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Vincenzo10

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Mare nostro? E perché … è vostro il mare?

Politica e attualità 10/5/2014

La serata di giovedì 8 maggio è stata veramente interessante. Giulia Innocenzi ha condotto su La7, la prima di una nuova serie intitolata AnnoUno. Serie che, nel titolo, ricorda AnnoZero di Santoro. Alla presenza di ventiquattro ragazzi invitati a commentare i temi più caldi dell’attualità politica e sociale si è svolto un interessante dibattito con Matteo Renzi.

Interessante dibattito che ha toccato vari argomenti a partire dalla famosa partita di calcio Napoli Fiorentina giocata a Roma e poi è andato a finire sul ruolo dello Stato così deludente e quindi alla faccenda dell’immigrazione.

Interessante. Se fosse possibile recuperarlo dalla rete ognuno avrebbe modo di rendersi conto di molti aspetti non scontati del mondo dei giovani e del loro modo di pensare e capire. Anche qualcosa di più sul modo di pensare e di comunicare di Renzi.

A me, cui preme continuare l’analisi sulla polarizzazione delle classi inferiori ( il bottom sociale ), interessa evidenziare il confronto che c’è stato sull’immigrazione. Perché questo è uno dei principali impedimenti di aggregazione politica degli strati medio bassi della società.

La destra ostile all’immigrazione sostiene che l’Italia non può accogliere tutti perché “non c’è posto per tutti”. Perché gli immigrati creano problemi aggiuntivi, sia perché bisogna ospitarli, trovargli un lavoro, ma anche perché delinquono spesso, sono sconci, portano addirittura le malattie. Sia anche perché l’operazione “mare nostrum” ci costa troppo… e l’europa non ci aiuta. Una giovane di cui non ricordo il nome, se non erro aderente al movimento dei forconi, ha aggiunto anche una considerazione sull’incremento demografico dell’Africa che passerà, nel giro di qualche decennio a quattro miliardi di persone.
Un incubo se li si pensa come dei “disperati che bussano alle nostre porte”.

La sinistra oppone invece un ragionamento fondato su considerazioni umanitarie. Non si può lasciar morire gente in mare. Inoltre il problema non è così drammatico. Renzi ha fatto notare che la Libia attualmente sta passando un momento di instabilità politica. Ma nel momento in cui l’accordo politico viene consolidato si può avere un vantaggio economico attraverso l’ENI. Ha parlato di tre miliardi. Insistendo con l’ONU l’Italia può pretendere che i campi profughi siano realizzati direttamente sulle coste libiche e che finisca la piaga degli scafisti. Poi naturalmente ha convenuto che l’europa è carente e, a parte qualche finanziamento, ha lasciato l’Italia a vedersela da sola. L’entità del costo dell’operazione “mare nostrum” non è poi così alta se si tien conto che ci sono circa 180 miliardi che provengono dall’Europa e che devono solo essere ben utilizzati.

Io ho riportato per sommi capi le due posizioni che si contrappongono nel vivo di ogni cittadino e che inficiano l’aggregazione politica delle classi medio povere.
Per dire che il dibattito giovanile fino a un certo punto non ha fatto altro che riprodurre la considerazioni che si sentono un po’ ovunque nel panorama politico Italiano.

Ad un certo punto però un giovane di colore - se non sbaglio dell’angola - è intervenuto.
E qui ha detto una cosa che uno di sinistra sul serio ( e quindi non Renzi ) avrebbe dovuto dire lui in contrapposizione alla destra.
Il giovane prima ha detto che non capiva perché noi troviamo i soldi per vestire i cani e non quelli per la solidarietà agli africani. Poi ha detto che se l’Africa è ridotta così da far paura a causa della disperazione che proviene dai suoi abitanti, lo è perché sono i popoli europei che lo hanno voluto. Evidentemente si riferiva al passato colonialista di alcune nazioni europee.

L’avventura coloniale italiana, per quanto molto minore, non è stata assente.

