.
Annunci online

Lapolarizzazione

forme economiche alternative

Vincenzo10

Blog letto
1 volte

Quali speranze rappresentano i gilet gialli?

Politica e attualità 17/1/2019

Nei due ultimi sabati (l’ottavo e il nono) da quando è cominciata la protesta dei gilet gialli francesi non si è notata una vera riduzione dei manifestanti. Zappando su youtube mi hanno impressionato non tanto i cortei di Parigi quanto un grande corteo pacifico a Tolosa del 12 gennaio. 
Sembra gente determinata che protesta perché desidera più salario e più pensione (lavoratori) oppure contro le tasse e contro l’euro ( un ceto medio arrabbiato). Di fronte a proteste del genere chi sta al governo pensa a tamponare la situazione, chi sta all'opposizione pensa a utilizzarla per buttar giù il governo e chi come me è socialista nell'anima cerca di capire se si preannuncia una trasformazione strutturale e sociale nell'ambito dell’evoluzione del sistema capitalistico.  

Come dicevo sotto metafora nell'ultimo post. Una grande pista a spirale pseudo-circolare rappresenta il PIL che, a ogni giro può allargarsi esternamente – e allora si è in crescita – o restringersi – e allora si è in recessione. Che il PIL possa rimanere stabile, non è considerato quasi da nessuno una condizione migliore della crescita perenne.  Che strano mondo… eppure se andiamo a vedere bene osserviamo 1) che il valore assoluto del PIL andrebbe a rapporto con la popolazione e 2) che bisogna tenere conto della qualità del PIL prima di decidere se stiamo bene o male. Perché... dove sta scritto che un aumento quantitativo del PIL – senza alcun’altra specificazione – deve essere di per sé un fatto buono per tutti?  

Sempre con la stessa metafora della gara dei cocchi, ci si potrebbe chiedere a che serve, in fondo,  un arbitraggio puro e disinteressato.  
Nelle partite di calcio un buon arbitraggio salva lo spettacolo del quale fruiscono gli spettatori che hanno pagato il biglietto. Ma nel caso dell’economia protegge i consumatori, cioè tutti noi quando sempre lo diventiamo. Di tutte le regole di cui è necessaria la stretta osservanza, la regola essenziale della gara è che il “prodotto ovvero la merce” sia conforme a ciò che è scritto sull'etichetta. Questo vale con assoluta evidenza per la produzione alimentare e per quella sanitaria. Ma certamente vale per ogni altro ramo della produzione. In seconda battuta vengono le regole con cui il prodotto viene prodotto ovvero le regole di utilizzo del lavoro e di rispetto dell’ambiente. Poi le regole sulla lealtà della concorrenza e poi le altre su cui non mi dilungo. 
Un aspetto sconcertante della gara dei cocchi è come gli abili cocchieri riescano a sedurre la dea DOMANDA in modo che essa rivolga i suoi raggi viola  verso di loro. Si chiama marketing quella parte di investimento che allo scopo di pubblicizzare il prodotto,  non si ferma alla semplice proposta informativa e procede con metodologie persuasive subdole, seducenti, aggressive. Lo scopo di questa studiatissima disciplina del commercio è quello di creare o modificare la DOMANDA. Anche qui ci sono regole dedicate all’uso di queste tecniche di vendita. Però bisogna considerare che queste tecniche non manipolano merci o cose ma persone e creano un’atmosfera culturale di cui tutti siamo imbevuti. Le regole sul marketing sono più un paravento che un vero freno all’invasione degli spot, dei messaggi e di una vera velenosa cultura.  Il che merita un approfondimento che farò in seguito. 

