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Vincenzo10

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Le opinioni di Renzi

Politica e attualità 8/11/2018

Ho letto l’ultima news di Matteo Renzi (la 549 del 5 novembre) in cui a un certo punto dice “Quella di Mélenchon è una sinistra vecchia e impaurita, noi siamo per un'altra sinistra: libera, aperta, curiosa.” 
Questa sua affermazione mi consente di chiarire qualcosa che penso sia molto importante. 

Modestamente io penso che né lui né un mare di persone sia della nuova che della vecchia sinistra abbiano chiaro il concetto scientifico di sinistra che necessariamente è legato a quello di destra. Oggi, tranne qualche (ma non proprio raro) studioso tra cui mi viene di citare il compianto prof. Luciano Gallino, per sinistra si intende - erroneamente - un insieme di valori tipici tra cui per esempio c’è l’antifascismo, la lotta alle mafie, la salvaguardia delle istituzioni democratiche, la parità di genere, il miglioramento delle condizioni economiche dei lavoratori, la lotta per far pagare le giuste tasse a tutti etc. In sintesi una sensibilità e una cultura che si contrappone a una sensibilità e una cultura di stampo liberale perché queste ultime (dal punto di vista di sinistra) sosterrebbero una visione più individualista ed egoista, tenderebbero a evitare controlli dello stato e tenderebbero a restringere l’assistenza ai poveri. Per fare un esempio e cercare di farmi capire, un liberale doc non avrebbe mai dato gli 80 euro ai penultimi come fece Renzi ma avrebbe piuttosto finanziato le imprese affinché – a suo dire - potessero assumere e quindi generare posti di lavoro. 

Dove è sbagliato? 

La distinzione destra/sinistra non è una opinione né è frutto di opinioni. Il bipolarismo nasce dalla struttura capitalista dell’economia e indica due categorie (capitalisti e proletari) in conflitto di interessi non componibili se non al di fuori e in un altro modello di economia. Certo le due definizioni sono ottocentesche e i loro specifici significati andrebbero aggiornati, ma se vogliamo intenderci bene dobbiamo usarle così come esse sono nate. Il bipolarismo economico e strutturale si “dovrebbe” tradurre in politica con due partiti (socialista e liberale) espressione delle due categorie o classi. 
Queste due forze politiche dovrebbero cercare le soluzioni mediante un conflitto regolato dalla legalità di una democrazia matura. Ciò sarebbe un bene per il funzionamento stesso dell’intero “sistema” economico, sociale e politico.  

Questo tipo di democrazie si ammalano quando la componente socialista dimentica le proprie radici e dà luogo o ad avventurismi (tipo ciò che successe nel famoso biennio rosso 1919-1920) o a cedimenti opportunistici fino alla mescolanza con i liberali. Per quel che ne so io il fascismo non è mai venuto per una sua endemica “vis idealis” ma sempre come reazione ai cedimenti della sinistra sui propri principi. ( Oddio già lo so che la critica ai fallimenti della sinistra non è così semplice ma qui io devo fare un altro discorso ). 

Il fatto che una economia di tipo capitalistico viva in una democrazia crea per prima un problema alla componente “liberale” perché essendo espressione di gente avvantaggiata è strutturalmente poco numerosa e quindi, per governare, ha necessità di conquistare il consenso di strati di ceto medio povero o direttamente di proletari. Per questo mostra spesso provvedimenti permissivi ( per esempio i condoni edilizi per chi si è costruito una casetta ) o provvedimenti sociali come quelli verso le casalinghe etc. 
Ma nel momento in cui i “padroni” del sistema economico vincono nel campo della persuasione non c’è più scampo per chi sta dall’altra parte e allora si assiste a un altro fatto. Cioè che i due partiti (socialista e liberale) che la natura bipolare dell’economia vorrebbe schierati in difesa di classi e interessi opposti, diventano INTERCLASSISTI e da allora in poi si assiste al fatto che per esempio l’imu la mantiene Monti ma la toglie Renzi, le lenzuolate ( tra cui la trasportabilità dei mutui – di per sé ottima cosa - ) le fa Bersani e non un liberale doc. L’attacco finale all’articolo 18 lo conduce Renzi e non Berlusconi . La modifica della costituzione stessa viene proposta da uno che si si dice di sinistra e difesa da gente di destra. 
Dopo che il “proletariato” viene persuaso (leggi sottomesso rispetto alle sue ambizioni storiche e disarticolato nella coscienza) i partiti – si vede bene in America – non sono più solo interclassisti ma sono entrambi “liberali”. Ciò accade ripeto quando la classe di sostegno dei socialisti è stata completamente disarticolata, battuta e conquistata ad altre idee e ad altre politiche. 
Quindi il bipolarismo politico finisce per rappresentare due gruppi di liberali agganciati a due interessi capitalistici tra loro in conflitto di interessi ma non di classe.   Tipicamente sono uno di tipo nazionale perché realizza i propri interessi in patria e uno di tipo internazionalista perché è orientato a realizzarli nel mondo intero. Perciò non c’è da stupirsi se tra un gruppo di liberali protezionisti e un gruppo di liberali aperturisti gli operai e i lavoratori abbiano preferito i protezionisti. Infatti l’economia guidata da Trump ha ripreso bene e si è avuto un miglioramento. 
Si ribadisce un concetto antichissimo. "Chi si accontenta gode" e i "proletari" hanno imparato  ad accontentarsi delle briciole (il che non sarebbe così brutto) e a rinunciare a ogni velleità di contare qualcosa ( e questo è proprio brutto). 

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permalink | inviato da Vincenzo10 il 8/11/2018 alle 17:3 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa


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compassione bersani capitalismo partito democratico renzi
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Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
Alla fine del 2014 la ricchezza netta delle famiglie italiane era in media di 218.000 euro. Il patrimonio del 30 per cento delle famiglie italiane più povere (7.000 euro in media) rappresentava meno dell’1 per cento della ricchezza complessiva; per contro, il 5 per cento delle famiglie più abbienti, con un patrimonio medio di 1.300.000 euro, deteneva oltre il 30 per cento della ricchezza complessiva. Per larga parte delle famiglie il patrimonio è costituito in misura preponderante dall’abitazione di residenza. Tra il 2012 e il 2014 la ricchezza netta familiare media è scesa in termini reali dell’11 per cento, per effetto di una significativa diminuzione tra le famiglie più abbienti (-15 per cento nel quinto più alto) dipesa in larga parte dal calo del prezzo degli immobili. Per le famiglie al di sotto della mediana della ricchezza, il patrimonio netto medio è aumentato del 4 per cento, quasi interamente per il calo delle passività finanziarie che riflette sia la minore esposizione media degli indebitati sia il minor numero di questi ultimi. L’indice di Gini della ricchezza netta è diminuito di tre punti, al 61 per cento. 
Banca d’Italia. Supplementi al Bollettino Statistico. Indagini campionarie. I bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012. Anno XXV - 03 Dicembre 2015.

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Un altra idea di mercato

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