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Vincenzo10

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In fin dei conti gli 80 euro potrebbero essere 70… Che cambierebbe? E comunque è una manovra in direzione giusta.

Politica e attualità 15/5/2014

Io non voglio schifare Renzi perché è giovane e spesso è cretino o fa il cretino per accalappiare consensi da gente - fortunata o sfigata che sia - lontana dal mio modo di pensare e di vivere. E’ un buon esercizio anche per me giudicare a freddo le cose che fa.

Ritorno perciò sul provvedimento famoso degli 80 euro per fare delle considerazioni dal punto di vista del loro impatto sociale ed economico.
Delle tante fonti che riportano l’elenco delle coperture mi baso sulla tabella riportata su Repubblica del 3 maggio pag. 9. Li si vede che sostanzialmente ci sono due tipi di coperture: 1) quella da 4,5 mld che ha origine da imposte ( rendite finanziarie, beni d’impresa, quote banchitalia, iva da debiti pregressi etc. ) e che a me sembra provenire - almeno prevalentemente anche se non tutto - in ultima analisi dalle tasche di persone di buon livello economico 2) quella da 3,1 mld che ha origine nei tagli ovvero in una razionalizzazione della spesa pubblica con contenimento di sprechi ( tagli su acquisti di beni e servizi, alla difesa etc.).
Un flusso di denaro sta per andare nelle mani di circa dieci milioni di lavoratori e quindi non ha senso ironizzare che il singolo lavoratore ha ricevuto pochi euro. Questa osservazione è cretina e non mi va nemmeno di commentarla.
Più importante è sapere se effettivamente questo provvedimento contribuirà a spostare un po’ di ricchezza dal top al bottom sociale o no. In altri termini se, oltre a un certo rilancio dei consumi, ci sarà un aspetto redistributivo.
La risposta mia è che nella fase del “bonus per il 2014”, il primo impatto sarà anche redistributivo. Poi no. Finirà quando si creerà un equilibrio tra soldi che arrivano in busta paga e soldi che se ne vanno in beni, servizi, tasse e stupidaggini.
Quando insomma, il provvedimento sarà - come è augurabile - a regime, rimarrà solo l’aspetto di maggior spinta al consumo. La bottom class farà girare un po’ più rapidamente il danaro…. tutto qui.

Naturalmente c’è sempre un lato soggettivo in tutte le vicende umane.
Conterà parecchio il come gli sfigati destineranno i soldi al consumo. Consumi immediati (culturali come andare a cinema) o consumi non tanto immediati ( ad esempio un risparmio di qualche mese per comprare un buon computer ) o consumi di beni durevoli ( comprare gioielli o un po’ d’oro o altro del genere).
Sul riassorbimento influirà la capacità di resistere alle tentazioni consumistiche che si scateneranno per rastrellare questi soldi in più come fanno di solito con le tredicesime.

Ma se gli sfigati spenderanno più intelligentemente il danaro in più, la possibilità di mettere una zeppa nell’ingranaggio sarà una bella soddisfazione.

Che succederà?
Alcuni degli sfigati lavoratori andranno una volta di più da mac donald a bere birra e mangiare hamburger. E questi sono fatti loro. C’è qualcuno che andrà a giocare alle macchinette o all’enalotto. Qualche altro si farà i tatuaggi o si farà le canne. E anche questi sono fatti suoi. Qualche altro si indebiterà per comprarsi l’ultimo bidone e amen…. ovvero un altro po’ di anni di sottomissione ai debiti. E pure lui avrà il fatto suo.
Qualche altro sarà grato a Renzi per questi euro e gli darà il voto alle prossime elezioni.

E se uno ci riflette questo è il vero motivo del perché i top sia che si chiamino capitalisti, sia che si chiamino banchieri, sia che si chiamino burocrati, sia che si chiamino evasori, inquinatori, faccendieri, corruttori, spacciatori, avventurieri, demagoghi, etc. sono finora riusciti a concentrare sempre meglio la ricchezza nelle proprie mani.