Oggi ho approfondito l’aspetto dell’arbitraggio perché come dicevo nel post precedente  « oltre ad esercitare la vigilanza arbitrale, un governo nazionale ha anche la pretesa di “indirizzare l’economia”. Il che significa a) creare un proprio settore pubblico  e b) favorire alcune imprese mediante incentivi e sussidi. Spesso, dietro questa pretesa si perde la funzione primaria che è quella di arbitro imparziale.» 
Non mi stupisce dunque quel che ho letto da poco. L’intervento di Mario Draghi al convegno “Il mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” del novembre 2009 come riportato da Marco Cobianchi nel libro dal titolo “Mani bucate” del 2011 editore Chiarelettere. 
« I sussidi alle imprese sono stati generalmente inefficaci. Si incentivano spesso investimenti che sarebbero stati effettuati comunque; si introducono distorsioni di varia natura penalizzando frequentemente imprenditori più capaci. Non è pertanto dai sussidi che può venire uno sviluppo durevole delle attività produttive» . Un mese dopo osservava. «Un’indicazione statistica fondamentale è che è più proficuo investire le risorse pubbliche nella effettiva applicazione delle leggi piuttosto che nell'erogazione di sussidi » che è il concetto che metto in evidenza perché, allo stato attuale del ragionamento, il mio modesto buon senso dice che è giusto. Anche se non me la sento di affermare che sarebbe meglio che lo stato si limitasse ESCLUSIVAMENTE al suo ruolo di arbitro imparziale. 

Se il governo di uno stato a prevalente economia capitalista non può limitare la sua funzione al mero arbitraggio, ci si deve chiedere che cosa può fare di fronte alla grande pista a forma di ruota e di fronte a 4,3 milioni di imprese per loro natura “anarchiche”. Difficile pensare che un governo possa cambiare la forza anti-egalitaria insita in un modo di produzione così diffuso e radicato. Per cui, a meno di non far ricorso a un massiccio sviluppo dell’industria di stato (eventualità ipotetica di cui mi occuperò dopo), le speranze di combattere il capitalismo attraverso una serie di riforme strutturali – ammesso e non concesso che sia mantenuto un sufficiente livello di consenso – tenuto conto oltre che della logica, dell’esperienza italiana - devono essere abbandonate anche sotto l’aspetto teorico. La via italiana al socialismo di memoria togliattiana e nenniana è stata, nei migliori suoi giorni, un mezzo per ottenere alcuni diritti – del resto importantissimi - per il popolo lavoratore. Ma la lezione che se ne è tratta è che tranne qualche freno, non è stato possibile arginare attraverso maggioranze governative la grande forza distruttiva che il capitalismo esprime anche con la sovrastruttura culturale e la corruzione politica. Danni sempre maggiori per l’umanità e per l’ambiente in cui si vive. 
Tenendo conto di questa abissale grandezza del problema che abbiamo di fronte, anche limitandosi alle possibilità di micro-interventi, è difficile pensare che un governo nato dopo promesse elettorali fuori misura e accordi tra forze eterogenee, riesca a concentrare sufficientemente in pochi punti qualificanti un'unica INTENZIONE. In particolare quella che si esprime nella realtà della manovra finanziaria. E’ difficile che un governo pervenga alla finanziaria avendo occhi liberi di osservare il grande spettacolo del sistema economico e mani libere per potervi operare conformemente ai progetti e alle promesse agli elettori. Se non altro perché il sistema è dotato di una certa inerzia e, come un fiume dal percorso già tracciato, cammina secondo i provvedimenti precedenti…. molti dei quali non possono essere aboliti. 