Infine una vera bomba comunicativa.
--Voi chiamate il mediterraneo “mare nostro”. Ma perché è forse vostro il mare? --

E uno come me che non è giovane ricorda i morti in quel mare. Sia i morti recenti di immigrati che effettivamente dovrebbero farlo considerare più loro che nostro. Sia le guerre di dominio da Napoleone in poi fino all’avventura coloniale italiana in Libia, fino alla sciagurata seconda guerra mondiale. E poi al cosiddetto neocolonialismo, allo sfruttamento delle risorse da parte delle multinazionali e di un processo di globalizzazione aggressivo nei confronti del continente africano. Mentre l’Asia decolla gli africani subiscono… a causa di un passato che li paralizzerà per sempre.

Contrariamente alla propaganda leghista uno di sinistra dovrebbe rispondere con questi argomenti e lottare non per gli africani in genere …. mettendo insieme governi corrotti e classi parassitarie locali… ma per i più poveri e i più sfortunati.
Noi ci dobbiamo porre seriamente il problema di quante ditte italiane vanno in Africa per depredare anziché partecipare ad un equo commercio. Compresa l’ENI su cui io non sono in grado di dire se quel che sta facendo in Libia è un bene o un male.
Ma mi sarei aspettato che uno come Renzi dicesse qualcosa di più sui tre miliardi che l’ENI potrebbe guadagnare. Qualcosa sull’impatto ambientale e sociale di una grande impresa come l’ENI.
Noi insomma dobbiamo essere sicuri che i soldi che entrano da affari con i governanti libici e africani in genere siano puliti. Che ciò che le nostre imprese vanno a realizzare in Africa siano cose belle e favorevoli al loro sviluppo. Anche a costo di rimetterci qualcosa.

E se uno ama pensare veramente converrà facilmente che questa è l’unica via sensata che depotenzierebbe l’inevitabile serbatoio di odio che l’Africa può veramente diventare.



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Il PD nell’epoca di Renzi: il leader non crede alla distinzione destra/sinistra.

Politica e attualità 21/4/2014

Non ditemi che quando il ministro Boschi è andata alla cerimonia del giuramento con un vestito blu elettrico talmente appariscente da apparire di cattivo gusto, lo ha fatto solo per caso… così come di solito si sceglie un buon vestito per andare a una cerimonia importante. 
Dietro quel modo di presentarsi c’era una voglia di farsi notare e di far convergere sulla propria persona i commenti di certa stampa attenta ai vestiti. I lettori di quella stampa appartengono al corpo elettorale che ha votato Renzi. E la sua operazione “sorriso” ha avuto e avrà come scopo l’accalappiamento di quel tipo di elettori. 
Quando la Boschi è andata dalla Bignardi l’argomento della sua bellezza è stato il centro della trasmissione. Fa audience. 

Altri come me pensano che la donna che sta sotto quella bellezza e quel vestito è una che ha delle idee e conduce una politica. Vorrebbero che si parlasse seriamente di questo. Ma c’è poco. Il renzismo non sa che farsene di gente come me ed ecco perché io da renzi non mi sento rappresentato. Tutto qui. 
-- Che c’è di male? -- direbbe qualcuno di voi che mi sta leggendo. C’è che “io” sono l’anima della sinistra italiana. “Io” sono colui che ha resistito durante il ventennio berlusconiano e avrebbe meritato qualcosa di meglio rispetto a uno che quando parla di sinistra gli si accappona la pelle.

Come dice sua maestà, infatti, oggi la vera distinzione non è tra destra e sinistra ma tra movimento e stagnazione. Verificare - prego - il pensiero di Renzi nel commento al libro di Bobbio riedito recentemente da Donzelli. “Norberto Bobbio DESTRA E SINISTRA Ragioni e significati di una distinzione politica. Edizione del ventennale.”
La casa editrice Donzelli, nel 1994 pubblicò il libro e oggi ne propone una nuova edizione, con un’introduzione di Massimo L. Salvadori e due commenti di Daniel Cohn-Benedit e Matteo Renzi.



