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Vincenzo10

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Carcere e compassione

diario 21/9/2017

Quando diciamo che qualcosa è barbara pensiamo istintivamente a qualcosa “senza pietà”. Impressione di barbarie netta e inequivocabile se andiamo ad assistere alla esecuzione di una condanna a morte o se ci capita di visionare filmati di esecuzioni capitali. 
Ognuno di noi sente sicuramente qualcosa di straziante quando vede il condannato trascinato semisvenuto da due persone e, pieno di paura, si orina addosso. Maggiormente ancora per le scene di tortura. A questa sensazione, di strazio, di pena, di pietà, viene dato il nome di compassione.

Nell’ambito della storia della giustizia penale, quando il sentimento di compassione è stato accolto, si è avuto l’abolizione della pena di morte e della tortura. Nel nuovo contesto si è abbandonata l’idea del valore educativo della paura della morte e/o della disumanità del trattamento detentivo e si è dato risalto alle certezze. 
Come è noto, in gran parte dei paesi civili, la deterrenza è affidata alla certezza della pena e della detenzione nonché a un impegnativo programma rieducativo. 

Su questo argomento: ecco dove il pensiero mi ha portato nel corso degli ultimi anni, ecco a quali conclusioni sono giunto, ecco come vedo oggi la questione del carcere.  

La rieducazione è una faccenda seria, che ha bisogno di progettazione continua da parte di esperti, di personale specializzato, di strutture adeguate. Tutto perché mobilita il detenuto in attività fisiche e culturali senza lasciarlo mai troppo solo o in balia di altri detenuti. Più di un normale percorso scolastico. Perciò costa molto ma vale molto. 
Indice di qualità della società civile, punta alla re-integrazione di soggetti devianti sia per motivi sociali che individuali e oggi, anche per motivi pseudoreligiosi. 
Al centro di un modello ideale c’è la concezione del carcere come istituzione rieducante di alto profilo che si mostra ai cittadini nella forma di “casa della salvezza” sia per quelli che vi devono esser detenuti e sia per la società nel suo insieme che ne riceve i frutti di autentici recuperi di umanità. 

Una rieducazione ideale necessita di indicatori di percorso e di esito assolutamente affidabili e oggettivi e ha poco a che fare con la logica dei permessi o semilibertà o riduzioni di pena. Infatti l’erogazione di questi sconti ha come scopo di portare l’individuo verso la buona condotta in carcere con l’idea che la buona condotta possa essere indice oggettivo di ravvedimento. Il che non è o lo è solo in modo parziale se non addirittura contrario allo scopo, se si costringe l’individuo ad accettare ipocritamente o rassegnatamente condizioni disumane o soltanto noiose, nella speranza di una riduzione di pena. 

Queste mie idee si compongono in un modello astratto, se volete un sogno, ma che consentono di osservare la pratica esistente concretamente in Italia con un occhio “giusto”, coerente col principio di compassione. Nel concreto dell’istituzione carceraria la compassione è rieducazione. E se non si fa più che bene si rischia (come dimostrerò in post successivi) di creare dei mostri. 
Non la compassione in sé ma è quella mal posta o quella pelosa (cioè ipocrita) che genera danni assai superiori a quelli che un “buon cuore” potrebbe causare per ingenuità. 

Un esempio banale è la concessione di sconto di pena per buona condotta. 
Una cosa è se per buona condotta intendiamo una partecipazione attiva con adeguata crescita della volontà e della consapevolezza, e una cosa è se intendiamo un comportamento tranquillo, rispettoso delle regole carcerarie, rassegnato alla vita del carcere qualunque essa sia, compresa anche la noia come fondamento della redenzione. 

Che di questo però si tratti è evidente nella avvilente realtà del sovraffollamento e delle conseguenti amnistie. Ho capito anch’io che non si costruiscono più ambienti, più spazi e strutture carcerarie, più personale esperto, più rieducazione, sia perché non ci sono mai i soldi e sia perché non si vuol fare. Creando nei fatti una convergenza con i detenuti dalla buona condotta che tale la mostrano a fronte di cattive condizioni di vita convinti di incappare prima o poi in una amnistia che li liberi.

