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Vincenzo10

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Marchionne e il gioco dell’acqua/6

Marchionne e l'acqua 5/1/2012

Ho continuato a seguire l’evoluzione del sistema a tre griglie fino a che non ho ottenuto ddp instabili e oscillanti intorno a 6-50 mV segno evidente che ormai il contatto interno tra griglie e conduttori si stava consumando. Allora mi sono deciso ad aprire la scatoletta e a osservare attentamente cosa era successo. L’esperimento è durato complessivamente dal 16 luglio al 11 settembre. Ho trovato le tre griglie completamente corrose e vi mostro lo stato delle spugnette rotonde che le circondavano.

 
Dal punto di vista dell’erogazione di energia il risultato complessivo è rappresentato nel grafico seguente.

 

In esso la linea blu indica che la potenza è stata erogata configurando la presa nel modo descritto nello schema A (vedi Marchionne e il gioco dell’acqua/5 ) mentre la linea rosa indica che è stato configurato secondo lo schema B (idem). Comunque le tre griglie non sono mai state cambiate come pure le spugnette e tutto il resto della cella (elettrodi di grafite etc.) Non è stata aggiunta nemmeno acqua di mare. Possiamo dire che il sistema ha lavorato per 1344 ore sempre nelle stesse condizioni di carico esterno e perciò ha erogato 1100 Joule ovvero 0, 32 Wattora. Nel grafico in ascissa ci sono le ore e in ordinata la potenza istantanea in micro Watt. 

Adesso ho provato a capire l’essenza della questione. Mi sto avventurando nel vasto mondo delle pile e sicuramente non scoprirò niente di nuovo. Non cercavo l’originalità ma imparare meglio come si muovono gli ioni nelle soluzioni acquose. Con una cannuccia per le bibite, una mina di matita, un po’ d’ovatta per struccarsi, un po’ di lana di ferro e una piccola vite ho realizzato il generatore seguente.

 

E’ un generatore che riesce a creare una ddp di 0,6V a circuito aperto e potenze dell’ordine di 500 nW.

Ma c’è una cosa. L’ossido di ferro visibile a sinistra dopo la testina della vite si propaga nell’ovatta fino a che non si ferma verso il centro per formare un anello marrone. Come si spiega?

Nel contempo l’estremo opposto del segmento ovattato appare bianco fino al famoso anello.

Nel libro di chimica si fa una netta distinzione tra l’elettrolita e il cosiddetto ponte salino. Nel mio caso elettrolita e ponte salino sono un tutt’uno. Ho capito che per mantenere una corrente nel circuito esterno alla pila occorre che ci sia un flusso di ioni dentro il ponte salino. Questo mi sembra l’essenziale. Il flusso di elettroni nel circuito metallico esterno deve essere abbinato a un flusso di ioni ( positivi o negativi o entrambi) nel ponte.

Ma che succede al nostro catodo di grafite?

Francamente non lo so. Mi pare certo che almeno in tutti i miei esperimenti la grafite non partecipa alle reazioni.

Quindi c’è solo qualcosa che ha a che fare principalmente con l’acqua che lo bagna e con gli elettroni che caricano la grafite. Le reazioni possibili sono:

O2+ 2H2O+ 4e- =====> 4 OH- ( con l’ossigeno disciolto in acqua)

2H3O+ + 2e- =====> H2 + 2H2O

2H2O + 2e- =====> H2 + 2 OH-

Se si uniscono queste reazioni a quella che avviene all’anodo:     Fe (s)  =====>Fe++ (aq)+ 2e- si ottiene un quadro abbastanza completo della situazione. Una volta che si è liberato, lo ione ferro si ricombina con l’ossidrile

Fe++ (aq)+ 2 OH-  =====>Fe(OH)2(s)

che da poi luogo alle due o tre tipologie di ossidi.

Adesso la mia idea è questa.

Si potrebbe utilizzare una parte della corrente prodotta per controllare il flusso ionico? O meglio per controllare le reazioni di ossidazione e di riduzione che avvengono ai due elettrodi? In particolare la produzione di idrogeno che avviene al catodo?

Utilizzare quindi una combustione controllata dell’idrogeno per generare nuova corrente e così via?

