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Vincenzo10

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E’ il momento di Di Maio

diario 18/8/2019

Mi sbaglierò ma sento e penso che questo è il momento di Di Maio. La mossa del cavallo non è stata quella di Salvini ma l’improvviso voltafaccia di Renzi. Di Maio ( Conte) ora ha più tempo grazie a Renzi. Ma a parte questo evento a lui favorevole, è la logica politica che gli dona la leva principale. Se non si fa prendere dal panico potrà vincere la partita di oggi “alla grande”. 
Ecco perché (secondo me). 

Primo. In parlamento i sondaggi non sono voti né i voti europei della lega contano qualcosa. I 5S hanno la più grande rappresentanza parlamentare uscita dalle urne e sono la prima forza. A Di Maio (o a Conte) spetta ancora il tentativo di formare un nuovo governo. 

Secondo. Di Maio può vantare pubblicamente il metodo seguito fin dall’inizio quando affermò che i 5S avrebbero formato un governo con CHIUNQUE avesse sottoscritto un preciso, pragmatico, contratto. Redatto per punti. Si era rivolto per primo al PD ritenendolo più omogeneo. Poi le cose andarono diversamente, ma non per volontà dei 5S. 

Terzo. Il capolavoro di comunicazione politica, se ci sa fare, è che potrebbe presentare il calo dei sondaggi dei 5S come segno che i 5S sono una seria forza parlamentare che non dipende dai sondaggi e che pur di conseguire gli obiettivi suoi propri e nello stesso tempo essere leale nei confronti dell’altra parte contrattuale, hanno inghiottito episodi lontani dalla loro sensibilità politica ( e qui potrebbero citare il 25 aprile) oltre al calo nei sondaggi. Possono rivendicare alcune conquiste economiche valide secondo loro e far pesare l’irresponsabilità politica e il tradimento del progetto racchiuso nel contratto. Sono essi, i Leghisti, i tossicodipendenti dei sondaggi, gli antiparlamentari nel senso più bieco. Coloro che pur di afferrare al volo il momento favorevole hanno sfiduciato Conte, e hanno rotto un contratto solennemente sottoscritto. 

Quarto. Di Maio può presentare ciò che è avvenuto come un qualcosa di prevedibile che, come tale, non ha sconvolto granché il movimento perché si tratta solo di rinegoziare il contratto con un'altra forza politica stavolta resasi disponibile. 

Quinto. Il problema secondo me sta nelle mani sue. Deve stare molto accorto al linguaggio di Salvini, smontarne gli argomenti con perizia e contrapporre alla sua aggressività una comunicazione calma, fondata sulla forza di chi ha tranquillamente ragione. Una comunicazione intelligente può aiutare la formazione di un governo PD-5S a guida Conte mediante un nuovo contratto, presentandolo come un governo di responsabilità nazionale che continua l’opera intrapresa nella prima parte della legislatura. In fondo loro sono stati i veri, unici e assoluti vincitori della legislatura, a loro spetta il compito di guidarla e portarla a termine. I sondaggi non contano un fico secco. 

Sesto. La tattica di Salvini è ormai compromessa. Si sa che ha ripreso contatti con Berlusconi tant’è che subito ha cominciato a criticare il reddito di cittadinanza (da sempre il più inviso provvedimento del governo da parte di Forza Italia). Uno così gioca le sue tattiche facendo ripetute giravolte. Oggi fa credere che si è quasi pentito e sarebbe disposto a offrire a Di Maio la presidenza del consiglio. Domani ricomincia con Meloni e dopodomani con Berlusconi. Gioca a non farsi capire. Fa finta di aver paura di una nuova maggioranza che lo manderebbe all’opposizione. Ma non ne ha paura veramente. Gli serve per allargare i contrasti tra i dirigenti e rappresentanti 5S. 