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Mare nostro? E perché … è vostro il mare?

Politica e attualità 10/5/2014

La serata di giovedì 8 maggio è stata veramente interessante. Giulia Innocenzi ha condotto su La7, la prima di una nuova serie intitolata AnnoUno. Serie che, nel titolo, ricorda AnnoZero di Santoro. Alla presenza di ventiquattro ragazzi invitati a commentare i temi più caldi dell’attualità politica e sociale si è svolto un interessante dibattito con Matteo Renzi.

Interessante dibattito che ha toccato vari argomenti a partire dalla famosa partita di calcio Napoli Fiorentina giocata a Roma e poi è andato a finire sul ruolo dello Stato così deludente e quindi alla faccenda dell’immigrazione.

Interessante. Se fosse possibile recuperarlo dalla rete ognuno avrebbe modo di rendersi conto di molti aspetti non scontati del mondo dei giovani e del loro modo di pensare e capire. Anche qualcosa di più sul modo di pensare e di comunicare di Renzi.

A me, cui preme continuare l’analisi sulla polarizzazione delle classi inferiori ( il bottom sociale ), interessa evidenziare il confronto che c’è stato sull’immigrazione. Perché questo è uno dei principali impedimenti di aggregazione politica degli strati medio bassi della società.

La destra ostile all’immigrazione sostiene che l’Italia non può accogliere tutti perché “non c’è posto per tutti”. Perché gli immigrati creano problemi aggiuntivi, sia perché bisogna ospitarli, trovargli un lavoro, ma anche perché delinquono spesso, sono sconci, portano addirittura le malattie. Sia anche perché l’operazione “mare nostrum” ci costa troppo… e l’europa non ci aiuta. Una giovane di cui non ricordo il nome, se non erro aderente al movimento dei forconi, ha aggiunto anche una considerazione sull’incremento demografico dell’Africa che passerà, nel giro di qualche decennio a quattro miliardi di persone.
Un incubo se li si pensa come dei “disperati che bussano alle nostre porte”.

La sinistra oppone invece un ragionamento fondato su considerazioni umanitarie. Non si può lasciar morire gente in mare. Inoltre il problema non è così drammatico. Renzi ha fatto notare che la Libia attualmente sta passando un momento di instabilità politica. Ma nel momento in cui l’accordo politico viene consolidato si può avere un vantaggio economico attraverso l’ENI. Ha parlato di tre miliardi. Insistendo con l’ONU l’Italia può pretendere che i campi profughi siano realizzati direttamente sulle coste libiche e che finisca la piaga degli scafisti. Poi naturalmente ha convenuto che l’europa è carente e, a parte qualche finanziamento, ha lasciato l’Italia a vedersela da sola. L’entità del costo dell’operazione “mare nostrum” non è poi così alta se si tien conto che ci sono circa 180 miliardi che provengono dall’Europa e che devono solo essere ben utilizzati.

Io ho riportato per sommi capi le due posizioni che si contrappongono nel vivo di ogni cittadino e che inficiano l’aggregazione politica delle classi medio povere.
Per dire che il dibattito giovanile fino a un certo punto non ha fatto altro che riprodurre la considerazioni che si sentono un po’ ovunque nel panorama politico Italiano.

Ad un certo punto però un giovane di colore - se non sbaglio dell’angola - è intervenuto.
E qui ha detto una cosa che uno di sinistra sul serio ( e quindi non Renzi ) avrebbe dovuto dire lui in contrapposizione alla destra.
Il giovane prima ha detto che non capiva perché noi troviamo i soldi per vestire i cani e non quelli per la solidarietà agli africani. Poi ha detto che se l’Africa è ridotta così da far paura a causa della disperazione che proviene dai suoi abitanti, lo è perché sono i popoli europei che lo hanno voluto. Evidentemente si riferiva al passato colonialista di alcune nazioni europee.

