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Vincenzo10

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Piccoli soprusi I

Politica e attualità 13/12/2015

Sto cominciando a credere che la miriade di episodi di piccolo sopruso quotidiano siano una causa sufficiente della “radicalizzazione” che porta al gesto terroristico.
Nella mattina di giorno 6 – domenica – mia moglie è andata a messa nella cattedrale situata nella piazza centrale del paese. Quando è tornata mi ha riferito che non aveva potuto seguire la messa con raccoglimento perché nella chiesa non c’era il solito silenzio. Un tizio che gestiva una giostrina in piazza, aveva alzato gli altoparlanti e disturbava. Naturalmente nessun vigile è intervenuto e il signore ha potuto continuare ad attrarre mamme e bambini col suo frastuono.
Tutto qui. Niente di particolare. 
Ora però con un po’ di immaginazione potremmo pensare che mia moglie sia una musulmana, che stesse andando alla sua messa del venerdì, che l’ambiente fosse quello di una periferia urbana e che il giostraio sia uno dei tanti cretini che si esibiscono col fracasso per cercare di vendere qualcosa.

Mutatis mutanda possiamo continuare a rappresentarci una categoria di episodi simili che coinvolgono sempre una donna che va a pregare, un disturbatore e un’autorità che non interviene.
In questa classe di episodi mi sono sembrati significativi tre elementi sgradevoli.
Il primo elemento è la sensazione di “sfacciatezza” del giostraio ovvero la sua “fragranza di reato” poiché è noto che un sopruso che si riceve senza vedere in faccia il suo autore è meno fastidioso.
Il secondo è la sensazione di “essere abbandonati” per assenza di una parte “terza” che dovrebbe intervenire.
Il terzo è la sensazione di “non star facendo nulla di male” che ci fa sentire come l’agnello nella favola del lupo.
Cito un secondo tipo di episodio che sarà certamente capitato a molti di voi. Quando inavvertitamente pestiamo la cacca di un cane mentre passeggiamo.
Uno. Se il padrone del cane è là, poco più avanti, che prosegue imperterrito.
Due. Se ci giriamo intorno per vedere se c’è un vigile e il vigile o non c’è o sta parlando al cellulare.
Tre. Se ci sentiamo “agnelli” perché stiamo solo passeggiando in una pubblica strada.
Ora io non conosco la dinamica che nasce dal turbamento causato da episodi come questi e si manifesta dentro quella parte universale di noi stessi che presiede al cosiddetto senso di giustizia. Ma mi ricordo che Manzoni – che di animo umano se ne intendeva – racconta che fu proprio un futile episodio di lite per una precedenza stradale che degenerò in duello. E Cristoforo, che non ancora era diventato frate, sbudellò un signorotto.

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Un malessere che chiamiamo pazzia

Politica e attualità 10/12/2015

Secondo me è la pazzia “suicida” il denominatore che accomuna fatti come quello dell’uomo che si è asserragliato in una clinica specializzata in “controlli delle nascite” (vogliamo anche dire aborti?) e che poi ha sparato e ha ucciso tre persone a Denver il 27 novembre, e poco dopo fatti come la strage di San Bernardino del 2 dicembre condotta da una coppia di cittadini americani di religione islamica.
Io sono tra quelli che danno la colpa alla pazzia e ho più paura di questa forma di malessere che abita tra e dentro di noi che dei terroristi dell’IS che stanno in Siria. Per questi ultimi tra non molto verrà trovata una soluzione militare. I governi del mondo occidentale non sanno agire molto ma la guerra…. la guerra, quella sì che la sanno fare. Un’alleanza prima o poi la metteranno in piedi e, o con le bombe dal cielo, o con gli scarponi chiodati sul terreno, scalzeranno Abu Bakr al-Baghdadi e i suoi tagliagole dai territori che occupano. I problemi verranno dopo. Ma questo lo sappiamo e ce lo aspettiamo.
Ma come la guariremo la pazzia che abita tra noi e dentro di noi??
Adesso è in voga il tema della vendita delle armi nei negozi americani. Forse Obama riuscirà a varare una legge per il contenimento delle vendite. Arriva tardi ma meglio tardi che mai. Ma io dubito che ci riesca. Anzi penso proprio di no. Perché?
Perché io sono convinto che le armi non sparano se sono nelle mani di gente assennata né si troverebbero facilmente nei negozi di un popolo assennato. Uno che vuole suicidarsi nel grande scenario di una strage potrà sempre costruirsi almeno un tubo di ferro carico di esplosivo, un giubotto e imbottirlo di polvere da sparo, un veleno e spargerlo nelle condutture d’aria di un supermercato et cetera. 
Come un sasso che cade nello stagno il singolo pazzo genera la pazzia di tanti…. di chi impaurito dalla grande sceneggiata che vede sui media, decide di comprare un’arma per vender cara la pelle in una situazione di immaginaria aggressione.
Quindi penso che la opinione pubblica americana di questi giorni è traumatizzata e mal sopporta proposte limitative della vendita delle armi.
Verrebbe da chiedersi. Ma allora cosa è saggiamente auspicabile in questa situazione?
Per me semplicemente rafforzare le forze dell’ordine pubblico. Dare una immagine positiva del poliziotto americano che quando arresta qualcuno gli abbassa la testa prima di farlo sedere in auto oppure gli recita i diritti prima di interrogarlo.

