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Vincenzo10

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Ma la proposta al cor d'Agamennóne non talentando....

diario 27/7/2017

Ma cosa è veramente la superbia? Che cosa contiene in se di tanto terribile da finire spesso per essere ammirata?. E di conseguenza anche la prepotenza che ne è l’espressione operativa ? 
Non ho trovato, vi assicuro, nulla di più espressivo che l’episodio che viene narrato nell’incipit dell’Iliade. Perciò vi prego di rileggerlo attentamente nella traduzione di Vincenzo Monti che fa da riferimento comune a tutti quelli che hanno avuto la fortuna di impararlo a memoria nella scuola italiana degli anni 60. Anzi, rileggiamolo insieme. 
Io ho riletto anche l’episodio dei bravi, il braccio prepotente armato del superbo Don Rodrigo allorché impongono a Don Abbondio di non celebrare il matrimonio. E in realtà I promessi sposi sono un capolavoro che ruota molto di più della stessa Iliade sul tema della prepotenza. 

Ma l’efficacia espressiva di Omero nell’episodio introduttivo di un testo agli albori della civiltà greca per me non ha uguali. 
Oggi perciò voglio proporvi il passaggio in cui Crise si è avvicinato alle navi, ha implorato e attende la risposta di Agamennone. 
- Al prego / tutti acclamâr: doversi il sacerdote / riverire, e accettar le ricche offerte. / Ma la proposta al cor d'Agamennóne / non talentando, in guise aspre il superbo / accommiatollo, e minaccioso aggiunse: / Vecchio, non far che presso a queste navi / ned or né poscia più ti colga io mai; / ché forse nulla ti varrà lo scettro / né l'infula del Dio. 

Se notate il gesto arrogante si svolge in contrapposizione all’acclamazione di tutti. Perché la gente presente, il popolo di guerrieri greci, vorrebbe riverire il sacerdote. Ritiene giusto anche accettarne le ricche offerte perché si rende conto che su Criseide c’è un diritto di guerra da parte di Agamennone e non vorrebbe che sia fatto torto nemmeno allo stesso Agamennone. 
E’ gente che parla, rumoreggia, parteggia espressamente e manifesta un senso di saggio equilibrio. Ma è proprio questa proposta che non è “talentata” , non è gradita “al cor” del “superbo” e scatena la reazione dispregiativa e altezzosa molto tipica di un modo di esprimersi che conosciamo ma non ci facciamo più molto caso. 

Per esempio quando a uno viene detto “rottame”….. ma questo è un altro discorso. 

Proviamo ora con l’immaginazione a trasportare l’episodio nel nostro novecento. Un uomo in divisa con molte stellette è al posto di Agamennone, un ebreo è al posto di Crise e intorno un popolo di soldati che come dissero a Norimberga non fanno altro che obbedire e un popolo di civili che pensa di non sapere, che non solo non dice nulla ma partecipa alle sfilate osannanti il capo. Il resto lo conosciamo.  

C’è un motivo che mi spinge a ricordare che la superbia è considerato dalla religione il peggiore tra i sette vizi capitali. Ma questo è un altro discorso che farò più in la.



permalink | inviato da Vincenzo10 il 27/7/2017 alle 20:34 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


Chi è Crise per Agamennone se non un rompicoglioni?

diario 22/7/2017

Non sono soddisfatto della mia riflessione del post precedente. 
Perché l’episodio da me citato di S. Agostino porta a cercar di caratterizzare la mentalità fascista come gusto per gli spettacoli cruenti. Il che non è vero. 
Mentre invece è vera l’ammirazione per il santo manganello come strumento per tenere a bada gli accattoni rompiscatole che fanno disordine. 
Quindi non lo spettacolo delle belve che dilaniavano i cristiani al Colosseo o anche quello della corrida che si svolge ancora in Spagna ma piuttosto lo spettacolo del domatore di belve e di animali che si può vedere in un normale circo equestre. 

Oltre al manganello i fascisti usavano la camicia nera col motto “Me ne frego” che, a pensar bene, è il complemento logico dell’uso del manganello perché chi si mette all’opera deve contenere l’istinto della compassione. Come un tarlo rischia di incrinare l’azione domatrice violenta. 

E così oggi sono giunto a vedere bene la connessione tra il manganello e il suo motto. 

Chi è Crise per Agamennone se non un rompicoglioni? Ora c’è un particolare che mi era sfuggito. E cioè che la gente come Agamennone non ha alcun bisogno di comprimere il sentimento di compassione perché forse non lo conosce da quando è nato o forse perché ha avuto una infanzia difficile o altro. Cosicché la ossessiva ripetizione del “Me ne frego” non serve a chi agisce ed è un prepotente attivo ma a chi sta dietro e che rischia di impietosirsi se lo spettacolo si fa troppo cruento. 
Sono loro i prepotenti passivi che impararono a rimuovere la compassione girandosi da un’altra parte o facendo finta di non sapere cosa fossero le deportazioni. O oggi del modo in cui vive circa un miliardo di persone sparse nel mondo. O del modo in cui vengono sottratte le risorse per garantire il benessere.



