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forme economiche alternative

Vincenzo10

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La polarizzazione della sofferenza sociale

Politica e attualità 8/12/2018

Questo è un capitolo noioso del mio ragionamento…. perché, per proseguire, dovrò definire meglio i termini e il metodo che sto usando. 
Io parto dall’analisi marxista dell’economia capitalista che la studiò all’epoca della rivoluzione industriale. Tale analisi individua due soggetti: il capitalista e l’operaio i cui interessi non sono componibili come con autorevolezza indiscussa Adam Smith spiegò più di due secoli fa e come tutte le esperienze storiche hanno finora dimostrato (corporazioni, compartecipazioni, economie miste all’italiana etc.) 
Questo dualismo strutturale crea due classi in conflitto. Le modalità del conflitto e gli esiti che si concretizzano in scelte politiche e in leggi, sono definiti dalla consapevolezza che i soggetti interessati hanno di essere entità collettive a dalla capacità di coinvolgere tutte le altre classi minori che li circondano. Su questo ci tornerò più in là. 

Io ho pensato di estendere il concetto da CLASSE ad AREA indipendentemente dalla coscienza collettiva. Ciò al fine di evidenziare la pura radice socio-economica dell’evoluzione che stiamo osservando e come essa si riflette in campo politico. Sono interessato a capire specialmente il futuro della coppia dei due partiti 5stelle e Lega.  


La prima area racchiude nella mia mente tutti coloro che per necessità o per virtù sono:
a) completamente autonomi rispetto al reddito b) hanno una dimensione "aziendale"  tale da poter consentire l’impiego di lavoratori dipendenti. 
In un certo senso sono i proprietari di imprese di dimensioni che vanno da piccolo-medie a medie a grandi e ultra grandi e perciò impiegano o possono impiegare lavoratori. Quest’area contiene certo la figura del classico imprenditore capitalista che punta al profitto ma è più estesa e differenziata. Contiene le figure dei manager che gestiscono aziende e capitali altrui, i gestori dei fondi pensione, dei risparmi accumulati da miriadi di piccoli risparmiatori.  Nella mia mente i protagonisti di tale area sono tutti caratterizzati dal fatto che sanno maneggiare il denaro e sanno dare un prezzo a tutto; a ciò che comprano, a ciò che vendono a ciò che amano. Per questo motivo, da ora in poi, li chiamerò “quelli del portafoglio”. Per quanto perennemente in competizione essi hanno una collaudata coscienza di classe con la quale non solo sottomettono gli avversari ma hanno generato una radicata cultura perfettamente funzionale al loro dominio. 

La seconda classe per me racchiude tutti coloro che per necessità o per virtù a) sono dipendenti da terzi rispetto al reddito oppure b) hanno un’attività che gli consente di ricavare il reddito da ciò che sanno fare oppure c) sono disoccupati.  Insomma sono coloro che vendono il lavoro a terzi (lavoratori dipendenti)  oppure vendono ciò che sanno fare direttamente all’acquirente (artigiani, negozianti, agricoltori, etc. ) senza però possedere dimensioni tali da impiegare lavoratori terzi… oppure sono “in attesa”…o di trovare un lavoro presso un imprenditore o di potersi mettere in proprio in qualche maniera. Nella mia mente sono tutti uniti dal fatto che oltre a essere personalmente responsabili di ciò che fanno, hanno un posto dove andare a lavorare e un orario da rispettare o desiderano averne uno. Non importa se si tratta di operai che si alzano la mattina per andare alla fabbrica o insegnanti che vanno a scuola o commessi, o infermieri che vanno al turno, o bottegai che devono aprire il negozio o avvocati che devono aprire lo studio. Per questo motivo, da ora in poi, li chiamerò “quelli della sveglia”.

Se ci pensate veramente bene e considerate il carattere prevalente dell’impiego in un congruo lasso di tempo quale è l’arco dell’intera vita produttiva durante la quale ovviamente si può passare da un area a un'altra,  questa classificazione non lascia fuori che pochissime persone. Stressando il concetto si può dire che non lascia fuori nessuno.  
Alla luce di questa classificazione ogni cittadino in età e salute idonee sta prevalentemente o aspira a stare o ha un destino per stare in una delle due aree. 

Per riassumere dirò che il motore del sistema è la competitività permanente tra produttori. Una specie di infinita gara dei cocchi come narrata nell’Iliade. Lo svolgersi di questa gara fa sparpagliare i concorrenti si che in testa vi sono sempre meno corridori. Una metafora che spiega la concentrazione di capitali nelle “mani” dei vincenti e il conseguente reimpiego nel sistema delle banche. Ne deriva non solo una continua espulsione di mano d’opera inutile o di produttori deboli ma anche una specie di recupero dei “fuori gara” attuato attraverso i canali di elargizione del credito. Tutti sanno che oggi è assai più difficile avere un aumento di salario che un prestito seppur minimo. L’effetto del “combinato disposto” di queste due azioni ( espulsione e recupero) è una specie di effetto “segregazione” di energie, uomini e valori che finiscono per trovarsi uniti in un comune destino. Credo che questo stia avvenendo nell’area “delle sveglie” anche se la consapevolezza di questa tendenza è ancora scarsa e, di conseguenza, le manifestazioni sono “strane”, definite  “né di destra né di sinistra” o anche semplicemente “populiste” o “antisistema”.  Abbiamo visto in Francia la protesta dei gilet gialli innescata dal caro carburanti. 

