.
Annunci online

Lapolarizzazione

forme economiche alternative

Vincenzo10

Blog letto
1 volte

I tories, i laburisti e gli italiani

diario 21/11/2018

Dunque, parlando in astratto e con riferimento all'epoca della rivoluzione industriale e poi fino al secondo dopoguerra, la natura bipolare del modo capitalistico di produzione ossia del modo più efficiente in  regime di concorrenza e in un mercato libero, comporta sul piano sociale l’esistenza di una classe di borghesi e una classe di proletari-lavoratori provvisti di coscienza. Ossia consapevoli del meccanismo economico da cui trae origine il legame tra i propri cointeressati. Tale coscienza li porta a contrastarsi in una vera lotta “di classe” nel perimetro delle istituzioni. Come “sotto prodotto” il principio di minimizzazione del lavoro e degli sprechi lungo la linea di produzione crea una disoccupazione strutturale. La classe dei disoccupati è “fuori struttura” e matura una consapevolezza di emarginazione di  “esercito di riserva” che vive come può, di espedienti quotidiani. 

Quindi due classi consapevoli di se stesse e una classe di individui emarginati. Una classe di “combattenti”, provvisti di capitale per acquistare mezzi di produzione e lavoro, che creano e ricreano la magia del prodotto, che diventano ricchi e promettono di far diventare ricchi tutti. Una classe di lavoratori provenienti inizialmente dai campi che indossa orgogliosa la sua tuta blu e quando la dismette, sicuro della paga a fine mese, si reca a godersi la famiglia in una abitazione modesta ma dignitosa. Una terza classe di individui isolati, disperati, disposti a tutto che costituiscono i disoccupati. Questo è il fulcro del sistema socioeconomico degli ultimi due secoli circa. 

A loro fanno da contorno altre classi. L’aristocrazia nobiliare decaduta, commercianti, banchieri,  professionisti, medici, avvocati, professori e insegnati, giudici e avvocati, militari per la sicurezza interna ed esterna, impiegati dello stato, artigiani, lavoratori autonomi, agricoltori, pescatori  etc. Un mondo variopinto di persone che si raggruppano intorno ai propri interessi, sia quelli economici in senso stretto sia quelli di natura più ideale e culturale ( si pensi ai professionisti). Tutti  in senso assai generico “lavorano” ma in senso più profondo c’è chi gode e c’è chi si duole, c’è una umanità gaudente e una umanità dolente. A seconda dei propri interessi – economici e morali - ognuna di queste “sottoclassi” nella lotta per la rappresentanza schiera i propri elettori in una delle due grandi aree oppure sceglie con chi allearsi e contratta di volta in volta le condizioni. 

La caratteristica di questo periodo ben rappresentato dagli inglesi è che c’è piena visibilità delle classi e il contrasto di interessi viene affidato alle istituzioni di rappresentanza, in particolare a due grandi partiti. Questi ultimi mentre mediano al loro interno interessi strutturalmente già piuttosto omogenei si contendono invece il potere di governo senza mediazioni. Chi vince governa perché è portatore di interessi alquanto omogenei che determinano un programma e un’azione tesa a un fine condiviso. 
Il sistema politico si stabilizza intorno al fatto che, per la breve durata del mandato, nessuna delle due forze politiche ha la possibilità di stravolgere completamente l’equilibrio economia-società annientando l’altra sponda. Per cui si deve accontentare di poco più di un recupero. Comunque anche in condizioni di riduzione della crescita o di vera crisi economica  si osserva sempre il mantenimento di una buona aliquota di pace sociale. 



