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Lapolarizzazione

forme economiche alternative

Vincenzo10

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Tramontati ormai i partiti, allargatosi l’astensionismo, le lobby controlleranno i parlamentari

Politica e attualità 1/1/2015

Ieri sera il Presidente Napolitano ha pronunciato il suo discorso di fine anno con la attesa dichiarazione delle sue prossime dimissioni. Verrebbe di accostarlo a quelle di papa Ratzingher nel momento in cui ne attribuisce il motivo alle condizioni date dall’età. Mancava solo l’ablativo assoluto “ingravescente aetate” detto con eleganza unica dal pontefice tedesco.
Adesso qualcuno si cimenterà nel giudicare il lungo presidenzialismo di Napolitano che ha attraversato uno dei più difficili periodi della nostra storia. A parte i faziosi forse si troverà qualche raro commentatore pronto a descriverne luci e ombre con un certo sforzo di obiettività.
Per come la vedo io la figura e l’azione di Napolitano va delineata sullo sfondo delle trasformazioni socioeconomiche dell’Italia. Va inquadrata in una fase di ulteriore degrado e impotenza della politica e dei suoi metodi decisionali rispetto alle forze della società e della economia. Forze che, proprio perché prive di guida hanno prodotto il peggio di se stesse.
Cito l’esempio della tassa sulla prima casa. In un paese normale la prima casa sarebbe stata tassata con una buona legge basata 1) sul valore di mercato dell’immobile 2) sulla reale destinazione d’uso abitativo 3) sul reddito del possessore e 4) sullo stato del possesso. Il buon senso avrebbe consentito di tassare tutti gli immobili utilizzando un indice contenente ponderatamente tutti gli elementi concorrenti. E si sarebbe giunti al fatto che alcuni avrebbero pagato pochi euro e altri molti di più ma con lo stesso giusto grado di sopportabilità della tassa.
NO. I ricchi, questa tassa non l’hanno voluta per un capriccio ideologico. Hanno mobilitato i loro portavoce e i politici berlusconiani, hanno attratto nella propria ideologia anche i poveri con una casuccia. Hanno fatto bingo. Persino la ricetta di Monti è andata fallita. Insomma non solo non si è fatta la IMU ma non si è fatta nessuna buona IMU.

Recentemente stesso atteggiamento isterico sull’art 18. Gli imprenditori, nella veste di padri buoni di famiglia, hanno desiderato più libertà di licenziare. Proprio per poter poi assumere. Come dicono loro.
Il fatto che una buona fetta dell’imprenditoria italiana è in mano alla mafia o si è abituata a convivere con essa non deve essere usato come argomento. Ne sa qualcosa Landini. In realtà non è l’art. 18, sussistendo il quale i licenziamenti sono avvenuti finora lo stesso, ma la possibilità che un lavoratore possa ricorrere a un giudice e che questo giudice possa mettere bocca sui processi produttivi.
Era questo che bisognava ridurre. Il giudice in fabbrica è visto di malocchio non da chi non ha niente da nascondere ma dalla maggioranza di imprenditori padroni che hanno quasi tutto da nascondere.

E’ stato un periodo, quello di Napolitano caratterizzato - con il linguaggio di una volta obsoleto ma efficace - da una deriva reazionaria. Quando nel 2008 è sopraggiunta la crisi, la deriva è continuata. Gli indici della distribuzione della ricchezza hanno continuato a segnalare accumulo e concentrazione nelle mani di pochi e la politica è stata nelle mani dei “nemici giurati de comunisti”. Napolitano l’ultimo dei comunisti si è trovato al Quirinale con davanti il chiaro scenario di una destra aggressiva ed esuberante cui si opponeva una sinistra disunita e incapace di farvi fronte soprattutto con proposte economiche alternative efficaci.
Ha pensato ciò che un qualunque uomo di buon senso avrebbe pensato. Che bisognava imbracare l’aggressività sfascista della destra auspicando il dialogo, presentandosi come autentico “super partes” costringendo Berlusconi a procedere lentamente. Misurandogli le parole e persino le virgole quando presentava le sue leggi, ma poi approvandole come da procedura costituzionalmente corretta.
Stavano pronti a sbranarlo se solo avesse forzato le procedure. I loro metodi del fango erano stati messi a punto anche per lui.

Ora questa specie di irriducibile guerra continuerà dopo di lui. Né le riforme istituzionali la calmeranno. Il monocameralismo e un parlamento di nominati non garantiranno la stabilità. Tramontati ormai i partiti e trasformatisi in comitati elettorali, il controllo dei parlamentari avverrà attraverso le lobby. La ripresa, quando ci sarà, sarà segnata da un ulteriore grado di oppressione. Lavoratori più oppressi e intimoriti dalla precarietà e immigrati saranno i nuovi sfruttati su cui si incentrerà il tentativo di ripresa. L’immigrazione sarà meglio regolata e integrata perché su questo ( come già sull’IMU) convergono ormai sia la bottom class che la top class. I fuggiaschi dalle guerre sono un’occasione d’oro di manodopera che può essere sfruttata senza problemi. Saranno loro l’ultima possibilità di una illusione di benessere che durerà - se durerà - ancora qualche anno prima di capitolare e accorgersi di aver intorno un mondo più brutto perché più ingiusto e sofferente di quello di ora.

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permalink | inviato da Vincenzo10 il 1/1/2015 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
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Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

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