Ma io voglio indagare meglio sul come/perché si uniscono ovvero in che consiste il loro destino comune per poter fare una qualche sensata previsione in campo politico. 

Adesso mi occorre la definizione di sofferenza sociale. Mi serve per dare un significato scientifico tratto dalla sociologia a un concetto che altrimenti rimarrebbe vago, soggettivo e poco produttivo rispetto allo sviluppo del mio ragionamento. Userò quella tratta dalla definizione di destino che secondo Max Weber (così come lo riporta Luciano Gallino ). 
«Un elemento costantemente presente nel concetto di classe ed è rappresentato dal fatto che la qualità delle possibilità offerte sul mercato rappresenta la condizione comune del destino di tutti gli individui » 
Ispirandomi a questo tipo di definizione, per sofferenza sociale intendo non poter godere di una o più delle seguenti POSSIBILITA’ di scelta:
1) Avere o no un buon livello di istruzione e poterlo trasmettere;
2) Poter scegliere o no dove e come abitare;
3) Vivere in salute più o meno a lungo;
4) Fare un lavoro gradito, professionalmente interessante oppure no;
5) Avere o non avere preoccupazioni economiche;
6) Dover temere o no che il più modesto incidente della vita quotidiana metta in serie difficoltà sé o la propria famiglia.

Alla luce del mio ragionamento mi sento di dire che per una serie di ragioni il sistema socioeconomico ormai polarizza male attorno all’asse classico “classe dei capitalisti/classe del proletariato”  mentre si impone sempre meglio la contrapposizione di due aree: una relativamente piccola ma dominante e l’altra che comprende in pratica tutti gli altri è estesa ed è dominata. L’area col portafoglio - forte ma numericamente molto ristretta - preferirebbe lo scontro classico coi lavoratori e i loro sindacati in modo da dividerli rispetto a disoccupati, precari e “fai da te” ma il giochetto col passare del tempo e l’estendersi della sofferenza sociale non incanta più. 
Detta in sintesi il sistema economico genera una crescente sofferenza sociale e questa si diffonde in forme apparentemente incomprensibili data l’eterogeneità delle condizioni di vita. 

Più in dettaglio. Una ragione per la quale i portafogli vincono ancora è che lo scontro classico sul salario è ridotto ai minimi termini dallo spettro dei licenziamenti. Le aziende moderne, sempre alla ricerca di minimizzare i costi di produzione, possono utilizzare la delocalizzazione in ambito globale per trovare all’estero condizioni di impiego di mano d’opera, leggi ambientali e tasse assai più favorevoli. La grande gara sul mercato mondiale ( e di conseguenza anche su quello interno) offre un più che giustificato motivo per utilizzare lavoratori al minimo che serve, implementando il precariato e abolendo le leggi di tutela (art. 18). Di conseguenza la penuria dei posti di lavoro e la loro precarietà porta istintivamente i rifiutati a trovare soluzioni di sopravvivenza. Ed ecco che dalla frustrazione di dover dipendere da chi  “forse” ti può dare il lavoro, nascono tutti i tentativi del “fai da te”. Quindi le partite Iva per ditte individuali, sviluppo delle aziende a conduzione familiare, artigianato e forme di sommerso privato. 
Questa area “delle sveglie” è come una vasca in cui continuamente c’è gente che inizia qualcosa e c’è gente che finisce o fallisce. 

Possiamo ora chiederci quando si è avuta per la prima volta in Italia una manifestazione visibile di questa area. 
Lo leggiamo da Wikipedia. 
« Il V-Day (abbreviazione di Vaffanculo-Day) è stata un'iniziativa politica tenutasi l'8 settembre 2007 in diverse città italiane e all'estero, promossa dal comico Beppe Grillo con l'intento di raccogliere le firme per la presentazione di una legge di iniziativa popolare riguardante i criteri di candidabilità ed eleggibilità dei parlamentari, i casi di revoca e decadenza dei medesimi e la modifica della legge elettorale. 
L'iniziativa si tenne l'8 e il 9 settembre 2007 in numerose piazze italiane e presso diverse ambasciate italiane all'estero.
Secondo quanto successivamente pubblicato dal blog di Grillo, durante l'iniziativa furono raccolte 336.144 firme, di molto eccedenti le 50.000 necessarie alla presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare. Il successo dell'iniziativa oltrepassò le previsioni degli organizzatori, tanto che in diverse città andarono presto esauriti i moduli predisposti per la raccolta delle firme. »

Questa è stata la prima risposta polarizzata a una evoluzione del sistema socio-economico e politico che stava andando nella sua incomprensibile direzione. Una pazzesca speculazione con i mutui subprime partita nel 2006 dagli USA stava portando il mondo in una crisi di grandi dimensioni. 

Oggi che la data del V-Day è passata alla storia possiamo chiederci come mai cominciò proprio con una richiesta riguardante la condotta morale dei parlamentari e che c’entra la morale dei politici con le leggi dell’economia. 



CONTINUA

Precedenti post stesso argomento:
1) Le opinioni di Renzi 08/11/2018
2) La coscienza di classe è la chiave  etc. 14/11/18
3) I tories, i laburisti e gli italiani     21/11/2018 
4) Il carattere spietato del modello capitalistico etc. 29/11/18   



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