Ma, prima di procedere oltre, devo capire meglio perché si forma l’anello di ruggine al centro della cannuccia.


 



Marchionne e il gioco dell’acqua/5

Marchionne e l'acqua 18/8/2011

 
Secondo voi che scoperta è che l’acqua di mare corrode l’alluminio e che si può fare una pila utilizzando la corrosione? E se vi dicessi che si può fare in casa con un po’ di grafite, una spugnetta e il foglio del cuki? O con quelle griglie che servono per evitare che gli schizzi saltino fuori dalla padella?
Dunque io ho fatto così:
Mi sono procurato una scatola rotonda per la crema per le mani. Ha 8,5 cm di diametro esterno ed è alta esternamente 3 cm. Ha il pregio che il coperchio si avvita discretamente bene sulla pentolina di sotto e che la plastica di cui è fatta si lascia trasformare abbastanza docilmente.
Ho praticato due fori da 2,5 cm di diametro uno nel coperchio e uno sul fondo. Ho ritagliato due dischi di grafite da 8,0 cm e li ho adagiati con un po’ di cianocrilato, uno sul fondo e uno sotto il coperchio.
Poi ho realizzato quello che per me è un capolavoro perché ho ritagliato due dischetti identici, da2,5 cm uno di grafite e uno di rame, ho fatto sei buchini piccoli a quello di rame e ho cucito con ago e filo di cotone il rame sulla grafite. Badando che la grafite è un po’ come il cartone, è delicata ma si fa bucare bene. Quando ho avuto un solo disco a due facce una di rame e una di grafite, ho saldato un cavetto di conduzione con una goccia di stagno dalla parte del rame e quindi ho incollato il lato della grafite con il disco grande interno utilizzando il buco da 2,5 cm che avevo fatto sul fondo. Incollare grafite a grafite con il cianocrilato non compromette la conducibilità mentre se si incolla il rame sulla grafite si ottiene un blocco della conducibilità elettrica. Ecco perché sono ricorso alla cucitura del rame sul dischetto di grafite e poi ho incollato quest’ultima sulla grafite interna.
Stesso metodo per il piatto superiore incollato sotto il coperchio.
A questo punto ho riempito tutta la scatola con circa 30 dischi da 8 cm di pezza gialla usata per pulire le cucine domestiche lievemente inumidite di acqua di mare e, a metà, verso la 15ma pezza ho inserito una griglia d’alluminio da 7,5 cm di diametro, così, senza collegamento verso l’esterno. Ho raccolto un segnale instabile e debole.
Ci ho ragionato un po’ e ho pensato che l’alluminio dovesse essere collegato verso l’esterno direttamente con un cavetto. Ho avuto un miglioramento raccogliendo il segnale tra il polo dell’alluminio e uno dei due provenienti dalla grafite. Ho studiato a fondo il comportamento dei due possibili circuiti che ottenevo chiudendo il cavetto dell’alluminio ora su quello del disco inferiore, ora su quello del disco superiore e ho capito che gli elettroni escono dall’alluminio. Dei due fili connessi ai piatti di grafite c’era uno che completava meglio il circuito perché misuravo più tensione e più corrente.
Per creare più corrosione dentro il sistema e di conseguenza, per avere più potenza su un circuito o su un altro, dopo alcuni giorni ho inserito tre griglie ( ogni sette pezze rotonde) e le ho collegate elettricamente tra loro. Ho creato una discreta pila che si è stabilizzata intorno a 300 microWatt con tensioni dell’ordine di 175mV.
Lo schema è il seguente:





                                                          Schema A

Ero soddisfatto ma cercavo di capire come avrei potuto fare per avere una differenza di potenziale (ddp) più alta.
Un giorno provai a unire tra loro i due fili provenienti dai due piatti di grafite e a creare un circuito tra il filo proveniente dalle griglie di alluminio unificate ( polo negativo) e quello proveniente dai piatti di grafite unificati (polo positivo) e ho studiato il sistema illustrato schematicamente qui di seguito.