Settimo. Il popolo del 4 marzo 2018 non aveva votato il governo ma i partiti. Alcuni avevano votato i 5S (32%circa) e Lega (17% circa), altri il PD (18% circa). E questi partiti si erano presentati su posizioni opposte e di duro scontro politico. Il governo giallo-verde è STATO PARTORITO IN PARLAMENTO CON UN METODO PIUTTOSTO INSOLITO. 
SOLO DOPO questo parto del parlamento è stato apprezzato dagli elettori nei sondaggi. Perciò nulla vieta di pensare che vi possa essere un secondo parto e che possa avere tra gli elettori un esito altrettanto felice. 

Infine. Di Maio può sempre vantare di rappresentare un movimento severo, intransigente, sulla questione morale. Se qualcuno dei suoi non viene acciuffato con le mani nella marmellata può continuare a ribadire la questione morale anche se ormai lo potrà fare solo piuttosto pragmaticamente. Nessuno dimentica che hanno salvato Salvini sulla Diciotti. 


PS. Vorrei precisare che io non ho particolari simpatie per i 5S, semmai più per il PD di Zingaretti. Oggi 17 agosto, stando al sito dell’Ansa, Calenda avrebbe detto con quel suo linguaggio ultra-semplificante "Con i grillini il Pd è finito. Elezioni subito o farò un altro partito" e “se cade il governo elezioni subito” in un'intervista al quotidiano Il Foglio. In un altro tweet dopo aver proposto una sua squadra di governo dice “mai allearsi coi fascisti per battere i fascisti” 
Ecco questo è per me un altro ennesimo esempio di come si fa harakiri. 
Alcuni miei amici del PD la pensano come lui e dicono che “non bisogna mostrare di aver paura delle elezioni subito” Ecco…. Ritorna la paura… quella bestia nera che se ti prende sbagli perché cedi e se la domini sbagli perché ti suicidi per dimostrare di non aver paura. 
Per il PD non è il caso di andare alle elezioni subito. Questo lo capisce anche un bambino. 
Ma non per questo è disonorevole partecipare a un tentativo di accordo con i 5S. L’omologazione al neofascismo di Salvini è sempre stato un errore imperdonabile. Lo commettono chi ha ispirazioni di tipo liberale. Berlusconi odia i 5S più di Salvini per ragioni “di classe” e, non a caso, è contro il reddito di cittadinanza. Certo – ammesso e non concesso che i 5S sappiano attenersi a una strategia di buon profilo quale quella da me accennata e non cadano nelle trappolette di Capitan Fracassa contrapponendogli altrettante trappolette - una volta che Mattarella abbia riaffidato un incarico a Conte (una discreta figura politica che magari ci fosse nel PD) non vedo proprio perché il PD debba riprendere a mangiare i pop corn e aspettare che la crisi venga gestita da Mattarella che magari darà l’incarico a Cottarelli.


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Non sono patrioti

diario 12/8/2019

Si fanno chiamare sovranisti per non dire che sono neofascisti. Il potere nelle mani di uno solo condurrà ancora una volta l'Italia alla rovina. Sono amici di Putin e odiano l'Europa. 
Non faranno gli interessi dell'Italia ma quelli di una nazione sovranista come la Russia. Saranno le loro utili teste d’ariete, demolitori, e crederanno di essere furbi perché avranno reso un così bel servizio a Putin. 
E penseranno di sedersi tra i vincitori della guerra ( speriamo solo economica ) all'Europa. Odiata più che per ragioni di mercato per il fatto che è ( e speriamo di non dire che è stata...) un tentativo  di comporre i popoli mediante un progetto tendenzialmente (anche se non compiutamente e con molti errori e incertezze  ) egalitario e fraterno. 
E' contro queste due speranze degli europei ( detti da loro buonisti ) che hanno lanciato e fatto esplodere la torbida rabbia sedimentata da una decadenza culturale da lungo tempo auspicata da chi vuole ciò che ha, vuole di più  e non vuole saperne di chi è stato più sfortunato. 
Altro che Italia. 
Non si illudano “i patrioti”, qui non si gioca una carta patriottica perché la Lega nasce separatista e ha difeso il Nord ricco e fortunato contro un Sud straccione e sfaticato ( secondo loro). Quindi non sarebbe la vittoria dell’idea di patria ma dell’Idea di Nord ricco, padano e dominatore finalmente apertamente spietato. 
Non degli italiani verso altri popoli ma di alcuni Italiani che si ritengono superiori contro altri Italiani.