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Renzi risponde a Fassina e io correggo

Politica e attualità 6/1/2014

Dall’archivio del Fatto quotidiano on line in data 22 giugno 2012 ricavo una intervista a Fassina alla Zanzara su radio 24 in cui l’articolista riassume nel seguente modo le parole di Fassina.
“Renzi? Una figura minoritaria nel partito, ripete a pappagallo alcune ricette della destra, è fuori tempo massimo. Ma non credo andrebbe con Berlusconi, è lontano anche dal suo populismo”. Parole molto dure che, all’indirizzo del sindaco di Firenze Matteo Renzi, arrivano dal responsabile economico del suo stesso partito, il Pd, cioè Stefano Fassina. Fassina, intervistato alla Zanzara suRadio 24, va all’attacco: “Secondo le regole che ci sono ora non potrebbe nemmeno candidarsi alle primarie e un partito funziona con delle regole. Ma Bersani vincerà comunque a mani basse, perché fare il premier è qualcosa che non si improvvisa e Renzi non si capisce nemmeno cosa propone. L’unica cosa certa di Renzi è la sua data di nascita”. ”Io a differenza sua – conclude Fassina – ho avuto una lunga esperienza professionale fuori dalla politica. Lui è un ex portaborse, diventato poi sindaco di Firenze per miracolo, per le divisioni interne al Pd fiorentino”.

Confesso che questo fatto così pesante mi era sfuggito e perciò devo correggere il post di ieri equilibrandolo nei suoi contenuti. Quando la polemica politica trascende a questi livelli, sia pure considerando che si era ai tempi in cui Renzi sgomitava per arrivare alle primarie con Bersani nel modo che sappiamo, non ci si deve poi meravigliare di avere delle conseguenze. E non si tratta solo di buona educazione. Un calcolo politico miope che consiste nel sentirsi prevalenti e nel cercare di rafforzare tale prevalenza mortificando l’avversario. 
Sembra che professi una filosofia politica spiccia, in cui la partita o la si vince o la si perde, e non è ammesso che si possa far la pace dopo un confronto aiutando il partito a una nuova sintesi.

Ecco poi la spiegazione delle sue dimissioni: “Le parole del segretario Renzi su di me confermano la valutazione politica che ho proposto in questi giorni: la delegazione del Pd al governo va resa coerente con il risultato congressuale. Non c’è nulla di personale. È questione politica. È un dovere lasciare per chi, come me, ha sostenuto un’altra posizione”.
E se uno le legge adesso ricordando il Fassina del “pappagallo” capisce che il lato personale della faccenda c’è eccome ma viene ipocritamente coperto.

Adesso veniamo a Renzi, il nostro terzo demagogo. Su face book all’indirizzo https://www.facebook.com/matteorenziufficiale nel suo post del 5 gennaio 14 leggiamo la replica.

Naturalmente il nostro comincia subito invocando i voti che ha avuto alle primarie. E questo lo avevo previsto ieri nel mio post.
“Meno di un mese fa tre milioni di italiani hanno chiesto al PD coraggio, decisione, scelte forti.” e poi bla bla.Poi passa a lanciare la sua freccia. E insomma dice che Fassina solo oggi lo accusa di avere una visione padronale. Mentre lui generosamente apriva la segreteria a persone non della maggioranza Fassina non ha dissentito. Va a chiedere un rimpasto oggi quando lui non ne vede ancora il motivo. Solo una politica tradizionale avrebbe chiesto subito il rimpasto, ma lui no.

Insomma una tirata abbastanza scontata e anche facile e condivisibile su molti punti.
A un certo punto però se ne esce così “Quanto a me, non cambierò il tono dei miei incontri con la stampa. Mai. Non diventerò mai un grigio burocrate che non può scherzare, non può sorridere, non può fare una battuta. La vita è una cosa troppo bella per non essere presa con leggerezza. Starò sempre in mezzo alla gente, continuerò a fare battute e a riceverle, ma mettendo al centro il patto con gli elettori, non gli equilibri dei dirigenti. Il PD ha il compito di cambiare l'Italia, non di vivere un congresso permanente. E noi ci proviamo, con il sorriso sulle labbra ma anche con la determinazione di chi sa che dobbiamo cambiare verso davvero. Buona domenica a tutti!”