L’avventura coloniale italiana, per quanto molto minore, non è stata assente.

Infine una vera bomba comunicativa.
--Voi chiamate il mediterraneo “mare nostro”. Ma perché è forse vostro il mare? --

E uno come me che non è giovane ricorda i morti in quel mare. Sia i morti recenti di immigrati che effettivamente dovrebbero farlo considerare più loro che nostro. Sia le guerre di dominio da Napoleone in poi fino all’avventura coloniale italiana in Libia, fino alla sciagurata seconda guerra mondiale. E poi al cosiddetto neocolonialismo, allo sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali e di un processo di globalizzazione aggressivo nei confronti del continente africano. Mentre l’Asia decolla gli africani subiscono… a causa di un passato che li paralizzerà per sempre.

Contrariamente alla propaganda leghista uno di sinistra dovrebbe rispondere con questi argomenti e lottare non per gli africani in genere …. mettendo insieme governi corrotti e classi parassitarie locali… ma per i più poveri e i più sfortunati.
Noi ci dobbiamo porre seriamente il problema di quante ditte italiane vanno in Africa per depredare anziché partecipare ad un equo commercio. Compresa l’ENI su cui io non sono in grado di dire se quel che sta facendo in Libia è un bene o un male.
Ma mi sarei aspettato che uno come Renzi dicesse qualcosa di più sui tre miliardi che l’ENI potrebbe guadagnare. Qualcosa sull’impatto ambientale e sociale di una grande impresa come l’ENI.
Noi insomma dobbiamo essere sicuri che i soldi che entrano da affari con i governanti libici e africani in genere siano puliti. Che ciò che le nostre imprese vanno a realizzare in Africa siano cose belle e favorevoli al loro sviluppo. Anche a costo di rimetterci qualcosa.

E se uno ama pensare veramente converrà facilmente che questa è l’unica via sensata che depotenzierebbe l’inevitabile serbatoio di odio che l’Africa può veramente diventare.



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Renzi, Bobbio e Brunetta che si rende conto che il capitalismo deve cambiare.

Politica e attualità 26/4/2014

L’incipit del commento di Renzi a Bobbio parla della parola Sinistra “sacrificata al galateo della coalizione di centrosinistra” e la racconta come smarrita tra le baruffe di chi voleva un partito di identità e chi voleva un partito di grande coalizione.
Parla - non si capisce se pro o contro - degli anni dell’Ulivo, del progetto di Prodi tendente ad abolire gli steccati tra ex comunisti e ex democristiani. E sottolinea che quelli erano gli anni della terza via di Blair “tra gli estremismi della sinistra irriducibile e la destra diventata dopo Reagan e Tatcher, una maschera di durezze”.

Non spezza una sola lancia a proposito del più grande e generoso tentativo politico dal dopoguerra che ha portato a far confluire in una coalizione di centrosinistra gli ex comunisti e gli ex democristiani. Una folle idea a pensarci oggi, che trovò una massa di cittadini in grado di accoglierla con la loro intelligenza e il loro coraggio ma anche una marea di cittadini che la respinse con la pancia e con la paura. Aizzati da un pifferaio che ballava suonando le note di una rivoluzione liberale.
Più avanti si capisce che egli non vuole abbandonare la parola sinistra ma vuole snaturarne il significato riducendo il peso della coppia uguaglianza / disuguaglianza e aumentando quello della coppia conservazione/innovazione. 
Ecco le sue parole:
Tiene ancora dunque lo schema basato sull’eguaglianza come stella polare a sinistra? In una società sempre più individualizzata, sotto la spinta anche delle nuove tecnologie, dei social network, delle reti che connettono ma anche atomizzano creando e distruggendo comunità e identità? Come recuperare dopo anni di diffidenza, anche tra i progressisti idee come “merito” e “ambizione”? Come evitare che in un paesaggio tanto mutato, la sinistra perda contatto con gli ultimi legata alle fruste teorie anni sessanta mentre papa Francesco con calore riesce a parlare la lingua della solidarietà?