                                                                      Schema B

Questo schema lo descriverò in dettaglio.
Sotto il coperchio AC c’è il piatto di grafite gr connesso attraverso un dischetto di grafite e di rame (Cu) al filo rosso del circuito esterno. Analogamente per il fondale BD che si connette allo stesso modo all’esterno con un secondo filo rosso. Entrambi si uniscono nel collettore rosso circolare.
Le griglie G1,G2,G3 di alluminio sono inumidite con acqua di mare dalle spugnette S1,S2,S3,S4 e si unificano nel collettore tondo nero. Dai due collettori partono due fili che caricano una resistenza da 100 ohm ( simula un qualsiasi device di utilizzazione) ai cui capi si preleva la misura della ddp V.
Riferendomi al grafico che segue, la spezzata blu corrisponde al sistema configurato secondo lo schema A mentre la spezzata viola corrisponde al sistema configurato secondo lo schema B. L’osservazione si è protratta per più di 750 ore durante le quali non ho aggiunto né acqua di mare né alluminio né altro. Durante tale periodo ho prelevato molte misure da cui ho ricavato il grafico di potenza in microWatt in funzione del tempo in ore.







C’è da dire: Niente male…. Non è vero?
Ma adesso vorrei provare a fare due conti e un po’ di teoria.
Dal segno della corrente riportato dal tester si desume con assoluta certezza che gli elettroni escono sempre dall’alluminio.
Da internet ho appreso che il tipo di reazione chimica che si svolge sulla superficie dell’alluminio dovrebbe essere la seguente: Al+3OH- =====> Al(OH)3 + 3e- ( semireazione di ossidazione)
Sulla superficie della grafite dovrebbe essere la seguente
O2+ 2H2O+ 4e- =====> 4(OH)- (semireazione di riduzione)
e quindi la reazione completa sarebbe 4Al + 3O2 + 6H2O =====> 4Al(OH)3.
In sostanza si tratterebbe di una reazione di ossidoriduzione tra ossigeno (eventualmente disciolto in acqua ) e alluminio.
In tutto ciò che ho visto su internet, in questa teoria non entra in gioco alcuna caratteristica dell’acqua di mare e si dice solo che, a differenza dell’acqua pura, facilita la conduzione.
Francamente mi sembra una spiegazione troppo semplice. Nel mio sistema l’umidità, l’alluminio e la grafite sono incapsulati dentro un contenitore quasi ermeticamente chiuso. L’effetto pila è presente con la stessa caratteristica di carico (100 ohm) da più di un mese e mostra solo una lentissima deriva.
Ma vedrò dopo.
Adesso facciamo alcuni conti. Dall’integrale del grafico di potenza diviso per il numero di ore (754,5) ottengo la potenza media dissipata dalla resistenza cioè 340 microWatt. Da cui ricavo la corrente media conoscendo la resistenza di carico (98,9 ohm) e invertendo la formula. Dalla corrente media (0,001847 A) moltiplicata per il tempo espresso però in secondi ottengo la carica elettrica che è transitata i.e. 5017,5 Coulomb. Da qui il numero totale di elettroni transitati (3,13E+22).
A questo punto la teoria mi dice che un atto elementare di ossidazione coinvolge 3 elettroni e un solo atomo di alluminio. Perciò se divido per 3 ottengo il numero di ossidazioni totale. Il semplice rapporto con il numero di Avogadro mi da il numero dei moli di alluminio ossidati e quindi passando per il peso atomico ottengo la quantità in peso dell’alluminio che si è ossidato. 



NA= num Avogadro                     6,02E+23 punti/mole
e = carica dell’elettrone              1,60E-19 C in SI
Peso Atomico Alluminio               27
Potenza media del mio circuito   340 microW
Carico di lavoro                          98,9 ohm
Corrente                                     0,001847 Amp
Tempo di lavoro                         754,50 Ore
Carica tot 5017,5                       Coul
Elettroni                                     3,13E+22
1 ossidazione                             3 elettroni
Tot ossidazioni                          1,04E+22
moli di Al                                   1,73E-02 ossidato
Alluminio ossidato                     0,468 grammi


Non c’è che dire….. quasi mezzo grammo di alluminio è stato macinato per creare tutto il lavoro sul carico da circa 100 ohm che ovviamente simula un qualsiasi device di utilizzazione….

Ma non è un po’ strano che il sistema non si sia spento?




       Motore ad alluminio. Qui si vede come ho cucito il rame sulla grafite.