Il demagogo che è in lui esce in tutta la sua luminosa grandezza. A noi che abbiamo bisogno dei suoi insegnamenti ci dice che la vita è tanto bella che deve esser presa con leggerezza. Stare in mezzo alla gente significa fare battute e riceverle. Lui il patto lo ha fatto con gli elettori non coi dirigenti.
In quest’ultimo passaggio ecco il populismo. Lo riconoscerebbe anche un bambino ormai. Ecco gli elettori e lui… e in mezzo nulla. Il dirigente intermedio poi lo metterà lui.
Mai che gli venisse in mente che il dirigente intermedio dovrebbe essere scelto da una sana partecipazione di elettori a strutture di partito. E che il problema vero del PD è che non ci sono più veri dirigenti intermedi, che quelli attuali - tranne le nobili eccezioni - sono stati imposti dal correntismo frutto esso stesso della storia del PD.
Storia dalla quale ci si può allontanare veramente solo attraverso un reale processo di maturazione collettivo.
Collettivo non personalistico.


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Il terzo demagogo

Politica e attualità 5/1/2014


Eccolo dunque lo stile di Renzi. Una battuta e via. “Fassina chi?”
Forse dopo che l’avrà pronunciata ancora ebbro della vittoria ottenuta alle primarie e dell’onda che lo sostiene perché adesso lui sembra un deus ex machina della politica italiana, se ne sarà pentito. O forse no.
Renzi è un demagogo e come tutti i demagoghi ha a cuore l’immagine, la comunicazione, i gesti, le battute che diventano simboli. E’ il suo modo di far politica che piace persino a gran parte degli elettori del PD che, in questo, somigliano perfettamente agli elettori di Grillo e di Berlusconi.

Piace fin da quando esordì nel mondo dei media andando a pranzo ad Arcore.
“Io per Firenze avrei fatto di tutto” e diede la sua spiegazione ufficiale che bypassava tranquillamente il concetto di dignità.
Un popolo semplice se la bevve.
Inutile pensare che l’incontro era stato preparato da entrambi per trarre uno (Renzi) una certa notorietà nel proprio campo e l’altro perché aveva perfettamente capito che bastardo avesse davanti con l’ambizione giusta a disgregare i suoi avversari.

Un partito diverso che avesse posseduto nel cuore il valore della dignità lo avrebbe trattato come un corpo estraneo. Ma quel tipo di partito era cambiato insieme a tutto il resto.Una marcio che prima si è appalesato nella carica dei 101 a Prodi e poi nella trasferta verso il renzismo di quadri e di militanti più avvezzi a cavalcare il carro del vincitore che a testimoniare la politica.
Il sapore acre di una nuova mezza vittoria e mezza sconfitta ha agito da veleno per gente stufa di testimoniare dignità. Che già da tempo brama il potere più della stessa destra.

E contemporaneamente una fetta del mondo capitalistico che ha visto in Renzi l’uomo adatto a consolidare la disuguaglianza sociale raggiunta in questi ultimi venti anni. Il capitalismo ( non tutto ma una parte considerevole ) si prepara alla ripresa cercando un accordo per contenere il disordine sociale e promette il suo interessamento a un miglior funzionamento della macchina dello stato attraverso la riduzione dell’inefficienza e degli sprechi. Ma questo è un altro discorso che ci porta lontano. Potrebbe essere “ideologia” che però oggi non va di moda.

Adesso il Renzi ( un ragazzotto tutto cuore) che ha ottenuto il suo bravo pacchetto di quasi tre milioni di voti alle primarie…. eccolo che non ragiona più! Identicamente agli altri due demagoghi ormai ha i voti. Ormai è “uno che piglia voti” e può permettersi battute su avversari politici dignitosi come Fassina.