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Perché abbiamo bisogno della morale individuale.

diario 23/6/2019

Secondo il mio parere il modo di produrre capitalistico - così ben disciplinato dentro la singola unità produttiva quanto anarchico e individualista nell’insieme complessivo delle sue unità - presuppone un suo modello di uomo universale che non funziona a prescindere dall’esistenza o meno della lotta di classe. 
Le teorie dello sviluppo capitalistico hanno sempre promesso l’estensione del benessere proponendo a tutti la sua ricetta tipica, il suo stile, la sua concezione dell’uomo e di ciò che può renderlo felice. Ma ciò non è mai accaduto e la DEPRESSIONE bipolare che scompone l’umanità in chi è euforico e in chi è abbattuto e stanco, ha preso il sopravvento.  
La corruzione dilagante è la risposta più evidente di questo fallimento che è di tutta l’umanità - filocapitalista o no - ed esso è morale prima ancora che economico.

 
Una volta che gran parte d’umanità è stata condizionata a consumare merci nel senso economico, anche la merce politica ovvero i miti del potere sono diventati oggetti del desiderio di massa. 

Perciò, una volta che i dominatori hanno scardinato la morale individuale attraverso un'idea unica ed edonistica di felicità e hanno trasformato il problema morale in un problema di mera creazione e manutenzione delle regole… perché stupirsi se in una delle tante notti – quella del 8 maggio 2019 – in uno dei tanti posti – un innominato hotel romano - due politici (Lotti e Ferri) incontrano ben cinque consiglieri del CSM (Cartoni, Lepre, Criscuoli, Spina, Morlini ) oltre che il pm romano Luca Palamara per discutere di come aggiustare le nomine di magistrati. In particolare quella del procuratore di Roma che è un posto di potere assai interessante perché i convenuti tramano affinché il loro candidato ( l’attuale p. g. di Firenze, Marcello Viola) accumuli i voti sufficienti e diventi PROCURATORE DI ROMA. 

Stupirsi tanto dei giudici più che dei politici…. ma perché? Io oggi me la prendo con chi – pur giustamente e profondamente preoccupato – ha tuttavia in antipatia di pronunciare la coppia di parole “morale individuale” e, in evidente difficoltà concettuale, si appella all’ennesima richiesta di nuove regole o di rafforzamento di quelle esistenti. O anche alla speranza di una nuova tecnica di spionaggio… perché no? 
Senza pensare che il corrotto è membro di una genia di persone su cui le intercettazioni o i trojan nel cellulare possono fare qualcosa finché c’è sorpresa ma prima o poi la genia si ricompone come ci ha insegnato la storia di mani pulite. Sorpresa poi finché si riesce a tenere il segreto e non si finisce in un fiasco come il caso delle microspie in CONSOB. 
L’idea per cui le regole, robuste quanto volete, o le tecniche di spionaggio, furbe come volete, certamente necessarie e indispensabili – sono io il primo a dirlo - possano però sostituire la morale individuale, ci ha reso ciechi perché non si può irretire l’opera creativa di colui che vuol veramente sgarrare e, in un modo o nell’altro, arriva al momento opportuno di solitudine dove non c’è nessuna regola che possa vederlo. 
Vale per il giudice, per il politico, per il medico, per l’amministratore etc. 

Non ci sono né regole né mezzi tecnici che possono averla vinta su una coscienza individuale corrotta che, moltiplicata a milioni, rappresenta il degrado di civiltà a cui siamo giunti. Per abbatterla bisogna trovare le persone che costituiscono gli anticorpi, saperle riconoscere, valorizzarle e proporle a tutti. 

