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forme economiche alternative

5 gennaio 2012
Marchionne e il gioco dell’acqua/6

Ho continuato a seguire l’evoluzione del sistema a tre griglie fino a che non ho ottenuto ddp instabili e oscillanti intorno a 6-50 mV segno evidente che ormai il contatto interno tra griglie e conduttori si stava consumando. Allora mi sono deciso ad aprire la scatoletta e a osservare attentamente cosa era successo. L’esperimento è durato complessivamente dal 16 luglio al 11 settembre. Ho trovato le tre griglie completamente corrose e vi mostro lo stato delle spugnette rotonde che le circondavano.

 
Dal punto di vista dell’erogazione di energia il risultato complessivo è rappresentato nel grafico seguente.

 

In esso la linea blu indica che la potenza è stata erogata configurando la presa nel modo descritto nello schema A (vedi Marchionne e il gioco dell’acqua/5 ) mentre la linea rosa indica che è stato configurato secondo lo schema B (idem). Comunque le tre griglie non sono mai state cambiate come pure le spugnette e tutto il resto della cella (elettrodi di grafite etc.) Non è stata aggiunta nemmeno acqua di mare. Possiamo dire che il sistema ha lavorato per 1344 ore sempre nelle stesse condizioni di carico esterno e perciò ha erogato 1100 Joule ovvero 0, 32 Wattora. Nel grafico in ascissa ci sono le ore e in ordinata la potenza istantanea in micro Watt. 

Adesso ho provato a capire l’essenza della questione. Mi sto avventurando nel vasto mondo delle pile e sicuramente non scoprirò niente di nuovo. Non cercavo l’originalità ma imparare meglio come si muovono gli ioni nelle soluzioni acquose. Con una cannuccia per le bibite, una mina di matita, un po’ d’ovatta per struccarsi, un po’ di lana di ferro e una piccola vite ho realizzato il generatore seguente.

 

E’ un generatore che riesce a creare una ddp di 0,6V a circuito aperto e potenze dell’ordine di 500 nW.

Ma c’è una cosa. L’ossido di ferro visibile a sinistra dopo la testina della vite si propaga nell’ovatta fino a che non si ferma verso il centro per formare un anello marrone. Come si spiega?

Nel contempo l’estremo opposto del segmento ovattato appare bianco fino al famoso anello.

Nel libro di chimica si fa una netta distinzione tra l’elettrolita e il cosiddetto ponte salino. Nel mio caso elettrolita e ponte salino sono un tutt’uno. Ho capito che per mantenere una corrente nel circuito esterno alla pila occorre che ci sia un flusso di ioni dentro il ponte salino. Questo mi sembra l’essenziale. Il flusso di elettroni nel circuito metallico esterno deve essere abbinato a un flusso di ioni ( positivi o negativi o entrambi) nel ponte.

Ma che succede al nostro catodo di grafite?

Francamente non lo so. Mi pare certo che almeno in tutti i miei esperimenti la grafite non partecipa alle reazioni.

Quindi c’è solo qualcosa che ha a che fare principalmente con l’acqua che lo bagna e con gli elettroni che caricano la grafite. Le reazioni possibili sono:

O2+ 2H2O+ 4e- =====> 4 OH- ( con l’ossigeno disciolto in acqua)

2H3O+ + 2e- =====> H2 + 2H2O

2H2O + 2e- =====> H2 + 2 OH-

Se si uniscono queste reazioni a quella che avviene all’anodo:     Fe (s)  =====>Fe++ (aq)+ 2e- si ottiene un quadro abbastanza completo della situazione. Una volta che si è liberato, lo ione ferro si ricombina con l’ossidrile

Fe++ (aq)+ 2 OH-  =====>Fe(OH)2(s)

che da poi luogo alle due o tre tipologie di ossidi.

Adesso la mia idea è questa.

Si potrebbe utilizzare una parte della corrente prodotta per controllare il flusso ionico? O meglio per controllare le reazioni di ossidazione e di riduzione che avvengono ai due elettrodi? In particolare la produzione di idrogeno che avviene al catodo?

Utilizzare quindi una combustione controllata dell’idrogeno per generare nuova corrente e così via?

Ma, prima di procedere oltre, devo capire meglio perché si forma l’anello di ruggine al centro della cannuccia.


 


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