In Inghilterra, culla della rivoluzione industriale, si assiste al vero autentico passaggio dal bipolarismo economico al bipolarismo politico. La componente borghese diventa anche classe culturalmente egemone di altre classi limitrofe, eredita alcune caratteristiche dei nobili e dà luogo al partito dei tories (non a caso conservatori) mentre la componente proletaria diventa culturalmente egemone di tutte le classi a lei limitrofe. La massa di elettori si muove senza pregiudizi e vota ora questo ora quell’altro in base a una spudorata fedeltà ai propri interessi. 
A ben pensare questo condurre in modo esplicito la lotta tra le classi fu (ed è ancora ) la vera chiave di funzionamento della democrazia inglese. 
Scontri aspri agli albori del sistema industriale, attrassero Marx a studiare intensamente la situazione inglese come incubatrice della rivoluziona proletaria. Però a differenza di tutti gli altri paesi europei gli operai inglesi, quando venne il ’17, non subirono il fascino della rivoluzione di ottobre. In altre parole pur essendo convinti che il modello capitalistico era da buttar via non si avventurarono a pensare di poter sostituire i capitalisti con lo stato ovvero al modello dell’economia pianificata dallo stato e guidata dai suoi funzionari. 
Quello che potrebbe sembrare un atteggiamento collaborazionista da parte del proletariato non generò mai simpatia per il capitalismo e le sue ragioni ma sempre netta difesa e affermazione della forza di classe: orari di lavoro, salari, solidarietà, tutele, servizi, ammortizzatori per i disoccupati etc. 


In America non si è mai sviluppata una forte “coscienza di classe” tra i “proletari” americani per cui ognuno degli “aventi titolo” ha sempre considerato del tutto naturale vivere in un mondo di puro business e se stesso un potenziale imprenditore. Per cui o sei capace di afferrare il business o sei responsabile del tuo fallimento. Non ha mai percepito la vendita del proprio lavoro come una necessità indotta da un meccanismo di sistema. Si può dire che in America pur esistendo, la classe dei proletari o lavoratori non ha mai sviluppato una robusta coscienza della propria condizione. Quindi non c’è mai stato un partito socialista perché non c’è mai stato uno sguardo critico sul modo  capitalistico della produzione.  Lì il capitalismo si propone come modello assoluto e ha messo radici tra i proletari che, in tal modo, non si sentono affatto proletari ma imprenditori in pectore. Di conseguenza i due partiti (repubblicano e democratico) sono entrambi partiti liberali espressione di capitalisti veri e di capitalisti virtuali, grandi, medii , piccoli e “in pectore” anche se ridotti sul lastrico. Il proletariato che va in fabbrica si avvale di sindacati che non discutono il modello ma contrattano il potere di compartecipazione all'interno della fabbrica. 


Per quel che riguarda l’Italia del secondo dopoguerra la situazione che si presentava era caratterizzata da una forte presenza di due partiti di radici operaie più radicali (comunista e socialista) poi c’era il più accomodante partito socialdemocratico (Saragat), e poi un partito popolare come la democrazia cristiana. Possiamo dire che la rappresentanza del popolo lavoratore era ampia consapevole e critica del modello capitalistico. Ragion per cui questa forza avrebbe dovuto – prima o poi - sfociare nel completo annullamento del capitalismo privato. Cosa che non avvenne. 
Non avvenne una rivoluzione liquidatrice del capitalismo italiano né violenta sull’esempio dell’URSS né pacifica, né nel dopoguerra per motivi di logica militare, né successivamente e le forze della grande classe finirono per essere contrapposte tra loro. 
Successe che la rappresentanza della borghesia fu assunta da un originale partito interclassista: la democrazia cristiana. Sul piano della rappresentanza politica essa ne interpretò le istanze liberal conservatrici fondendole con quelle social “rivoluzionarie” popolari. 

Ma la vera forza della DC fu nell'originale modello economico che fu realizzato una volta saldatasi al potere. Era un modello a due braccia: uno statale proteso verso il pubblico e indirettamente verso i ceti più deboli e al contenimento della disoccupazione (l’IRI) l’altro proteso verso i privati ovvero alcune grandi famiglie di capitalisti che furono sottoposti a una pioggia di aiuti di stato che si diffusero poi a un vasto campo di minori. Con queste due braccia la DC non realizzò il socialismo inteso come sottomissione o annientamento del modello capitalistico ma impresse una direzione politica a un sistema produttivo misto. 

Il privato ebbe aiuti di stato in misura che mai avrebbe avuto in un regime di tipo inglese. Con l’accordo di centrosinistra si formò un blocco di potere di borghesi e di lavoratori in cui in buona sostanza la lotta di classe non si esplicitò mai nella lotta per la rappresentanza e fu mistificata. Questo sistema ebbe aspetti positivi specie ai primordi ma poi fu condannato da pratiche di basso profilo, amicali e corruttive. L’originalità dell’esperienza della DC italiana ancorché conclusasi con un fallimento fatto di un debito pubblico colossale e di una corruzione diffusa è da considerarsi sul piano storico con molta attenzione e ammirazione. 