Eccolo dunque il passaggio chiarificatore che porterebbe a un nuovo significato della parola sinistra. Nella sinistra renziana si attenua l’aspirazione all’uguaglianza che ha la sua base sociale nel 90 per cento della popolazione che nasce predestinata a usufruire del 50 per cento delle risorse - che io qua chiamo gli sfigati - e si rafforza quello di “merito” e “ambizione” che ha la sua base sociale nel 10 per cento di coloro che nascono predestinati a godersi il 50 per cento delle risorse - che io qui chiamo “i fortunati” -.

Naturalmente uno che ama l’uguaglianza non desidera certamente che il medico che lo cura sia un incompetente messo li da una politica egualitaria. Ma ci sono state e ci sono buone ragioni perché la sinistra “classica” non mette al primo posto la parola merito. Una è che l’affermazione del merito non deve avvenire a scapito delle opportunità. E lo si vede a scuola. Quando in classe i bambini che rendono di più - generalmente - sono quelli che provengono da genitori che hanno di più. Perché non è vero merito quello che nella gara della vita parte avvantaggiato dalla nascita.

Solo se esiste l’uguaglianza delle opportunità il merito di chi è selezionato - con uniforme obiettività - è vero. Altrimenti è la schifezza che conosciamo. E’ il finto merito di una volta. E’ la svergognata cultura che definisce semplicemente “sfigato” chi è nato in condizioni di inferiorità. 

E da questo personaggio “sfigato”, giovane e subalterno, tendenzialmente emarginato, si pretende invece vivacità, buona volontà, riscossa. Verso un avvenire già perso in partenza.
E lo si istiga.
Non contro coloro che ridono di lui nei salotti dei ricchi ma nei confronti dei propri genitori. Indistintamente rei di avergli rubato il futuro.
Da rottamare. Appunto. Un verbo ingiusto e violento.

Ecco dunque che se è giusto che il merito recuperi un suo posto tra le classi subalterne esso deve essere connesso a un più profondo desiderio di uguaglianza delle opportunità. Non ad una sua attenuazione.

Ma anche così la caratterizzazione di sinistra è monca. Perché sinistra è - nella sua più profonda accezione - anticapitalismo.
E’ quel movimento di uomini e di idee, ora perdente, che vive e subisce il capitalismo come una oppressione. E pur senza saper contrapporre né qualcosa di concreto né forse più nemmeno il sogno, tuttavia critica tutto e tutti e si rende antipatica perché vede dovunque oppressione e squallore.

Del resto però che il capitalismo così come è specie in Italia non va bene se ne rende conto persino Brunetta. Che torna a proporre la vecchia idea della partecipazione dei lavoratori al rischio d’impresa. Tuttavia interessante se si pensa che l’autore è stato esponente di spicco della più accesa politica antisinistra dal dopoguerra ad oggi.
L’utopia di Brunetta, raccontata nel suo ultimo libro “La mia utopia - la piena occupazione è possibile” che non ancora ho letto ma di cui ho sentito parlare da Lilly Gruber consisterebbe nel sogno di un capitalismo - indiscusso protagonista dell’economia occidentale - che recupera competitività attraverso l’abbandono del criterio della retribuzione fissa e il passaggio verso sistemi di partecipazione dei lavoratori ai rischi d’impresa.
Secondo lui, quando il salario non sarà più una variabile fissa e incomprimibile sarà possibile pensare alla fine dei licenziamenti e della disoccupazione.


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L’uguaglianza secondo uno di sinistra ha un significato meno banale di quello con cui Renzi lo vorrebbe liquidare. Con qualche battuta.