Fin dall'antichità 
Ora se il verso del ragionamento lo prendiamo dal lato dei costumi, bisogna tener conto del fatto che fin dall’antichità la storia dell’uomo è stata fatta di decadenza e riscatto. Penso all’epoca romana della repubblica e delle guerre puniche, giustamente ricordate da Sallustio come un periodo di severità dei costumi che si ripercuotevano anche in successi militari, penso alla successiva decadenza del tardo impero causa dei fallimenti militari verso i barbari. Penso al sopraggiungere di uno strano fenomeno religioso denominato cristianesimo, che - a modo suo - forgiò uomini eroici e determinati e frenò la decadenza. Poi venne il medioevo con alti e bassi – un crogiolo di violenza ma anche di temperamento - fino alla rivoluzione francese. Modestamente penso che sempre nell’uomo sia aleggiato lo spirito di ribellione anche se raramente abbia dato luogo a trasformazioni rivoluzionarie. 
Penso che il tipo di uomo che ha dominato il novecento manteneva ancora dentro di sé il carattere robusto e rissoso del medioevo. Dico questo perché mi sembra che, rimanendo nell’ambito delle lotte operaie di contrasto al capitalismo, al sorgere del socialismo di fine ottocento, all’affermarsi del comunismo su scala mondiale del primo novecento, alla resistenza dei partigiani etc. , il protagonista tipo di tutta questa fase rivoluzionaria non somiglia più – come temperamento – a nessuna delle personalità dei nostri giorni. 

La depressione
Giovani e meno giovani di oggi mostrano poca resistenza, poco volere, poca forza morale (qualsiasi cosa si possa intendere per morale). Certe volte sembra di vivere fra tanti smidollati. Sono depressi ovvero o sono euforici o stanno sul letto a poltrire. Guardando un po’ più in dettaglio direi che i giovani americani della generazione del Vietnam giustamente si opposero in gran numero alla guerra ma da un punto di vista “militaresco” il coraggio che mostrarono di avere i vietcong fu nettamente superiore. Essi erano uomini di una qualità più antica e più robusta. 
Il famoso ’68 francese durò il mese di maggio. Fu una fiammatina rivoluzionaria di molte parole. Così più o meno altri movimenti fino a venire ai nostri giorni coi gilet gialli che di positivo hanno mostrato una ammirevole costanza ma che oltre a qualche vetrina rotta non hanno saputo andare. 
Del resto nella nostra Italia politica anche proteste/ribellioni non orientate a sinistra si sono caratterizzate da fiacchezza morale, fuochi di paglia. 
Penso alle origini della lega, a Bossi con la padania e le acque del Po, una storia che finisce coi diamanti e con Belsito; penso alla strana storia di Fini, - erede di Almirante – moralmente caduto sulla casa del cognato, ma anche ai Gasparri e altri che quando ci fu la rottura con Berlusconi lo avevano abbandonato. Una storia di incredibili voltafaccia che hanno chiamato realismo ma che avrebbero dovuto chiamare edonismo. 

Dal dopoguerra all'oggi
Nell’invisibile profondo del corpo sociale italiano, dal dopoguerra in poi, tutti possono constatare viarie specie scomparse. Tra cui una tipologia di uomo di sinistra. Non mi riferisco solo ai dirigenti o leader come l’ultimo Berlinguer ma a quella vasta categoria dei segretari di sezione e di semplici militanti. In una parola ai compagni. E’ scomparso proprio il tipo di persona, piuttosto coraggioso, tenace, forse un po’ paranoico, ma serio e tendenzialmente colto. 
Contemporaneamente a me sembra che anche la tipologia del prete e del cattolico impegnato nel sociale sia stata fortemente dissipata. Forse negli ultimissimi tempi dietro l’apostolato di papa Francesco c’è stata una ripresa (penso a Don Ciotti ad es.) ma con riferimento al secolo che origina dalla seconda guerra, si deve constatare il calo di forza della testimonianza cattolica. Sia di destra che di sinistra. 