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Tramontati ormai i partiti, allargatosi l’astensionismo, le lobby controlleranno i parlamentari

Politica e attualità 1/1/2015

Ieri sera il Presidente Napolitano ha pronunciato il suo discorso di fine anno con la attesa dichiarazione delle sue prossime dimissioni. Verrebbe di accostarlo a quelle di papa Ratzingher nel momento in cui ne attribuisce il motivo alle condizioni date dall’età. Mancava solo l’ablativo assoluto “ingravescente aetate” detto con eleganza unica dal pontefice tedesco.
Adesso qualcuno si cimenterà nel giudicare il lungo presidenzialismo di Napolitano che ha attraversato uno dei più difficili periodi della nostra storia. A parte i faziosi forse si troverà qualche raro commentatore pronto a descriverne luci e ombre con un certo sforzo di obiettività.
Per come la vedo io la figura e l’azione di Napolitano va delineata sullo sfondo delle trasformazioni socioeconomiche dell’Italia. Va inquadrata in una fase di ulteriore degrado e impotenza della politica e dei suoi metodi decisionali rispetto alle forze della società e della economia. Forze che, proprio perché prive di guida hanno prodotto il peggio di se stesse.
Cito l’esempio della tassa sulla prima casa. In un paese normale la prima casa sarebbe stata tassata con una buona legge basata 1) sul valore di mercato dell’immobile 2) sulla reale destinazione d’uso abitativo 3) sul reddito del possessore e 4) sullo stato del possesso. Il buon senso avrebbe consentito di tassare tutti gli immobili utilizzando un indice contenente ponderatamente tutti gli elementi concorrenti. E si sarebbe giunti al fatto che alcuni avrebbero pagato pochi euro e altri molti di più ma con lo stesso giusto grado di sopportabilità della tassa.
NO. I ricchi, questa tassa non l’hanno voluta per un capriccio ideologico. Hanno mobilitato i loro portavoce e i politici berlusconiani, hanno attratto nella propria ideologia anche i poveri con una casuccia. Hanno fatto bingo. Persino la ricetta di Monti è andata fallita. Insomma non solo non si è fatta la IMU ma non si è fatta nessuna buona IMU.

Recentemente stesso atteggiamento isterico sull’art 18. Gli imprenditori, nella veste di padri buoni di famiglia, hanno desiderato più libertà di licenziare. Proprio per poter poi assumere. Come dicono loro.
Il fatto che una buona fetta dell’imprenditoria italiana è in mano alla mafia o si è abituata a convivere con essa non deve essere usato come argomento. Ne sa qualcosa Landini. In realtà non è l’art. 18, sussistendo il quale i licenziamenti sono avvenuti finora lo stesso, ma la possibilità che un lavoratore possa ricorrere a un giudice e che questo giudice possa mettere bocca sui processi produttivi.
Era questo che bisognava ridurre. Il giudice in fabbrica è visto di malocchio non da chi non ha niente da nascondere ma dalla maggioranza di imprenditori padroni che hanno quasi tutto da nascondere.