Politica e attualità 23/4/2014

Pare vero che ci saranno 80 euro a fine mese di maggio nella busta paga di 8-10 milioni di Italiani. Il nostro leader sorridente può dichiararsi soddisfatto. La politica del fare ha preso piede. Ancora una volta il grande motore del capitalismo consumistico può cominciare a rimettersi in moto.
Forse.
Come dice sua maestà oggi la vera distinzione non è tra destra e sinistra ma tra movimento e stagnazione. Verificare - prego - il pensiero di Renzi nel commento al libro di Bobbio riedito recentemente da Donzelli (vedi qui in fondo). Leggete proprio dove la sua arringa finale si spinge a definire il compito del partito democratico come soggetto che deve essere in grado di “saper distinguere le dinamiche sociali che interessano gli ultimi e gli esclusi”

Tuttavia gli 80 euro non andranno agli ultimi ovvero a chi possiede un reddito inferiore a 8mila euro ma ai redditi compresi fra 8 e 28 mila euro. E chi sono costoro? Essendo escluse le partite IVA si tratta di lavoratori dipendenti. E gli ultimi e gli esclusi? Naturalmente devono aspettare.

Ma vorrei ritornare al tema di cos’è la destra e cos’è la sinistra che affascina molti che vorrebbero una sinistra “leggera” e non si sono mai soffermati a pensare e a controllare in base alla proprie esperienze di vita, la convinzione che si portano dentro.
Tali persone, siccome hanno visto che da quando è caduto il muro di Berlino la sinistra - sia ex comunista che socialdemocratica - perde ovunque e invece il capitalismo consumistico prevale ovunque, ne traggono la conclusione che non ci sono più le ragioni sociali per una politica autenticamente di sinistra e che perciò bisogna sostituirla con una politica liberal democratica.

Bobbio, nel suo libro DESTRA E SINISTRA cercò di analizzare criticamente i principi valoriali ispiratori di una politica attenta alle classi e ai ceti più deboli e pensò che fosse ancora un buon indicatore il sentimento di aspirazione alla uguaglianza.
Tale aspirazione si contrappone alla aspirazione alla libertà che caratterizzerebbe invece la destra.

Naturalmente chi legge con buon senso capisce immediatamente che si tratta di aspirazioni che si escludono solo nella prevalenza. Perché uno che preferisce l’uguaglianza non vuol dire che disdegna la libertà e viceversa.

Mi rendo conto che il tema è veramente grande ma vale la pena ripercorrerlo. Non so se per chi mi legge ma certamente per me stesso.

La mia considerazione basilare è che se il 10 per cento delle famiglie possiede il 50 per cento delle risorse allora il restante 90 per cento ne è stato espropriato del 40 per cento. L’espropriazione delle risorse di questa parte della popolazione all’altra non è avvenuta esclusivamente per merito ma in base a una lunga lotta di classe che affonda le sue origini nel passato storico, che perdura ancora oggi, che continuerà ancora per chi sa quanto tempo.
Ma già parlare di espropriazione, come ho fatto io, implica sinistra.
Si tratta della convinzione profonda, esistenziale, che lo squilibrio del 40 per cento è stato generato, sia nelle fasi di crescita che di crisi e recessione, da una possente azione di sottrazione delle opportunità di vita e di potere alla stragrande maggioranza della popolazione. Non tutti hanno avuto la stessa opportunità di accesso ai beni della vita e al potere non perché nati incapaci o indolenti ma perché ostacolati da una minoranza di persone stracolma di beni e di potere.

C’è da dire però che chi, invece, vede dietro questa disuguaglianza esclusivamente l’espressione del merito ha una convinzione altrettanto profonda e altrettanto esistenziale. Egli è di destra perché è convinto che nella società, così come nella natura, i migliori, i forti, sono pochi e, con o senza regole, si fanno strada. Non tolgono nulla a nessuno perché strappano alla natura e al mondo con la propria creatività e volontà il benessere. Il mondo per loro è un grande e inesauribile mare di opportunità. In questo mare ci sono infiniti pesci e se uno si da “da fare” ottiene partendo da zero… facendosi “ da sé “… il paniere iniziale. Poi si tratterà solo di saperlo difendere e trasmetterlo ai figli e ai figli dei figli.