Ecco lui ha le foto contro cui lanciare le freccette.
I suoi giocattoli.

 


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Gli uomini dell’estremo rimedio.

Politica e attualità 17/12/2013


Come si suol dire: “A mali estremi estremi rimedi”. Ho visto la faccia di Napolitano al concerto tenutosi nell’aula del Senato domenica 15 ed era preoccupata.
Lo definisce interventista tutto lo schieramento degli irresponsabili folli avventurieri che stanno in parlamento. Dico: forza Italia, cinque stalle e lega.
Sul bastione dell’estremo rimedio c’è Letta. Oltre che Napolitano. Forse, forse anche Alfano.
E Renzi?
Ieri sera a Piazzapulita la sfida di Renzi a Grillo è stata criticata da Paolo Mieli.
E in effetti la proposta di rinunciare ai rimborsi elettorali ( che sarebbe qualcosa come 40 milioni) dovrebbe essere un gesto unilaterale. Punto e basta.
Non è confrontabile con l’impegno sulla riforma elettorale e tanto meno con quello sull’abolizione del senato. Poi la sfida è sembrata strumentalmente tattica finalizzata allo scopo di sgretolare un po’ la compagine grillina.

A me viene da dire sotto forma di lettera aperta:
Renzi lascia perdere questo tatticismo. Ti prego. Ci provò Bersani con i grillini e si vide bene di che pasta sono fatti.
Tu hai solo da sostenere Letta e l’unico compromesso accettabile è con Alfano. 

Il resto è follia.

Nella politica che puoi fare non ci possono essere promesse certe. Tipo quella: Entro il 20 gennaio legge elettorale. Si è capita la tua buona intenzione. Cioè di far fare la legge elettorale per evitare che chi ha paura delle elezioni la rimandi a fine legislatura per poi non farla più e riproporre, senza scrupoli, l’incertezza del risultato. Si è anche capito che tu intendi fare la legge elettorale non per andare a votare subito, ma per tenerla lì disponibile per andare a votare quando vi saranno le condizioni. Il che è perfetto ma dipende da chi si aggrega al PD in questo progetto e soprattutto dai tempi che lui decide di graduare.
Intanto -- io penso -- ci sarà da considerare anche le dimissioni di Napolitano. Prima o poi verranno. E bisogna tessere una nuova tela di rapporti per eleggere un nuovo capo dello stato.

Invece nella politica che puoi fare c’è da aggiustare il PD e ricompattarlo proprio a ripartire da un modo diverso di raccogliere i fondi necessari all’organizzazione. Ormai la rinuncia unilaterale al rimborso elettorale si deve fare subito. Non si può aspettare la legge. Cominciamo a lanciare una sottoscrizione per tutelare le persone che hanno lavorato per il PD. Se ci sono quasi tre milioni di persone che hanno trovato due euro per votare alle primarie ci dovrà essere sempre un buon numero disposto a sostenere il PD con una quota maggiore.

Questo non è solo un fatto economico ma è politico. Vediamo quanto il popolo del PD che ti ha votato è disposto a capire le conseguenze della tua posizione sull’abolizione del finanziamento.

Questa frecciata te la tira uno che avrebbe preferito, fin dal passato, una chiara battaglia di principio sulla necessità del finanziamento pubblico. Ma senza trucchi. Cominciando dall’accettazione del risultato del referendum del 93 (31 milioni di elettori). E poi cercando di convincere il popolo per ribaltarne il giudizio in tempi più lontani. Tutto anziché il trucco dei rimborsi elettorali.
Però spero e farò di tutto perché tu possa riuscirci. Ottenere un bel successo di partecipazione, farà salire il PD nei sondaggi. E questo sarà la vera risposta a Grillo.




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Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

Andamento dell'indice di Gini secondo la Banca d'Italia

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Un altra idea di mercato

Edizioni Il Margine 2012

Fiore d'ortica

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Centrale nucleare di Latina

                                                 
                   
                 

 

 

Abbazia di Fossanova

 

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