Marchionne e il gioco dell’acqua/4

Marchionne e l'acqua 7/8/2011

 Avete mai osservato una scatola per i formaggini? E un panno per la pulizia della cucina? Questo gioco divertente vi costringe a guardare con attenzione le cose che buttiamo e ad utilizzarle per scopi diversi usando le vostre mani e la vostra creatività. C’è una meravigliosa precisione tecnologica nei prodotti che buttiamo.
Dopo l’ultima esperienza (vedi www.lapolarizzazione.ilcannocchiale.it/post/2651083.html ) mi sono reso conto che dovevo avere una più chiara evidenza del rapporto tra la polarizzazione esterna e la corrente raccolta agli elettrodi interni. Tra il tempo di attivazione del potenziale esterno e una risposta evidente passano diverse ore e non è facile separare il comportamento transitorio da quello definitivo. In certi casi avevo una corrente positiva mentre avrei dovuto averla negativa. Dovevo progettare una cella assai più schiacciata e di superfici più grandi.
Mi sono impegnato molto per realizzare la piastra quadrata da 10 cm di lato interno e di spessore di appena 5 mm. Tra l’elettrodo esterno di rame e quello interno a strisce di grafite da 1 cm intervallate da 1 cm di vuoto, c’è uno spessore di un solo millimetro di plastica. Inoltre ho migliorato il sistema esterno creando un coppia di interruttori per invertire comodamente la polarità.
Con un attrezzo del genere ( vedi figura ai bordi) ho rifatto l’esperimento con acqua demineralizzata e ho notato con certezza che quando si attiva un potenziale esterno esattamente come quello in progetto, non si ottiene subito un segnale negativo ma occorrono diverse ore. E viceversa.
Quando avevo cominciato a capirci qualcosa, mi sono accorto che l’acqua filtrava malgrado tutte le viti e le gommette che avevo messo per contenerla bene nel suo volume.
Sono quelle cose che ti demoralizzano.
In attesa di idee per stagnare bene il motore quadrato, ho pensato di riempire il vano con delle spugnette umide ricavate da un panno per la pulizia e di vedere cosa succedeva.
Per provare ho ripreso un contenitore circolare per creme per le mani, gli ho montato gli elettrodi di grafite bucati e due piastrine esterne di rame e ho cercato di vedere qualcosa. In un primo momento non ho visto niente di interessante.
Ho cominciato a ottenere qualcosa quando ho inserito acqua di mare dentro, ho compresso bene e ho attivato la tensione esterna di 72 Volt. Il segnale era discreto, stranamente era positivo e abbastanza stabile e duraturo.
La cosa strana è che perdurava anche quando toglievo la polarizzazione esterna!
Così ho tolto la polarizzazione esterna e ho rimesso bene la scatoletta posizionandola orizzontalmente convinto che necessitasse un gradiente tra acqua di mare sul fondo e acqua demineralizzata in superficie. Per la misura ho stabilito un carico di 98,7 ohm e ho cercato di seguire il fenomeno. L’ho seguito per 320 ore cioè fino a che non si è spento quasi del tutto. Ho osservato punte di 40 microWatt.
Vi mostro il grafico di potenza in microWatt in funzione delle ore di osservazione.