Volendo essere filosofici si tratta di due visioni complementari. Ma anche di due cecità. Perché la sinistra non ammette facilmente la carenza di merito e di iniziativa che abita nelle classi che vorrebbe rappresentare e difendere. Mentre la destra non ammette l’esistenza dei rapinatori tra coloro che dovrebbero pescare nel mare infinito e invece allungano le mani nel paniere del pescatore distratto. Per fare un esempio. La grande e ben organizzata evasione fiscale che tutti constatano è una forza espropriatrice messa in atto da una parte della popolazione che raggruppa le classi dominanti.

Ma allora se questi due pensieri sono complementari perché uno deve essere di sinistra?

Semplicemente perché:
Primo. Nel mare non c’è un numero infinito di pesci. E se uno pesca di più lo toglie a qualche altro.

Secondo. Un pescatore che piange perché non ha pescato nulla e un altro che se la ride perché ha pescato troppo è uno scenario che disturba tutti gli altri, che prima o poi degenera e la pacifica attività di pesca fatta con gli ami e le canne finisce in una di caccia fatta con le armi.

Terzo. Perché è più bello che chi ha pescato troppo lo regali a chi ha pescato niente o poco. Perché la sera a tavola ci si possa sedere insieme e stare allegri.



“Norberto Bobbio DESTRA E SINISTRA Ragioni e significati di una distinzione politica. Edizione del ventennale.” La casa editrice Donzelli, che nel 1994 pubblicò il libro dell’intellettuale torinese, oggi ne propone una nuova edizione, con un’introduzione di Massimo L. Salvadori e due commenti di Daniel Cohn-Benedit e, appunto, Matteo Renzi.


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Il PD nell’epoca di Renzi: Egli non fa quello che dice ma qualcosa fa.

Politica e attualità 2/3/2014

Ieri il nostro leader sorridente ha partecipato al congresso del Partito Socialista Europeo dopo che la direzione del PD l’altro giorno aveva approvato - alla quasi unanimità - l’adesione del PD al PSE. E’ un fatto positivo per mille e cento motivi che non voglio qui richiamare perché invece sono molto interessato alla stranezza della cosa.
La partecipazione del nostro simpatico istrione è stata caratterizzata non solo dalla sua dichiarazione d’intenti ma anche da una sua autopresentazione che mi piace riportare e che riprendo da un commento su Tiscali “Roma, 1 mar. (Adnkronos/Ign) - Esordisce in inglese Matteo Renzi intervenendo al congresso del Partito Socialista Europeo. "E' un giorno speciale perché è un importante momento per la nostra comunità e il mio primo pensiero è per Pier Luigi Bersani, Piero Fassino, Massimo D'Alema e a tutti i leader del Pd", dice il premier nell'incipit del suo discorso dopo che è stato a lungo seduto in sala tra il presidente del Parlamento europeo Martin Schulz e il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.”
Ecco dunque.
Ma ci ricordiamo il duetto tra il rottamatore e il suo peggiore avversario, quel D’Alema che fu costretto a rinunciare a presentarsi alle politiche per non essere additato come il responsabile principale dei fallimenti della sinistra in Italia?
E poi ci ricordiamo come è stato il dibattito tra i popolari del PD e gli ex comunisti che mai avrebbero aderito gli uni al socialismo europeo quasi fosse un peccato mortale e gli altri al partito popolare per non morire democristiani? E dunque la scelta per questi anni di non stare né in un gruppo né in un altro? E poi ?