Comunque, nell'ambito delle micro-possibilità, la peggiore, secondo me, è quella di dar vita a governi ibridi nelle intenzioni. Partiti che già sono interclassisti per motivi elettorali, si contrappongono tra loro sulla base di concetti inerti quanto inutili. Per esempio si dice cambiamento o si dice popolo o si dice riforma e tutto per illudere le persone di poter accontentare tutti senza scontentare nessuno.  Direbbe Di Pietro “Governi cerchio-bottisti”. 
Il reddito di cittadinanza varato dai 5stelle come la quota 100 per le pensioni varata dalla Lega si iscrivono nella categoria di interventi redistribuivi finanziati dal DEBITO. Non gli è passato nemmeno per l’anticamera del cervello che avrebbero potuto limare i patrimoni, rimettere l’imu o altri provvedimenti e cercare di ridurre la sofferenza sociale proponendola direttamente alla classe dei portafogli. Perché questa è materia che scotta. Oggi come oggi dire che i grandi patrimoni sono stati accumulati attraverso meccanismi iniqui e che per il principio di solidarietà dovrebbero essere limati per sollevare la povertà è un eresia che nemmeno i 5 stelle hanno avuto il coraggio di sostenere. Non avendo il coraggio di parlare dei patrimoni hanno aizzato i cittadini contro gli stipendi dei politici, hanno fatto della classe politica l’unico ( anche se meritato ) bersaglio del pubblico disprezzo e si sono presi l’appellativo di “populisti” da chi  “anti-populista”  si è guardato bene dallo scomodare i ricchi per invitarli alla solidarietà. Anche nel momento più acuto della passata recessione. 
Certo, io ora sto ripetendo una mia opinione già espressa fin dai primi post su questo tema. Ma mi propongo di argomentarla con più di qualche considerazione fino a maturare un sufficiente bagaglio culturale che mi consentirà di valutare la finanziaria attuale, varata dal governo gialloverde, sotto il profilo dell’impatto sociale.               

L’idea di condizionare lo sviluppo del sistema capitalistico sia attraverso l’industria di stato sia attraverso incentivi e sussidi alle imprese è sempre stata ossessivamente presente nella testa dei governanti. Riguardo alle possibilità di uno sviluppo strategico dell’industria di stato ne parlerò più in là. Ma ora mi preme fissare il concetto che gli incentivi e i sussidi sono una causa primaria della corruzione e della degenerazione dell’intero sistema. Moltissimi studiosi che hanno studiato la storia degli aiuti di stato arrivano alla conclusione che lo stato deve fare lo stato e non il bancomat delle imprese.  
Oltre a ciò è da ritenersi sbagliato dare soldi affinché le imprese assumano più agevolmente perché ognuno che ha sentito parlare un imprenditore sa che non si può assumere se non c’è sufficiente domanda e sa anche che la stessa precarietà dell’assunzione è figlia di una domanda fluttuante o instabile. Ragion per cui dato un incentivo, l’imprenditore fa quel tanto che gli serve per intascare formalmente l’incentivo e poi appena può si libera della mano d’opera superflua. Stressando questo ragionamento, penso che un solo lavoratore in più, anche se offerto gratuitamente dallo stato, creerebbe al vero imprenditore un certo problema di dove metterlo e di cosa fargli fare. 
Un aspetto del reddito di cittadinanza è quello per cui, come ha detto Di Maio, “se un imprenditore assume un possessore del reddito di cittadinanza riceve lui lo stesso reddito come premio per l’assunzione del lavoratore per 18 mesi”. Un incentivo all'assunzione, dunque, che in base alla mia "teoria" NON funzionerà in modo significativo e duraturo. 
Fra l’altro il sistema complessivo italiano è già in fase di stagnazione e date le sue grandi dimensioni e numerose interconnessioni internazionali, non è con qualche micro-intervento che può invertire la sua rotta. Per esempio. Risentirà della Brexit sicuramente. 

Durante il convegno – già citato - della Banca d'Italia “Il mezzogiorno e la politica economica dell’Italia” del novembre 2009, gli economisti Giorgio Gobbi e Luigi Cannari presentarono un loro studio. Ma ripeto che non sono stati né unici né rari. 
« Gli incentivi hanno un effetto modesto sugli investimenti. I fondi pubblici sostituiscono i capitali privati, il credito agevolato riduce quello a tassi di mercato, senza che vi siano significativi incrementi nella scala di attività delle imprese » Carlo Triglia dell'università di Firenze, illustrando a chi e a che cosa servono davvero i soldi pubblici concessi alle imprese, dice: « Se si continuano a erogare, la classe politica locale sarà selezionata e valutata non sulla base della sua capacità di dare risposte a problemi collettivi, ma di moltiplicare benefici selettivi a gruppi particolari. Con il risultato che, nel tempo, questo tipo di offerta politica crea sfiducia nell'azione collettiva e alimenta opportunismo. E’ una concezione della politica basata sulla distribuzione di favori e quindi deprime a sua volta indipendentemente dalle radici storiche il capitale sociale ».  Il capitale sociale citato da Triglia consiste in quell'insieme di norme e di comportamenti collettivi anche non codificati che fanno di un indistinto gruppo di persone una comunità. I sussidi intaccano la possibilità di creare una comunità perché innescano una sorta di dipendenza elettorale da parte dei politici e di dipendenza politica da parte degli imprenditori. 


