomo che si è asserragliato in una clinica specializzata in “controlli delle nascite” (vogliamo anche dire aborti?) e che poi ha sparato e ha ucciso tre persone a Denver il 27 novembre, e poco dopo fatti come la strage di San Bernardino del 2 dicembre condotta da una coppia di cittadini americani di religione islamica.
Io sono tra quelli che danno la colpa alla pazzia e ho più paura di questa forma di malessere che abita tra e dentro di noi che dei terroristi dell’IS che stanno in Siria. Per questi ultimi tra non molto verrà trovata una soluzione militare. I governi del mondo occidentale non sanno agire molto ma la guerra…. la guerra, quella sì che la sanno fare. Un’alleanza prima o poi la metteranno in piedi e, o con le bombe dal cielo, o con gli scarponi chiodati sul terreno, scalzeranno Abu Bakr al-Baghdadi e i suoi tagliagole dai territori che occupano. I problemi verranno dopo. Ma questo lo sappiamo e ce lo aspettiamo.
Ma come la guariremo la pazzia che abita tra noi e dentro di noi??
Adesso è in voga il tema della vendita delle armi nei negozi americani. Forse Obama riuscirà a varare una legge per il contenimento delle vendite. Arriva tardi ma meglio tardi che mai. Ma io dubito che ci riesca. Anzi penso proprio di no. Perché?
Perché io sono convinto che le armi non sparano se sono nelle mani di gente assennata né si troverebbero facilmente nei negozi di un popolo assennato. Uno che vuole suicidarsi nel grande scenario di una strage potrà sempre costruirsi almeno un tubo di ferro carico di esplosivo, un giubotto e imbottirlo di polvere da sparo, un veleno e spargerlo nelle condutture d’aria di un supermercato et cetera. 
Come un sasso che cade nello stagno il singolo pazzo genera la pazzia di tanti…. di chi impaurito dalla grande sceneggiata che vede sui media, decide di comprare un’arma per vender cara la pelle in una situazione di immaginaria aggressione.
Quindi penso che la opinione pubblica americana di questi giorni è traumatizzata e mal sopporta proposte limitative della vendita delle armi.
Verrebbe da chiedersi. Ma allora cosa è saggiamente auspicabile in questa situazione?
Per me semplicemente rafforzare le forze dell’ordine pubblico. Dare una immagine positiva del poliziotto americano che quando arresta qualcuno gli abbassa la testa prima di farlo sedere in auto oppure gli recita i diritti prima di interrogarlo.

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Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

Andamento dell'indice di Gini secondo la Banca d'Italia

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Edizioni Il Margine 2012

Fiore d'ortica

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Ricordiamocelo

Una tortina per i giovani

Centrale nucleare di Latina

Ciclamino

                             
                     
                   
     

 

 

Abbazia di Fossanova

 

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