Così un bel giorno ( sarebbe stato l’altro ieri ) si riuniscono in direzione e tutti votano per l’adesione al PSE. Un solo voto contrario… quello di Fioroni. Non convinto nemmeno lui, vota così per amor di patria... Se non ci fosse stato il suo voto nessuno si sarebbe nemmeno ricordato della posizione ostile all’ingresso nel socialismo europeo di una delle due principali componenti fondatrici del PD.

Questa quasi unanimità raggiunta sul PSE mi ricorda quella di quasi venti giorni fa quando diedero il benservito a Letta. Si trascurò qualsiasi riferimento agli impegni presi nelle primarie. La stessa opposizione interna non si appalesò e decise di non farsi additare a sabotatrice di un processo giudicato ormai da tutti inarrestabile.
Lo stesso Letta non ebbe il coraggio ( o valutò non opportuno ) di presentarsi in parlamento. Mise il muso, non scampanellò nel rito del passaggio delle consegne e ora se ne sta lì a meditare se uscire o no dal PD.
Cosa sta succedendo?
Una mail accorata della segretaria di un circolo Pd di Bologna, Cecilia Alessandrini, denuncia il malessere di chi deve soccombere alle logiche correntizie. Attenzione perché questo non è l’incompatibilità di una che non è capace di accettare la diversità di opinione e di prevalenza di una linea politica ma è di una che desidera stare in un partito dove si decida stando tutti insieme in una sola stanza. Non quello dei conciliaboli correntizi che purtroppo inquinano spesso i circoli di base.

Insomma siamo in presenza di una trasmutazione.
I giochi si fanno e come ma quelli che li capiscono sono pochi. Quando si prova a chiedere ad esempio “perché non si fa una inchiesta su coloro che tradirono Prodi?” nessuno ti prende sul serio. Anche la Seracchiani che aveva osato chiedere chiarimenti sul perché si era passati da Marini a Prodi non ebbe risposta. E quel gioco lì nessuno di noi popolo delle primarie lo ha mai più saputo né capito.
Da dove veramente sono venuti i voti per Renzi quando il mio circolo di base è passato da 450 iscritti a 700 nel giro di trenta giorni? Mai nessuno si è azzardato a dirtelo.
Così il popolo dei circoli quando servirà per le campagne elettorali non ci sarà più. Quello delle primarie sarà composto prevalentemente da avversari del PD ben lieti di condizionarne la politica.
I più caparbi troveranno altre parrocchie e altri lidi, altri finiranno per aumentare il numero degli astenuti.
Su un piano generale la “leaderizzazione” del PD è un fatto che produrrà finalmente qualche risultato ma culturalmente è un fatto negativo. Un’altra parte dei cittadini sta ripiegando o perché decide di consegnare al leader sorridente le sue speranze o perché decide di rassegnare le personali dimissioni dalla politica. E’ un altro di quei momenti in cui la gente riprende a stare a casa. Anche perché c’è necessità di darsi da fare sul piano economico. Quelli che si uccidono sono un esempio del fatto che o ti dai da fare nella tua solitudine o è peggio per te.



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La ricchezza familiare netta data dalla somma delle attività reali ( immobili, aziende e oggetti di valore) e dalle attività finanziarie ( depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie ( mutui e altri debiti) presenta un valore mediano ( cioè quello detenuto dalla famiglia che occupa la posizione centrale nella distribuzione della ricchezza) pari a 143.300 euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è aumentata al 4,1 per cento dal 2,8 nel 2010 . La concentrazione della ricchezza misurata in base all’indice di Gini è pari al 64 per cento in aumento rispetto al passato ( era il 62,3 per cento nel 2010 e 60,7 nel 2008)
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXIV - 27 Gennaio 2014.

Andamento dell'indice di Gini secondo la Banca d'Italia

Edizioni Il Margine 2012

Fiore d'ortica

Riassetto delle scuole di specializzazione

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Ricordiamocelo

Una tortina per i giovani

Centrale nucleare di Latina

Ciclamino

                             
                     
                   
     

 

 

Abbazia di Fossanova

 

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