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Indi col piede calcato il petto ne ritrasse il telo

diario 11/9/2017

C’è un sentimento che oltre le ideologie (forse non del tutto in crisi come si dice), oltre le fobie che si accendono verso i diversi, oltre le antipatie accese da istigazione politica, oltre il ruolo sociale, oltre il ruolo professionale etc. si può definire indicatore di opposti tipi di umanità. E’ il sentimento di compassione. Separa chi lo vive come elemento positivo della propria personalità e di conseguenza tende ad espanderlo e a coltivarlo, chi invece lo vive come negativo e tende a comprimerlo e ad estirparlo da sé e dagli altri e c’è chi lo vive e basta senza tanto domandarsi che cosa sia e dove porti. 

Una radice compassionevole – probabilmente - è connaturata all’essere umano perché quando all’istinto non si sovrappone una costruzione razionale (morale o amorale o immorale che sia) e al posto dell’altro c’è un bambino piccolo o un animale (un cane, un gatto, un canarino, un agnellino etc. ) si nota lo sprigionarsi della tenerezza. 

Pascoli nella famosa poesia del 10 agosto non a caso accosta l’uccisione di un uomo (il padre) a quella di una rondine. L’immagine della rondine che “Ora è là, come in croce, che tende quel verme a quel cielo lontano” suscita indubbiamente un’emozione robusta di tipo “buonista”. 
Poi credo che tutti converrete che, nel grande mondo dei consumi, il settore degli animali come oggetti di amore compassionevole si mantiene in crescita. 

Come già per altri concetti (p. es. la prepotenza) userò l’Iliade per illustrare cosa è la pietà (sinonimo di compassione) e il suo opposto. Userò l'episodio della morte di Adrasto con attenzione ai dettagli. 

Per esempio perché dopo il feroce rimbrotto di Agamennone il verso di Omero dice: Cangiò di Menelao la mente il FIERO ( = feroce) MA NON TORTO parlar? Omero sta giustificando il crudo e prepotente Agamennone? 
No, pura esigenza di coerenza narrativa. Menelao è più “umano” del fratello e si sente in colpa per aver coinvolto tutti i greci in un affare privato (Certo per loro la tua casa è felice! ). E’ lui che avverte il rimbrotto di Agamennone come feroce ma tutto sommato forse giusto, e, nel dubbio, fa il gesto di allontanare da sé Adrasto. Così è Agamennone a completare l’opera uccidendolo senza pietà e poi mettendogli un piede sul petto per estrarre il dardo confitto nel fianco. 

Questo è l’Episodio di Adrasto (VI libro) 

Prono nella polve / sdrucciolò dalla biga appo la ruota / quell'infelice. Colla lunga lancia / Menelao gli fu sopra; e Adrasto a lui / abbracciando i ginocchi e supplicando: /Pigliami vivo, Atride; e largo prezzo /del mio riscatto avrai. Figlio son io /di ricco padre, e gran conserva ei tiene /d'auro, di rame e di foggiato ferro. /Di questi largiratti il padre mio /molti doni, se vivo egli mi sappia /nelle argoliche navi. – A questo prego /già dell'Atride il cor si raddolcìa, /già fidavalo al servo, onde alle navi /l'adducesse; quand'ecco Agamennòne /che a lui ne corre minaccioso e grida: /Debole Menelao! e qual ti prende /de' Troiani pietà? Certo per loro /la tua casa è felice! Or su; nessuno /de' perfidi risparmi il nostro ferro, /né pur l'infante nel materno seno: /perano tutti in un con Ilio, tutti /senza onor di sepolcro e senza nome. /Cangiò di Menelao la mente il fiero /ma non torto parlar, sì ch'ei respinse /da sé con mano il supplicante, e lui /ferì tosto nel fianco Agamennòne, /e supino lo stese. Indi col piede /calcato il petto ne ritrasse il telo.