L'avvento del marketing politico 
Se partiamo dalla crisi dell’essere cattolico come si è sviluppata in Italia dal dopoguerra in poi e pensiamo al momento in cui è stato confermato il divorzio forse possiamo capire la potenza della causa che io chiamo oggi “ideologia del marketing”, approdata in Italia intorno agli anni ’70 e che furono anche gli anni di Pasolini. Infatti essa si origina negli usa intorno al finire degli anni 50 poi prende sempre più piede su scala mondiale stimolata dal confronto con il comunismo sovietico e approda al reaganismo nella sua forma compiuta. Quando – intorno ai primi anni ’90 - i metodi della persuasione commerciale sbarcano in ambito politico, il primo ( in verità c’era già stato un persuasore politico che aveva lavorato per la DC se ricordate lo slogan “La DC ha vent’anni”) a farne un uso massiccio è stato il nostro miliardario Berlusconi. 
Possiamo dire che da allora si chiamerà berlusconismo la cultura dell’edonismo reaganiano trascinata in politica con i metodi della persuasione commerciale. 

Ad oggi
Ora se si osserva lo spettacolo delle masse che si fanno i selfie appresso a Salvini - che come giustamente dice Bersani … è una riedizione di Berlusconi e se si ascoltano le interviste di gente semplice che sparla contro i disgraziati del mondo, è più che plausibile pensare - nei fatti di cronaca spiccia quando si vede e si sente di strutture in cui il personale di assistenza picchia gli anziani disabili – che la tipologia morale sia la stessa. Che il disprezzo per il disabile sia la logica continuazione dell’odio verso l’immigrato è un pensiero che deprime parecchio. 
Perciò quando ci sentiamo così persi dobbiamo passare in rassegna quante persone che conosciamo possono essere considerate “robuste” moralmente, diciamo eroi e in particolare quegli eroi nascosti che si dedicano alla fratellanza. 

Diciamo che dobbiamo cercare gli eroi della fratellanza.  
Quando cominciò la rivoluzione francese ci furono tre parole. Libertà, uguaglianza e fratellanza. Il liberalesimo degenerato in liberismo ha prima predicato e ottenuto l’uguaglianza giuridica ma poi in campo economico ha costruito l’egoismo. La disuguaglianza che ha origine nel meccanismo capitalistico è stata considerata un valore perché l’uomo sarebbe motivato a dare di più in una esaltante competizione. Un’idea balorda che è stata fatta dilagare ad arte. Penso che oggi chi si dedica alla fratellanza è certamente anticapitalista perché implicitamente presuppone la collaborazione degli uomini fra loro. Gli eroi dell’anticapitalismo sono gli stessi della fratellanza. 

Ora non mi resta che fare un esempio reale. 
Qualche sera fa il giornalista Domenico Jannacone ha intervistato un curioso ma grande personaggio… Dario D’Ambrosi autore, regista e attore del Teatro Patologico Romano. Quest’uomo ha dedicato la sua vita all’idea di utilizzare il teatro per aiutare pazienti mentalmente disabili ad uscire dall’isolamento. Un uomo grande nella sua semplicità e soprattutto un uomo vero capace di farsi rinchiudere tre mesi in un manicomio per meglio capire e rappresentare in teatro. Ricorda altri del genere suo come Basaglia. 
L’opera di persone del genere, anche non orientata politicamente, è sicuramente anticapitalista perché il loro agire è inclusivo, propone e chiede collaborazione, crea comunità ed è rivolto all’affratellamento dell’umanità. 
Lo stesso giorno (il 20/06/2019) in cui è andata in onda la trasmissione di Jannacone il tg 1 aveva trasmesso il caso di una comunità terapeutica di Gavi (Alessandria) in cui i ricoverati venivano picchiati. Lo dico per sottolineare la contrapposizione ma anche per ricordare che nelle cronache locali quasi tutti i giorni vengono notiziati casi del genere che mostrano la dimensione di massa del degrado morale. 