In questo grafico si distingue una fase di circa 60 ore che ha generato un andamento della potenza istantanea abbastanza regolare (linea blu) prima ad aumentare e poi a diminuire. Dopo l’andamento è diventato molto arzigogolato (i.e. instabile) e, però, a causa di ciò, mi sono accorto che una fascetta di alluminio che connetteva l’elettrodo di grafite si stava per spezzare. Dopo averla riparata il segnale di potenza ha avuto un calo regolare (linea rosa finale). In pratica il generatore si era spento ed è rimasto tale per circa 18 ore (zero assoluto del segnale).
A questo punto ho pensato che una causa di questo strano comportamento, visto che la grafite non interagisce chimicamente, potesse essere l’evaporazione e allora ho praticato una decina di buchi del diametro di circa 3 mm nel coperchio della scatoletta per favorirla e in realtà ho ottenuto qualcosa. Il valor medio del segnale di potenza dopo l’apertura dei buchi è passato da 0,0 a 0,2 microWatt e tale è rimasto fino a che non l’ho abbandonato (line gialla).
Che cosa strana!
Dunque, metto dei dischetti di spugna in una scatoletta, metto un po’ d’acqua di mare sul fondo, apro dei buchi per far evaporare e, ai capi di due elettrodi di grafite in stretto contatto, uno con il dischetto inferiore e l’altro con quello superiore, ottengo potenza elettrica.
-- E perché poi? -- mi dico
-- Perché l’evaporazione è una specie di strofinio -- Le goccioline d’acqua si elettrizzano passando attraverso i dischetti (gialli nelle foto) di spugna e creano una corrente ionica.--
Io sono uno di quelli che ha troppa fantasia e fa presto a creare teorie. E questa, infatti, era sbagliata.
Tutto preso da questa idea ho cominciato a pensare a un sistema più verticale che orizzontale.
Un cilindro di plastica trasparente come quello della confezione di elastichetti colorati da ufficio mi è sembrato buono e idoneo. Sul fondo e sul coperchio ho creato due dischi di grafite da circa 6 cm di diametro e li ho saldati attraverso un buchetto circolare da 1,5 cm a un dischetto di rame saldato a sua volta a un conduttore esterno. La grafite si incolla alla plastica col cianocrilato in un modo che è una bellezza e si incolla a se stessa altrettanto bene. Se però incolliamo un dischetto di rame sulla grafite col cianocrilato addio conducibilità.
Io allora ho cucito con un filo di cotone un dischetto da 1,5 cm di rame su uno uguale di grafite ( ovviamente bucando il rame e la grafite con un po’ di attenzione), poi ho incollato col ciano il lato della grafite al piatto interno attraverso il buco piccolo e ho saldato il filo di conduzione sul dischetto di rame con una goccia di stagno. Vi dico è un capolavoro.
Bene allora! Avevo un recipiente con due elettrodi di grafite uno sul fondo e uno sul coperchio che mi assicuravano nessuna componente spuria. Dovevo solo fabbricare dei dischetti di spugna da 6cm di diametro sacrificando una pezza gialla comprata a poco prezzo dai cinesi sotto casa. Cosa che ho realizzato. Ho poi praticato sei buchi per l’evaporazione e una vaschetta di pescaggio. Avevo fatto una specie di albero ( in figura è il cilindro giallo) con radici di spugna e buchi con evaporatori come fossero foglie.

Niente cari miei! Niente. Segnali di scarsa stabilità e valore solo quando mettevo acqua di mare. Per il resto niente!
-- Mela, ho avuto le traveggole -- ho pensato -- Fammi rivedere il motorino precedente. -- Che c’è di diverso? --
-- Grafite, spugnetta e acqua di mare sia in questo che in quello di prima --
Ma non era così perché in quello precedente un po’ di umidità salata si era infiltrata nella fascetta che connetteva il filo esterno al piattino di grafite e, infatti la scetta si era corrosa e aveva dato il segnale arzigogolato (i. e. instabile) fino a che non lo avevo aggiustato.
Questo era dunque l’elemento dell’opera. L’alluminio.



Marchionne e il gioco dell’acqua/3

Marchionne e l'acqua 28/5/2011

Oggi vorrei descrivervi l’esperimento che ho fatto con una cella elettrolitica polarizzata esternamente a 72 Volt. La cella l’ho ricavata dai coperchi di un contenitore per formaggini. Gli elettrodi interni sono costituiti da una griglia di ferro i cui dettagli stanno nel post qui :
Ho inserito l’acqua demineralizzata, dopo un po’ ho cominciato a misurare la tensione a circuito aperto e la corrente a circuito chiuso con intervalli di tempo variabili dell’ordine delle ore. Ho osservato il sistema per 22 giorni (528,6 ore) purtroppo con un vuoto di 12 giorni in cui l’ho dovuto relegare in soffitta per i miei impegni. Ho notato una lenta evoluzione che descrivo in questo grafico.

La parte rettilinea centrale è solo una mancanza completa di dati che dura 12 giorni.

All’inizio la tensione era di - 50mV ( a circuito aperto) poi in capo a circa 40 ore si è spostata verso una serie di valori misti positivi e negativi intorno a zero.

Dopo i 12 giorni ho potuto osservare con buona frequenza l’andamento che parte da 70mV positivi e dopo 8 giorni perviene a oscillare in prossimità dello zero.