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Volaro pel campo acheo le divine quadrella

diario 28/8/2017

Vallo a capire come e perché quel giorno avevano licenziato un cantoniere che lavorava con mio nonno. Sta di fatto che quel giorno la moglie venne a casa dei miei nonni e venne a piangere. Il fiduciario del fascio, suo lontano parente, lo aveva preso di mira perché voleva un terreno.  

Piangeva accoratamente questa povera donna con 5 figli. E mio nonno che era sorvegliante aveva chiuso le finestre per evitare che qualcuno la vedesse dentro la sua casa. Mia nonna cercava di rincorarla evocando la giustizia provvidenziale del Signore ma il pianto raggiunse il culmine. 
Allora la donna si buttò a terra e si inginocchiò. Pregò forsennatamente, si strappò i capelli e disse “maledetto, c’edda venì na goccia au core”. 
Ricorreva di lì a qualche giorno la Pasqua. Proprio quel giorno il fiduciario fu colpito da un infarto e morì. Questo raccontano le cronache della mia famiglia originaria di Benevento. 


Impaurissi il vecchio, ed al comando / obbedì. Taciturno incamminossi / del risonante mar lungo la riva; / e in disparte venuto, al santo Apollo / di Latona figliuol, fe' questo prego: / Dio dall'arco d'argento, o tu che Crisa / proteggi e l'alma Cilla, e sei di Tènedo / possente imperador, Smintèo, deh m'odi. / Se di serti devoti unqua il leggiadro / tuo delubro adornai, se di giovenchi / e di caprette io t'arsi i fianchi opimi, / questo voto m'adempi; il pianto mio / paghino i Greci per le tue saette. / Sì disse orando. L'udì Febo, e scese / dalle cime d'Olimpo in gran disdegno / coll'arco su le spalle, e la faretra / tutta chiusa. Mettean le frecce orrendo / su gli omeri all'irato un tintinnìo / al mutar de' gran passi; ed ei simìle / a fosca notte giù venìa. Piantossi / delle navi al cospetto: indi uno strale / liberò dalla corda, ed un ronzìo / terribile mandò l'arco d'argento. / Prima i giumenti e i presti veltri assalse, / poi le schiere a ferir prese, vibrando / le mortifere punte; onde per tutto / degli esanimi corpi ardean le pire. / Nove giorni volâr pel campo acheo / le divine quadrella.

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Profilo problematico del buonista

diario 22/8/2017

Insomma, schematizzando al massimo, l'umanità si divide in GAUDENTI e DOLENTI. I GAUDENTI si dividono in cattivisti e buonisti. I cattivisti sono egoisti e cretini. I buonisti sono altruisti e intelligenti perché sanno che non ci può essere gaudio vero e duraturo se ci sono i dolenti. Anche i DOLENTI non hanno tanta voglia di uscire dalla dolenzia. Dunque i buonisti hanno il duplice compito di convertire i cattivisti GAUDENTI e di aiutare i DOLENTI spesso sfaticati. 
Conclusione: È difficile essere un buonista! 

Essere un buonista è come essere malato e credo che il più malato di tutti sia il papa. Una malattia d’amore, certo, ma che sempre malattia è. E a scanso di equivoci devo dichiarare che pure io lo sono… 

All’interno dello schieramento buonista dunque c’è chi vorrebbe convertire i cattivisti gaudenti con molte prediche e sermoni e quelli che vorrebbero aiutare a modo loro i dolenti. 
Questi ultimi buonisti si dividono a loro volta in chi è disposto ad aiutarli direttamente magari adottando figli o intere famiglie di immigrati, facendo elemosine favolose etc. e chi vorrebbe organizzarli auspicando che essi si aiutassero un pò da soli magari evitando di spendere soldi nei tatuaggi, cercando di non abbandonare gli studi, cercando il lavoro piuttosto che i numeri al lotto delle slot, insomma cercando di non essere tanto pigri… pardon… depressi.