Ma non bisogna aggredire i reprobi. 
Se vogliamo rendere fertile il nostro pensiero, dobbiamo cercare di conoscere le loro motivazioni, e, in un certo modo simbolico, ci dobbiamo far rinchiudere nelle menti di chi compie questi gesti. 
Parlo dei mostri cattivi. Dei picchiatori di anziani, disabili, bambini. 
Capire non per giustificare ma per riconoscere le stesse motivazioni e le stesse istigazioni che operano in noi stessi. Perché sentirsi antirazzisti è una cosa facile, ma esserlo veramente è difficile. 


Immaginiamo la grande comunità di chi è nato o vive in Italia. 
Come in un enorme cesto di mele milioni di individui affrontano la vita quotidianamente spesso in solitudine culturale, morale e fisica. Sono mele fragili, alcune guaste e altre proprio bacate. Eppure in mezzo a loro ci sono le mele robuste vicino alle quali le fragili diventano più resistenti e le altre malate ne risentono comunque beneficamente. 
Sono rarefatte ma ci sono.





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Una iniziativa editoriale di puro marketing: “il Caffè di Roma”

diario 11/5/2019

Giorno 9 maggio a Roma l’editore Alberico Cecchini ha invaso la Capitale con l’edizione speciale di numero zero di un nuovo settimanale: “il Caffè di Roma”. 
Vi leggiamo che « Il giornale Il Caffè, il settimanale più letto nel Lazio, da oggi è distribuito anche su tutta Roma. Fino al numero precedente, infatti il settimanale Il Caffè era distribuito solo nella zona sud della Capitale, nel IX Municipio, quello dell’Eur. Da oggi le copie del giornale più letto nel Lazio saranno invece presenti in tutti i 15 Municipi di Roma, con una tiratura che supera quella di tutti gli altri giornali messi insieme.» 
L’editore, come ha dichiarato nel num. 490 del ben noto “il Caffè dei Castelli Romani” è convinto che «Nelle case non ci sono più giornali perché le persone non vanno più in edicola. Ma noi stiamo riportando i giornali nelle case, perché siamo indipendenti sul serio. Nelle città dove già distribuiamo, le persone ormai lo sanno bene. Siamo un puro business, viviamo di pubblicità e se ci schieriamo perdiamo lettori, quindi soldi. Non rispondiamo a lobby, ma solo ai lettori » 
Questo evento si iscrive perfettamente nel filone di analisi del marketing di cui mi sono occupato l’ultima volta. Ecco perché ne parlo. 
Si tratta di un evento non piccolo né banale e mi consente di constatare con una certa soddisfazione la grande attualità del tema marketing e cultura del capitalismo. 
Ma prima di addentrarmi in una interpretazione voglio proporre un libro che attualizza ai giorni nostri il tema trattato per la prima volta negli anni ’50 da Vance Packard. Si tratta del libro di Anna Oliverio Ferraris “Chi manipola la tua mente?” ripubblicato nel 2016 in edizione digitale da Giunti con ISBN 9788809847071. Un libro che merita di essere letto perché arricchisce la conoscenza delle nuove tecniche di persuasione rivolte non solo al consumo delle merci, ma anche – questa la novità – alla propaganda politica e allo spettacolo.  L’autrice cerca di farci sviluppare una visione critica che ha per oggetto ovviamente i consumatori ma che ci mette in guardia da noi stessi, poiché questa cultura noi la respiriamo senza poterne fare a meno. Cosicché spesso, ciò che a noi sembra un atteggiamento “anticonsumista” non lo è veramente e la ribellione, ridotta a puro sfogo, è solo una variante interna dell’omologazione finale.  
Utilizzando il concetto generale di messaggio pubblicitario devo ricordare che esso consta – in misura variamente bilanciata - di un elemento informativo e descrittivo del prodotto mediante parole, frasi e linguaggio testuale rivolto al lato razionale e un altro che si definisce seduttivo, “simbolico” fatto di immagini, grafica, colori etc. rivolto al lato irrazionale del potenziale acquirente. Contrariamente a quanto qualcuno pensa, l’effetto di adulterazione dell’atto di acquisto “naturale” non viene eliminato se il messaggio viene ridotto a mera informazione sul prodotto. Nella purezza del concetto, nel momento in cui non è il cliente che cerca l’informazione ma è l’informazione che viene messa in moto per cercare il cliente, si ha adulterazione. Anche se nel messaggio vi fosse solo asettica informazione. 