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Sto riflettendo

diario 21/7/2017

Sto riflettendo sul fatto che fascismo e comunismo più che di categorie politiche siano espressioni di categorie psicologiche o dell’anima se si vuole. 
Vi ripropongo questi versi dell’Iliade: Degli Achivi era Crise alle veloci / prore venuto a riscattar la figlia / con molto prezzo. In man le bende avea, / e l'aureo scettro dell'arciero Apollo: / e agli Achei tutti supplicando, e in prima / ai due supremi condottieri Atridi: / O Atridi, ei disse, o coturnati Achei, / gl'immortali del cielo abitatori / concedanvi espugnar la Prïameia / cittade, e salvi al patrio suol tornarvi. / Deh mi sciogliete la diletta figlia, / ricevetene il prezzo, e il saettante / figlio di Giove rispettate. - Al prego / tutti acclamar: doversi il sacerdote / riverire, e accettar le ricche offerte. / Ma la proposta al cor d'Agamennóne / non talentando, in guise aspre il superbo / accommiatollo, e minaccioso aggiunse: / Vecchio, non far che presso a queste navi / né or né poscia più ti colga io mai;/ ché a nulla ti varrà lo scettro / né l'infula del Dio. Franca non fia / costei, se lungi dalla patria, in Argo, / nella nostra magion pria non la sfiori / vecchiezza, all'opra delle spole intenta, / e a parte assunta del regal mio letto. / Or va, né m'irritar, se salvo ir brami.

Ecco questa è la descrizione di una prepotenza. 
Voi direte che nessuno simpatizza per Agamennone. Eppure io vi cito un episodio riportato da S. Agostino. Non mi ricordo bene se nelle Confessioni o se nella Città di Dio. 
Dunque lui racconta che quando era a Roma e insegnava, aveva un allievo che già era diventato cristiano. Eppure non riusciva a far a meno di andare al Colosseo a vedere spettacoli di sangue. Lui raccontava che seppure andasse lì solo perché in compagnia di amici e per quanto si determinasse a “non guardare” nei momenti più crudi, alla fine non sapeva resistere alla tentazione di vedere l’uccisione. 

Voi direte: avere curiosità per l’uccisione o per il sangue non vuol dire né essere dei prepotenti né essere dei fascisti (come categoria dello spirito). Ma ne siete sicuri? Perché secondo voi quando il fascismo stava per raggiungere il potere non gli sbarrarono la strada? 

Ecco la risposta. Coloro che stettero a contemplare ne avevano le tasche piene dei socialisti e degli scioperi, così loro che non avrebbero avuto animo per agire violentemente, avallarono la prepotenza esplicita altrui. 
Perché – tante grazie signori – fino a che il sotto messo si presenta come un Crise è facile sentirsi contro Agamennone, ma quando si presenta come un miserabile accattone piuttosto rompiscatole i tipi come Agamennone fanno comodo e sono simpatici.



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Uno che crede nella supremazia del più forte e perciò odia i deboli

diario 17/7/2017

Non sono perfetto nel mio modo di esprimermi. Ma se ci guardiamo intorno vediamo tante persone che ammirano i forti semplicemente perché vincono e non stanno a badare su cosa e perché vincono. 
Loro spesso chiamano i forti sempre vincenti "I VIP" e i deboli sempre perdenti "GLI SFIGATI". 
Durante il fascismo il forte di allora aveva in mano anche il manganello e il popolo più vedeva il manganello e più acclamava il regime. 
Era più fascista il popolo che i fascisti che stavano al potere.....basta ricordare i fanatici dei piccoli paesi e i loro soprusi. 
Il motto era “me ne frego” ma di cosa te ne dovevi fregare? 
Certamente delle lacrime dei sopraffatti. Delle mogli e dei figli di chi era stato trattato a purghe e manganello o che aveva perso il lavoro. 
Certo, poi c’era anche la previdenza sociale e tanti benefici materiali tra cui la bonifica dell’agro.



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I fascisti

diario 16/7/2017

Il fascista è uno che crede nella supremazia del più forte e perciò odia i deboli. 
Fin da quando il fenomeno migratorio ha cominciato a essere consistente la mentalità fascista ha cominciato le sue canzoni. Prima gli italiani. No a quelli che delinquono. Mica possiamo accoglierli tutti. Aiutiamoli a casa loro. 
Il risultato di questa propaganda è che la procedura di accoglienza è stata fatta male e la gente si è lasciata convincere che i migranti sono il Male. 
Il buon cuore degli Italiani - quello si da andarne orgogliosi – si è corrotto. 

La logica, non Salvini, ci dice che certamente, se il numero continua a crescere l’Italia dovrà pervenire a soluzioni drastiche verso i migranti . Ma anche contro l’Europa.

Comunque c’è modo e modo. 
Quello dei fascisti oggi si caratterizza per la rimozione della memoria e chi va appresso alla loro istigazione dovrebbe aprire il libro di storia e ricordare l’aggressione Italiana all'Etiopia quando furono trucidati i monaci di un intero monastero e furono usati i gas asfissianti verso uno stato riconosciuto dalla società delle nazioni. Con la scusa che loro erano schiavisti. 
Ricordare loro la canzone “Faccetta nera” e ciò che veramente ne significano le parole. Infine quel patriottismo fascista che si esprimeva con le parole “Un posto al sole per gli italiani”.



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La ricchezza familiare netta data dalla somma delle attività reali ( immobili, aziende e oggetti di valore) e dalle attività finanziarie ( depositi, titoli di Stato, azioni, ecc.) al netto delle passività finanziarie ( mutui e altri debiti) presenta un valore mediano ( cioè quello detenuto dalla famiglia che occupa la posizione centrale nella distribuzione della ricchezza) pari a 143.300 euro. Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza negativa è aumentata al 4,1 per cento dal 2,8 nel 2010 . La concentrazione della ricchezza misurata in base all’indice di Gini è pari al 64 per cento in aumento rispetto al passato ( era il 62,3 per cento nel 2010 e 60,7 nel 2008)
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