E’ stato un periodo, quello di Napolitano caratterizzato - con il linguaggio di una volta obsoleto ma efficace - da una deriva reazionaria. Quando nel 2008 è sopraggiunta la crisi, la deriva è continuata. Gli indici della distribuzione della ricchezza hanno continuato a segnalare accumulo e concentrazione nelle mani di pochi e la politica è stata nelle mani dei “nemici giurati de comunisti”. Napolitano l’ultimo dei comunisti si è trovato al Quirinale con davanti il chiaro scenario di una destra aggressiva ed esuberante cui si opponeva una sinistra disunita e incapace di farvi fronte soprattutto con proposte economiche alternative efficaci.
Ha pensato ciò che un qualunque uomo di buon senso avrebbe pensato. Che bisognava imbracare l’aggressività sfascista della destra auspicando il dialogo, presentandosi come autentico “super partes” costringendo Berlusconi a procedere lentamente. Misurandogli le parole e persino le virgole quando presentava le sue leggi, ma poi approvandole come da procedura costituzionalmente corretta.
Stavano pronti a sbranarlo se solo avesse forzato le procedure. I loro metodi del fango erano stati messi a punto anche per lui.

Ora questa specie di irriducibile guerra continuerà dopo di lui. Né le riforme istituzionali la calmeranno. Il monocameralismo e un parlamento di nominati non garantiranno la stabilità. Tramontati ormai i partiti e trasformatisi in comitati elettorali, il controllo dei parlamentari avverrà attraverso le lobby. La ripresa, quando ci sarà, sarà segnata da un ulteriore grado di oppressione. Lavoratori più oppressi e intimoriti dalla precarietà e immigrati saranno i nuovi sfruttati su cui si incentrerà il tentativo di ripresa. L’immigrazione sarà meglio regolata e integrata perché su questo ( come già sull’IMU) convergono ormai sia la bottom class che la top class. I fuggiaschi dalle guerre sono un’occasione d’oro di manodopera che può essere sfruttata senza problemi. Saranno loro l’ultima possibilità di una illusione di benessere che durerà - se durerà - ancora qualche anno prima di capitolare e accorgersi di aver intorno un mondo più brutto perché più ingiusto e sofferente di quello di ora.

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I poveri hanno perso capacità di resistenza e di opposizione perché non sanno più fare famiglia

Politica e attualità 8/11/2014

Non c’è dubbio: chi pensa che I poveri, resi forti dalle proprie sofferenze, possano un giorno emanciparsi da soli, dar vita a una forza politica, proporre uno stile di vita anticonsumista coniugando dignità salute e bellezza, è solo un pazzo utopista.
Se si esaminano “al microscopio” i casi di povertà che ci circondano o anche quelli narrati dai giornali emerge spesso uno squallore morale prima ancora che materiale. Uno squallore che farebbe pensare che è meglio che i poveri rimangano tali. Come dire “chi è causa del suo mal etc. ”
Mi spiego meglio se porto come esempio una famiglia di mia conoscenza la cui coppia d’origine, molti anni fa si formò per amore. Appartenevano a un ceto medio di non disperate condizioni. Dopo la nascita del figlio il matrimonio cominciò a scricchiolare fino al punto che l’uomo abbandonò moglie e figlio per andare a vivere con un’altra. La donna, rimasta sola, fu costretta a fronteggiare tutte le spese: dall’affitto alla crescita del figlio.
Le leggi hanno sempre potuto ben poco su un padre che si ostina a lesinare il sostentamento.
Qualche anno dopo la separazione la donna cerca un compagno. Una volta in casa il nuovo uomo entra in conflitto con il figlio che, ormai adolescente, non intende riconoscergli alcuna autorità. Nel frattempo lei perde il posto da insegnante precario, perde l’ultima supplenza per l’insegnamento e ripiega a lavorare per un ristorante. Come cuoca in nero. Tra una crisi depressiva e un'altra tira avanti la sua esistenza durante la quale il suo nuovo compagno ( con lavoro stabile) non si dimostra all’altezza della situazione e ogni tanto si fa venire i dubbi. Si impegna e disimpegna. Aiuta e non aiuta perché la prospettiva di un legame stabile lo disturba.
Il più che adolescente rampollo cresce nel disimpegno totale. Pretende tutto e quando non ottiene fa stupidaggini.
Non so a voi ma questo esempio a me dice molto.
C’è la stessa trama di tanti casi simili che talvolta finiscono in tragedia e possiamo vedere nella trasmissione dell’Asciarelli “Chi l’ha visto?”. Vi è descritta una condizione umana di cui la povertà economica non è che un aspetto. Tutti i protagonisti, sia nel ruolo della vittima che in quello del carnefice partecipano di un degrado morale. Ognuno è sprofondato nella propria visione individualistica e nel tentativo ossessivo di trovare ciascuno il proprio bene - più che altro attraverso i soldi - i soggetti che formano le coppie dei poveri non riescono più a dar luogo a una stabile famiglia che per loro sarebbe una risorsa oltre che fonte di gioia.