Questo ultimo tipo di buonisti è il più esposto ad andare in crisi. Perché più conosci veramente i dolenti e più li prendi in antipatia constatando a quanti vizi e a quante stupidaggini sono soggetti. Il massimo si raggiunge quando conosci ex dolenti che diventano gaudenti. Perché scopri che sono loro i più cattivisti dei cattivi. 

Poi, come ho detto, c’è chi si dedica a convertire i gaudenti che non rivelano subito la loro natura cattivista, ma lo sono. Perché essi sono sempre sorridenti, ottimisti, concreti. Loro hanno per filosofia il principio che la vita è bella e che bisogna godersela. Riempiono le pagine dei rotocalchi e sono i signori del gossip. Molti fanno elemosine che tra loro si chiamano opere di beneficenza. Alcuni di loro lavorano e si alzano presto la mattina per farsi un mazzo così, naturalmente nella propria azienda, per mandarla avanti e per dar da mangiare ai dipendenti che spesso sono sfaticati o, peggio, sono sindacalizzati. 
Se li ascolti dopo che hanno bevuto un bicchiere di vino, esce fuori tutto il loro io che ha creato la fabbrica, la famiglia, forse anche il mondo intero che loro modellerebbero con quattro cose ben fatte. 
Nel privato emerge tutta la voragine edonistica di cui sono capaci. Ville con le pareti ricoperte di oro, aerei privati, motoscafi e giocattoli di lusso, corna e burlesque senza i quali non saprebbero più vivere. Insomma i divertimenti noiosi dei sazi che non sanno più immaginare cosa è la miseria. 

E il buonista che vorrebbe convincere questi soggetti a pagare le tasse, magari non troppe, a fare investimenti socialmente utili, a non corrompere i politici etc. !! Personaggio più assurdo ancora quando incappa in arricchiti di mafia o più semplicemente di malaffare che nel gergo loro si chiama FORTUNA. 

Adesso ditemi voi come può fare un buonista a non radicalizzarsi una volta sperimentata per lungo e per largo la situazione. Se persino nostro Signore Gesù perse la pazienza di fronte a quelli che avevano messo le bagattelle dentro il tempio e dette segno inequivocabile di radicalizzazione...

Islamica ovviamente.

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Un bel pericolo!

diario 2/8/2017

Caro Giamba hai corso un bel pericolo nel commentare un mio scritto e peggiore ancora nel leggerlo. Dovresti sapere che sempre il delirante contagia fulmineamente chi entra in rapporto con lui. Figurati quello che appartiene alla setta platonico-giudaico-cristiana. 

Quelli sono veramente come il virus del morbillo, o come quello della peste bubbonica, o dell’AIDS. Pensa che i romani più li uccidevano e li perseguitavano e più essi si rigeneravano. 
Proprio come i virus, subdolamente penetrarono nel loro corpo sociale e lo sgretolarono. 

Ma io sono ancora più pericoloso. Eh già. Perché oltre a questo sono pure marxista e un fanatico einsteiniano. 
Tu non hai proprio idea di quale voragine sia quella in cui sei caduto. 
Ammaliante come una Nepenthes, struggente come il canto delle sirene, affascinante come la meccanica quantistica. 
Ti ritroverai smarrito come Dante nella selva oscura, in piena crisi con te stesso, pronto a imitare il giovane Werther e a scrivere le ultime lettere come Jacopo Ortis. 

Ciao e buona conclusione.




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Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

Andamento dell'indice di Gini secondo la Banca d'Italia

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Edizioni Il Margine 2012

Fiore d'ortica

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Ricordiamocelo

Una tortina per i giovani

Centrale nucleare di Latina

Ciclamino

                             
                     
                   
     

 

 

Abbazia di Fossanova

 

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