CONTINUA

Precedenti post stesso argomento:
1) Le opinioni di Renzi           08/11/2018
2) La coscienza di classe è la chiave  etc. 14/11/18
3) I tories, i laburisti e gli italiani     21/11/2018 
4) Il carattere spietato del modello capitalistico etc. 29/11/18   
5) La polarizzazione della sofferenza sociale   08/12/2018
6) La vasta area del mal d’essere        17/12/2018 
7) La perenne gara dei cocchi      04/01/2019 


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capitalismo democrazia nuovo socialismo

permalink | inviato da Vincenzo10 il 17/1/2019 alle 14:35 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia
dicembre        febbraio
Categorie
tags
compassione nuovo socialismo democrazia partito democratico capitalismo
Link




Anna Oliverio Ferraris - Chi manipola la tua mente? ripubblicato nel 2016 in edizione digitale da Giunti con ISBN 9788809847071. Un libro che merita di essere letto perché arricchisce la conoscenza delle nuove strategie e tecniche di persuasione.

Foto della manifestazione del 25 aprile 2019 organizzata da una miriade di associazioni e comuni dei Castelli Romani.

Foto della manifestazione a Torino in difesa del clima del 15 marzo ripresa dal sito di Repubblica. Lo striscione collega giustamente il clima alla lotta per cambiare il sistema socioeconomico.

Vance Packard I persuasori occulti un classico del 1957 con un epilogo aggiunto negli anni ottanta dallo stesso autore. Editore: Einaudi Anno 2015 EAN: 9788806227883

IMMAGINE RIPRESA dal sito de IL MESSAGGERO 11 Febbraio 2019 «Latte, prezzo troppo basso: monta la protesta dei pastori sardi, minacciato lo stop del voto »

Thomas Piketty, Le capital au XXIe siècle Copyright Editions du Seuil 2013; Edizione GIUNTI Editore SpA /BOMPIANI 2017 ISBN 978-88-58-77305-5 Le distinzioni sociali non possono che fondarsi sull'utilità comune. Articolo 1 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino - 1789

Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
INDAGINE DEL 2016 Il reddito medio delle famiglie italiane rilevato dall'indagine sul 2016, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato dalla precedente indagine sul 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell'11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell'anno. La crescita è stata sospinta dall'aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente sia del numero di percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota di nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare. Secondo le famiglie, il reddito avrebbe continuato a crescere anche nel corso del 2017. È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall'indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso. È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L'incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all'estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato. La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Come in passato, il calo ha riflesso quasi interamente la caduta dei prezzi delle case. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012 
Banca d’Italia. STATISTICHE. I bilanci delle famiglie italiane nell’ ANNO 2016. 12 maggio 2018

“Storia Dell’IRI- 6. L’IRI nella economia italiana”. Ogni libro di questa collana dell’ editore LATERZA ha un suo specifico autore. Quello del sesto, pubblicato nel 2015, è Pierluigi Ciocca.

Una immagine simbolo della rivolta dei gilet gialli ripresa dal sito www.ilpost.it del 2018/12/03

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 1/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 2/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 3/3

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Un altra idea di mercato

Edizioni Il Margine 2012

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Centrale nucleare di Latina

                                                 
                   
                 

 

 

Abbazia di Fossanova

 

Generatore a effetto ruggine