Le famiglie italiane sono circa 24 milioni. Una volta ordinate in base al reddito quelle del primo decile ( ovvero 2,4 milioni) vivono con un reddito non superiore a 10600 euro/anno. Questo ce lo dice la banca d’Italia nella pubblicazione “I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012” Nuova serie del Supplemento Numero 5 Anno XXIV - 27 Gennaio 2014 a pag. 57 dove è esposta una tabella che evidenzia molte cose interessanti. Una di queste è che la famiglia povera è condotta essenzialmente dalle donne. Nel rapporto 16,4/6,6 la presenza della donna che è o si dichiara nel sondaggio “capofamiglia” è più che preponderante.
Nel secondo decile - parliamo di altre 2,4 milioni di famiglie - la situazione è la stessa. Possiamo dire che la disgregazione familiare ha reso schiava la donna di circa 5 milioni di famiglie italiane in modo peggiore della schiavitù delle donne musulmane.
Una schiavitù fatta di mille soprusi e di mille sofferenze vissuta senza nemmeno una chiara consapevolezza delle responsabilità umane e sociali; vissuta spesso come effetto di un destino. In questi due strati ultimi della popolazione la donna è autonoma perché è sola ed è stata abbandonata. Il divorzio che pure è stato un momento di civiltà rispetto alla famiglia patriarcale si è ritorto contro quella figura familiare che più delle altre avrebbe inteso liberare.


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NON FATELE VEDERE QUESTE COSE, CHE CI FATE INCAZZARE, CON LA CRISI CHE STIAMO PASSANDO CHE FATE? GIRATE IL COLTELLO NELLA PIAGA? BARBONI, VERGOGNATEVI!!!

Politica e attualità 25/10/2014

Qualche giorno fa sul sito di tiscali è apparsa una notizia riguardante un motoscafo di lusso in vendita. Vi riporto le parole che lo descrivono unitamente all’indirizzo del sito da cui potrete esaminare la documentazione originale che sto per commentare.
Ecco le parole:
Lungo 60 metri, J'ade è il primo yacht che ospita un vero e proprio garage dove di può parcheggiare un motoscafo di otto metri senza che ci sia bisogno di issarlo fuori dall'acqua. Di proprietà della società italiana CNR del gruppo Ferretti, questo magnifico panfilo che al suo interno accoglie anche una piscina coperta, una sala hammam e un salone con un grande pianoforte bianco è il vincitore del "Best Interior" al 2014 Monaco Yacht Show
Ecco il sito:
http://notizie.tiscali.it/photostory/Lusso-per-pochi-ecco-lo-yacht-con-tanto-di-garage-e-ascensore-di-cristallo/50066/
Ben sapendo che chi scrive un commento su internet non può essere considerato rappresentativo della stragrande popolazione che pur avendo letto la notizia sceglie di non commentare, ho trovato interessante analizzare i 25 commenti che sono stati rilasciati.

La prima cosa che mi ha colpito è che c’è gente che usa la notizia per scagliarsi contro il suo avversario preferito: ora sono gli emigranti, ora sono i papponi del PD, ora sono i 2 euro a sostegno dellìAfrica, ora il cattocomunismo. Sono loro che aprono la serie dei commenti.
Poi finalmente viene affrontata la questione e il primo commento “in merito” è simpatico e molto espressivo. 
NON FATELE VEDERE QUESTE COSE, CHE CI FATE INCAZZARE, CON LA CRISI CHE STIAMO PASSANDO CHE FATE? GIRATE IL COLTELLO NELLA PIAGA? BARBONI, VERGOGNATEVI!!!
E' anche originale perché chiama barboni i responsabili che hanno pubblicato la notizia.

Il commento viene prontamente ribattuto con un argomento potente: il non invidiare e credere nell’onestà
Invece e bello vederle non avere invidia e cercare di far capire ai nostri figli che certe cose si possono avere non solo rubando ma andando a scuola studiando e facendo carriera e che anche onestamente si possono ottenere certe cose .

Nel commento che segue c’è una risposta dal tono direi “rassegnato” che comunque respinge l’invidia
Ma se uno può permetterselo cosa vogliamo dire. Sono cose sue, io non potrò mai averlo, ma non mi fa invidia. Da che mondo è mondo sono sempre esistite queste cose. E' ora di smetterla di fare i comunisti di vecchio stampo........