In condizioni ambientali ordinarie, in casa l’acqua evapora da un ordinario bicchiere al ritmo di circa 3cc al giorno. Durante l’esperimento ho rabboccato in media 1,5 cc di acqua al giorno. Dopo i 12 giorni ho aggiunto quasi tutta l’acqua.
Cosa ho dedotto?
1) La fase iniziale negativa è quella che ha a che fare con l’autoionizzazione.
2) La fase finale rappresenta l’ossidazione. Lo strato di ossido di ferro ( isolante) fa da condensatore. 

Qui in figura c’è il confronto tra elettrodi ossidati e non.

Successivamente ho usato elettrodi di grafite come questi:

Ma stavolta, non essendo molto contento dei risultati con l’acqua demineralizzata ho inserito acqua di mare. Non solo, ho anche migliorato il monitoraggio perché ho chiuso il circuito su una resistenza da 982 ohm e ho registrato solo la tensione. Essa si aggira intorno a -10mV. Ho ottenuto i dati in questo grafico per una osservazione durata circa 72 ore.

 

Utilizzando il valore della resistenza si calcola la corrente e poi si ottiene punto per punto il valore della potenza istantanea. Di qui io ho calcolato l’integrale del diagramma della potenza e ho ottenuto 10,5 microWattora e quindi un valore medio della potenza di 0,146 microWatt.


Nel seguente esperimento ho riutilizzato acqua demineralizzata per un periodo d’osservazione di circa 150 ore. Sono riportate tre fasi.


Grafico con acqua demineralizzata

La prima da 0 alla 40a ora i.e. dall’accensione campo esterno allo spegnimento. Linea blu con andamento a parabola. La seconda dalla 40a alla 110a ora i.e. dallo spegnimento del campo esterno alla sua riaccensione. Linea rosa con andamento lineare. La terza dalla 110a alla 150a ora i.e. dall’accensione del campo esterno invertito alla fine. Linea gialla con andamento a parabola.
Sotto le tre fasi sono indicati i coefficienti di correlazione per le curve di fit.

Questo è un blog già abbastanza grande. Se ti interessa sapere come si sta sviluppando e quali sono gli argomenti vai a Questo è il blog



Marchionne e il gioco dell’acqua (2)

Marchionne e l'acqua 25/4/2011

 

L’acqua è indubbiamente il sistema fisico e chimico più affascinante che si trova in natura. Anche in questo gioco che sto facendo emerge in tutta la sua bellezza la vivacità dell’acqua ovvero la sua intima connessione con la possibilità di vita. Giustamente il prof. Nobili di cui invito caldamente a leggere il documento che si trova in http://www.pd.infn.it/~rnobili/biofisica08/capitolo2.pdf esordisce dicendo che “Le caratteristiche fisiche e chimiche dell’acqua sembrano accuratamente progettate per rendere possibile l’esistenza degli organismi viventi, al punto che non si riesce ad immaginare quale altro liquido potrebbe svolgere una funzione altrettanto essenziale per l’esistenza di forme di vita”.
Avevo iniziato il gioco ( vedi post dell’11/03/11) considerando l’autoionizzazione dell’acqua in fase di vapore e adattandovi il modello dei gas perfetti per pervenire a una stima grossolana dell’energia che si potrebbe ricavare utilizzando un campo elettrico esterno.
C’era un dubbio sulla possibilità che l’autoionizzazione potesse avvenire in fase di vapore e, anche se la questione riveste solo un interesse cognitivo dacché per il momento non posso fare esperimenti in casa col vapor d’acqua, voglio comunque dire che anche nel documento del prof. Nobili non ho trovato una chiara spiegazione del perché due molecole d’acqua possono interagire tra loro per generare la coppia idronio ( o idrossonio ) e ossidrile. In particolare se per urto dovuto ad agitazione termica o se per semplice vicinanza o entrambe. Ho trovato invece una chiara descrizione del processo in se e per se ovvero del trasferimento di un protone da una molecola all’altra.
Ma se dobbiamo usare l’acqua in fase liquida per ottenere energia sfruttando l’autoionizzazione le cose sono molto più difficili e il rendimento del sistema progettato è ben diverso.
Vediamo perché.
Se noi polarizziamo il vapore rarefatto ( ammesso che vi sia l’autoionizzazione ) abbiamo come vantaggi:
1) che il campo elettrico di polarizzazione non si attenua molto
2) che la mobilità ionica (dell’idrossonio e dell’ossidrile) è molto maggiore di quella nell’acqua liquida ( dell’ordine di 106 volte)
3) che lo ione stesso, avendo un cammino libero medio molto grande può essere accelerato
4) che data la rarefazione potrebbe non viaggiare incapsulato nelle molecole d’acqua che normalmente lo accompagnano nella fase liquida e lo rallentano.
 
