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Vincenzo10

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E’ il momento di Di Maio

diario 18/8/2019

Mi sbaglierò ma sento e penso che questo è il momento di Di Maio. La mossa del cavallo non è stata quella di Salvini ma l’improvviso voltafaccia di Renzi. Di Maio ( Conte) ora ha più tempo grazie a Renzi. Ma a parte questo evento a lui favorevole, è la logica politica che gli dona la leva principale. Se non si fa prendere dal panico potrà vincere la partita di oggi “alla grande”. 
Ecco perché (secondo me). 

Primo. In parlamento i sondaggi non sono voti né i voti europei della lega contano qualcosa. I 5S hanno la più grande rappresentanza parlamentare uscita dalle urne e sono la prima forza. A Di Maio (o a Conte) spetta ancora il tentativo di formare un nuovo governo. 

Secondo. Di Maio può vantare pubblicamente il metodo seguito fin dall’inizio quando affermò che i 5S avrebbero formato un governo con CHIUNQUE avesse sottoscritto un preciso, pragmatico, contratto. Redatto per punti. Si era rivolto per primo al PD ritenendolo più omogeneo. Poi le cose andarono diversamente, ma non per volontà dei 5S. 

Terzo. Il capolavoro di comunicazione politica, se ci sa fare, è che potrebbe presentare il calo dei sondaggi dei 5S come segno che i 5S sono una seria forza parlamentare che non dipende dai sondaggi e che pur di conseguire gli obiettivi suoi propri e nello stesso tempo essere leale nei confronti dell’altra parte contrattuale, hanno inghiottito episodi lontani dalla loro sensibilità politica ( e qui potrebbero citare il 25 aprile) oltre al calo nei sondaggi. Possono rivendicare alcune conquiste economiche valide secondo loro e far pesare l’irresponsabilità politica e il tradimento del progetto racchiuso nel contratto. Sono essi, i Leghisti, i tossicodipendenti dei sondaggi, gli antiparlamentari nel senso più bieco. Coloro che pur di afferrare al volo il momento favorevole hanno sfiduciato Conte, e hanno rotto un contratto solennemente sottoscritto. 

Quarto. Di Maio può presentare ciò che è avvenuto come un qualcosa di prevedibile che, come tale, non ha sconvolto granché il movimento perché si tratta solo di rinegoziare il contratto con un'altra forza politica stavolta resasi disponibile. 

Quinto. Il problema secondo me sta nelle mani sue. Deve stare molto accorto al linguaggio di Salvini, smontarne gli argomenti con perizia e contrapporre alla sua aggressività una comunicazione calma, fondata sulla forza di chi ha tranquillamente ragione. Una comunicazione intelligente può aiutare la formazione di un governo PD-5S a guida Conte mediante un nuovo contratto, presentandolo come un governo di responsabilità nazionale che continua l’opera intrapresa nella prima parte della legislatura. In fondo loro sono stati i veri, unici e assoluti vincitori della legislatura, a loro spetta il compito di guidarla e portarla a termine. I sondaggi non contano un fico secco. 

Sesto. La tattica di Salvini è ormai compromessa. Si sa che ha ripreso contatti con Berlusconi tant’è che subito ha cominciato a criticare il reddito di cittadinanza (da sempre il più inviso provvedimento del governo da parte di Forza Italia). Uno così gioca le sue tattiche facendo ripetute giravolte. Oggi fa credere che si è quasi pentito e sarebbe disposto a offrire a Di Maio la presidenza del consiglio. Domani ricomincia con Meloni e dopodomani con Berlusconi. Gioca a non farsi capire. Fa finta di aver paura di una nuova maggioranza che lo manderebbe all’opposizione. Ma non ne ha paura veramente. Gli serve per allargare i contrasti tra i dirigenti e rappresentanti 5S. 

Settimo. Il popolo del 4 marzo 2018 non aveva votato il governo ma i partiti. Alcuni avevano votato i 5S (32%circa) e Lega (17% circa), altri il PD (18% circa). E questi partiti si erano presentati su posizioni opposte e di duro scontro politico. Il governo giallo-verde è STATO PARTORITO IN PARLAMENTO CON UN METODO PIUTTOSTO INSOLITO. 
SOLO DOPO questo parto del parlamento è stato apprezzato dagli elettori nei sondaggi. Perciò nulla vieta di pensare che vi possa essere un secondo parto e che possa avere tra gli elettori un esito altrettanto felice. 

Infine. Di Maio può sempre vantare di rappresentare un movimento severo, intransigente, sulla questione morale. Se qualcuno dei suoi non viene acciuffato con le mani nella marmellata può continuare a ribadire la questione morale anche se ormai lo potrà fare solo piuttosto pragmaticamente. Nessuno dimentica che hanno salvato Salvini sulla Diciotti. 


PS. Vorrei precisare che io non ho particolari simpatie per i 5S, semmai più per il PD di Zingaretti. Oggi 17 agosto, stando al sito dell’Ansa, Calenda avrebbe detto con quel suo linguaggio ultra-semplificante "Con i grillini il Pd è finito. Elezioni subito o farò un altro partito" e “se cade il governo elezioni subito” in un'intervista al quotidiano Il Foglio. In un altro tweet dopo aver proposto una sua squadra di governo dice “mai allearsi coi fascisti per battere i fascisti” 
Ecco questo è per me un altro ennesimo esempio di come si fa harakiri. 
Alcuni miei amici del PD la pensano come lui e dicono che “non bisogna mostrare di aver paura delle elezioni subito” Ecco…. Ritorna la paura… quella bestia nera che se ti prende sbagli perché cedi e se la domini sbagli perché ti suicidi per dimostrare di non aver paura. 
Per il PD non è il caso di andare alle elezioni subito. Questo lo capisce anche un bambino. 
Ma non per questo è disonorevole partecipare a un tentativo di accordo con i 5S. L’omologazione al neofascismo di Salvini è sempre stato un errore imperdonabile. Lo commettono chi ha ispirazioni di tipo liberale. Berlusconi odia i 5S più di Salvini per ragioni “di classe” e, non a caso, è contro il reddito di cittadinanza. Certo – ammesso e non concesso che i 5S sappiano attenersi a una strategia di buon profilo quale quella da me accennata e non cadano nelle trappolette di Capitan Fracassa contrapponendogli altrettante trappolette - una volta che Mattarella abbia riaffidato un incarico a Conte (una discreta figura politica che magari ci fosse nel PD) non vedo proprio perché il PD debba riprendere a mangiare i pop corn e aspettare che la crisi venga gestita da Mattarella che magari darà l’incarico a Cottarelli.


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permalink | inviato da Vincenzo10 il 18/8/2019 alle 7:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
INDAGINE DEL 2016 Il reddito medio delle famiglie italiane rilevato dall'indagine sul 2016, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato dalla precedente indagine sul 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell'11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell'anno. La crescita è stata sospinta dall'aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente sia del numero di percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota di nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare. Secondo le famiglie, il reddito avrebbe continuato a crescere anche nel corso del 2017. È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall'indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso. È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L'incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all'estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato. La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Come in passato, il calo ha riflesso quasi interamente la caduta dei prezzi delle case. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012 
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