Poi il discorso si sposta sull’oppressione di classe, sul legame che c’è tra la ricchezza di pochi e la povertà di molti :
Caro Condor, tutto giusto...se non fosse per il fatto che se "qualcuno" può permetterselo è perché molti altri non possono permettersi nemmeno l'essenziale. Saranno tutti comunisti di "vecchio stampo".
La convinzione che la produzione dei beni di lusso sia un bene per le opportunità di lavoro viene prima sfiorata e contestata:
Luca, ma che discorsi fai?? Perché quanti fessi pensi che si possano permettere una cosa del genere??? Il giorno che ci saranno tante di queste barche può significare due cose: o siamo diventati tutti ricchi (improbabile), oppure abbiamo fatto la fine degli indiani d'America...
Poi spunta prepotente: la produzione dei beni di lusso genera lavoro.  
Noi Italiani viviamo di una forma di cattocomunismo condito con invidia sociale che è a dire poco patetico. L'Italia è uno dei maggiori paesi al mondo ( mi correggo era ) produttori di beni di lusso , sono questi e quelle persone che li acquistano che generano ricchezza e lavoro con lavoro aggiunto notevole e non da fame . Sveglia popolo bue.
E a questo commento fanno seguito solo battute ironiche e più nulla di interessante.
Le persone che commentano cambiano registro. Come se non sapessero rispondere né a favore né contro.

E qui oggi mi soffermo io. Con le mie riflessioni.
Un bene di lusso non è un genere di consumo come un automobile, una casa o un computer o la barchetta cui siamo abituati noi medio poveri.
Primo: Un autentico bene di lusso è una forma di investimento di un autentico ricco. E’ uno status symbol in cui il ricco investe soldi in relazioni sociali da cui quasi certamente ricaverà un ritorno in ulteriore ricchezza. Noi ignoranti pensiamo che i ricchi abbiano più o meno le nostre stesse fantasie e bisogni ma solo più esagerati di noi.
Non è così. In pratica, ogni volta che il ricco spende ( oltre le sue immediatezze si intende) investe e si aspetta un ritorno. Lo fa persino quando si sposa. Pensateci e fatevi una pallida idea di cosa sia veramente la vita di un ricco. Leggetevi Il Grande Gatsby e qualcosa capirete.
Secondo: La produzione di un bene di lusso è effimera. Il tizio che la intraprende rischia di brutto perché il fabbisogno di beni di lusso è imprevedibile e limitato. I posti di lavoro indotto non hanno mai riguardato una massa significativa di persone e non è mai riuscita a risollevare le sorti di un popolo. Le barchette come questo yacht non saranno mai numerose perché altrimenti diventerebbero generi di consumo diffusi. E i ricchi in grado di acquistarle devono essere pochi, altrimenti non funziona lo status symbol per cui sono state costruite. In tutta la crisi l’economia dei ricchi ha continuato a girare. L’incremento di vendita delle ferrari ha raggiunto il 15% ( ricordo a mente). Esiste una economia dei ricchi e per i ricchi che produce concentrazione e potere in un modo quasi inarrestabile.
Terzo: L’invidia non è un bel sentimento. E’ meglio che un medio povero coltivi le virtù. Ma sono anche convinto che il ricco non verrebbe minimamente scalfito dalla invidia di noi “pezzenti”. La nostra invidia non è concorrenziale ed è vista con ilarità da chi vuol farsi invidiare… Si certamente…. ma non da noi!... Da coloro che saliranno a bordo di quello yacht e si intratterranno a conversare, a bere un drink, a progettare affari etc.
Il ricco è uno strano personaggio che si gode una finta felicità tratta da una vita che non appartiene al mondo reale ma a una folle allucinazione.
La utilità sociale di un polo della ricchezza sta nella incapacità della grande massa di gente comune di creare organizzazione e lavoro indipendentemente dai ricchi.
Oggi specialmente i medio poveri e poveri hanno perso ogni prezioso insegnamento dalle lotte dell’ottocento. A partire dal senso della dignità.
Se e quando se ne renderanno conto, usciranno dal consumismo e finalmente impareranno a cavarsela da soli, la concentrazione della ricchezza e questi oggetti di lusso sfrontato non saranno più necessari. Finiranno.



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Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

Andamento dell'indice di Gini secondo la Banca d'Italia

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Un altra idea di mercato

Edizioni Il Margine 2012

Fiore d'ortica

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

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Abbazia di Fossanova

 

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