In fase liquida invece cosa succede?
1) che l’idrossonio e l’ossidrile, non appena formatisi, si incistano nei rispettivi gusci di solvatazione.
2) a causa di questa nube la mobilità viene completamente ridotta
3) che, a prescindere dalla solvatazione, a causa della viscosità dell’acqua la velocità non può essere aumentata oltre il limite definito dalla legge di Stokes.
4) in compenso, forse, non è necessario che lo ione sia portato ad una energia cinetica superiore alla barriera di potenziale del ferro perché c’è l’effetto di attenuazione delle forze coulombiane da parte delle molecole d’acqua che lo circondano.
 
Nell’esperimento che ho fatto in casa ho calcolato la corrente a partire dalla concentrazione dell’idrossonio. Il semplice prodotto con la velocità dello stesso mi ha consentito di determinare l’intensità di flusso e quindi il numero di possibili interazioni con la griglia di raccolta. Combinando il flusso con la carica dell’elettrone e con l’area interessata ho ottenuto la corrente. Ho moltiplicato per 2 perché ho pensato che la stessa cosa avviene a partire dalla concentrazione dell’ossidrile che è la stessa. La mobilità e quindi la velocità sotto lo stesso campo elettrico sarebbe un po’ diversa ma non mi son dato pena di questo dettaglio. 
Quando si fanno queste cose e uno osserva coincidenza tra il calcolo e l’esperimento (vedi la coda del 18 aprile che ho aggiunto al post del 11/03/11) non si deve troppo esaltare perché le ragioni della coincidenza possono essere fortuite.
In ogni caso il progredire della scienza, così come l’ho capito io, è fatto di tante coppie di passi provvisori. Uno su una gamba teorica e uno su una gamba sperimentale.  
Adesso la nostra esigenza sarebbe quella di potenziare la corrente in uscita con qualche processo di “reazione a catena”.
Ma prima di procedere dobbiamo essere più sicuri che abbiamo “sfruttato” proprio l’autoionizzazione dell’acqua e non qualche strano effetto spurio derivante per esempio dalla formazione di ioni dal ferro delle griglie con conseguente aumento della conducibilità dell’acqua.
Nel sistemino che ho costruito il contatto dei due ioni dell’acqua con la griglia innesca la corrente e quindi l’idrossonio prende il suo bravo elettrone dal ferro mentre l’ossidrile glielo cede. E poi?
Non lo so. Può darsi che si ricombinino per rifare l’acqua anche se non sono più due ioni ma due microsistemi neutri. Forse danno luogo a una specie di evaporazione.
Ho lasciato il sistema sotto la polarizzazione esterna per quattro giorni e mezzo. Quando ho ricontrollato erano evaporati circa 23 cmc di acqua. Su un totale di 30,19 cmc non è poco.
Ho messo dell’acqua in un bicchiere e il tutto su una bilancetta.
Sto controllando quanta acqua evapora spontaneamente…..


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La ricchezza familiare netta data dalla somma delle attività reali ( immobili, aziende e oggetti di valore) e dalle attività finanziarie ( depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie ( mutui e altri debiti) presenta un valore mediano ( cioè quello detenuto dalla famiglia che occupa la posizione centrale nella distribuzione della ricchezza) pari a 143.300 euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è aumentata al 4,1 per cento dal 2,8 nel 2010 . La concentrazione della ricchezza misurata in base all’indice di Gini è pari al 64 per cento in aumento rispetto al passato ( era il 62,3 per cento nel 2010 e 60,7 nel 2008)
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXIV - 27 Gennaio 2014.

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