Per una non casuale coincidenza della sorte, in Italia si sviluppò anche un’originale elaborazione “comunista” del problema del proletariato italiano e della transizione verso il socialismo. Il partito comunista italiano, nel panorama degli analoghi partiti a livello mondiale, è stato uno dei più intelligenti, democratici e colti. Un vero cigno nero. Questo cigno rinunciò subito “ a fare come la Russia” ma non rinunciò a una prospettiva di superamento del capitalismo seppur remota e affidata a qualcosa che doveva ancora essere sperimentata per poi svilupparsi e creò il modello emiliano con in campo le cooperative. Sotto questo aspetto, prospettico e sperimentale insieme, il PCI non fu mai un partito socialdemocratico nel senso che non rinunciò mai veramente all'idea di superare il capitalismo. E per questa sua originalità sul piano storico merita la stessa attenzione e ammirazione. 

Entrambe queste esperienze,  per quanto la situazione sia potuta cambiare da allora, hanno lasciato un sedimento in tutto il popolo italiano che per varie ragioni possiamo considerare indelebile e certamente ancora fertile.


CONTINUA

Precedenti post stesso argomento:
1) Le opinioni di Renzi 08/11/2018
2) La coscienza di classe è la chiave  etc. 14/11/18


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Capitalismo dualismo democrazia socialismo

permalink | inviato da Vincenzo10 il 21/11/2018 alle 14:46 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


sfoglia
dicembre        dicembre
Categorie
tags
compassione nuovo socialismo democrazia partito democratico capitalismo
Link




Anna Oliverio Ferraris - Chi manipola la tua mente? ripubblicato nel 2016 in edizione digitale da Giunti con ISBN 9788809847071. Un libro che merita di essere letto perché arricchisce la conoscenza delle nuove strategie e tecniche di persuasione.

Foto della manifestazione del 25 aprile 2019 organizzata da una miriade di associazioni e comuni dei Castelli Romani.

Foto della manifestazione a Torino in difesa del clima del 15 marzo ripresa dal sito di Repubblica. Lo striscione collega giustamente il clima alla lotta per cambiare il sistema socioeconomico.

Vance Packard I persuasori occulti un classico del 1957 con un epilogo aggiunto negli anni ottanta dallo stesso autore. Editore: Einaudi Anno 2015 EAN: 9788806227883

IMMAGINE RIPRESA dal sito de IL MESSAGGERO 11 Febbraio 2019 «Latte, prezzo troppo basso: monta la protesta dei pastori sardi, minacciato lo stop del voto »

Thomas Piketty, Le capital au XXIe siècle Copyright Editions du Seuil 2013; Edizione GIUNTI Editore SpA /BOMPIANI 2017 ISBN 978-88-58-77305-5 Le distinzioni sociali non possono che fondarsi sull'utilità comune. Articolo 1 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino - 1789

Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
INDAGINE DEL 2016 Il reddito medio delle famiglie italiane rilevato dall'indagine sul 2016, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato dalla precedente indagine sul 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell'11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell'anno. La crescita è stata sospinta dall'aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente sia del numero di percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota di nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare. Secondo le famiglie, il reddito avrebbe continuato a crescere anche nel corso del 2017. È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall'indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso. È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L'incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all'estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato. La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Come in passato, il calo ha riflesso quasi interamente la caduta dei prezzi delle case. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012 
Banca d’Italia. STATISTICHE. I bilanci delle famiglie italiane nell’ ANNO 2016. 12 maggio 2018

“Storia Dell’IRI- 6. L’IRI nella economia italiana”. Ogni libro di questa collana dell’ editore LATERZA ha un suo specifico autore. Quello del sesto, pubblicato nel 2015, è Pierluigi Ciocca.

Una immagine simbolo della rivolta dei gilet gialli ripresa dal sito www.ilpost.it del 2018/12/03

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 1/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 2/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 3/3

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Un altra idea di mercato

Edizioni Il Margine 2012

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Centrale nucleare di Latina

                                                 
                   
                 

 

 

Abbazia di Fossanova

 

Generatore a effetto ruggine