Il nuovo settimanale 
Per tornare alla cronaca il nuovo settimanale romano è distribuito gratuitamente sia in forma cartacea che in un sito digitale. Le spese di rassegna dei fatti di cronaca locale, di giornalismo, di impaginazione e altro sono sostenute direttamente e solo da coloro che pagano lo spazio pubblicitario. 
Il posto in cui tipicamente lo si incontra è quello delle sale d’attesa di esercizi medici e si fa spazio in mezzo a settimanali di gossip come “Oggi”, “Uomini e donne tv” etc. o di notizie locali come ad Anzio-Nettuno dove si legge molto “Il Granchio” . Nei bar di Albano è meno presente perché è preferito il quotidiano “Il Messaggero” e “Il Corriere dello Sport”.

Fin qui niente di particolarmente nuovo.
L’originalità si manifesta leggendo un numero qualsiasi che è costituito di ben quaranta pagine. Lo spazio concesso agli inserzionisti è “assistito” da pubblicisti-giornalisti in modo tale che il risultato è di notevole interesse; almeno per il sottoscritto. 
Sfogliandolo troviamo – ad esempio - la pubblicità di un commerciante di materiali edilizi in cui, in un riquadro di mezza pagina, con il taglio e lo stile di un serio articolo di giornale – anche se con bene in evidenza la scritta “INFORMAZIONE PUBBLICITARIA” – si vanta il fatto che l’azienda dura da 4 generazioni e si riportano le biografie e i successi dei precursori con tanto di foto a mezzo busto. Poi si illustrano i punti forti. L’ampiezza dello spazio aziendale che consente di immagazzinare le più svariate tipologie di mattonelle e di sanitari;  la competenza del team che sa ascoltare ogni richiesta del cliente; il consolidato rapporto con i fornitori che consente di spuntare buoni prezzi di acquisto e quindi prezzi migliori per il cliente; e, infine, la tecnologia informatica per un progetto - del bagno per esempio - che il cliente ha in testa, visualizzandolo fin nei minimi particolari. 

Nelle 40 pagine si trova di tutto. 
In particolare la cronaca politica dei fatti locali che è trattata con particolare attenzione per non dare impressione di parzialità. Nel numero precedente ho trovato – per esempio - il resoconto della crisi del sindaco del comune di Genzano; un episodio di crisi interna ai 5S con diversi protagonisti in aspro conflitto tra loro; a raccontare il quale sarebbe stato difficile per chiunque mantenersi neutrale.
In altro numero c’è la narrazione del lento decollo del nuovo mega ospedale dei Castelli e della non chiara destinazione dei vecchi nosocomi. 
Non mi dilungo su questi articoli di cronaca locale perché voglio parlare dello spazio destinato alla pubblicità… ma ci tengo a dire che gli articoli sono tanti, ben tagliati e l’informazione è data nello spirito dell’indipendenza. Inoltre ci sono pagine destinate agli spettacoli. Il calendario degli eventi che si tengono a Roma e nell’ambito dei Castelli impegna circa il 20% delle 40 pagine di cui è fatto il giornale ed è una rassegna completa. 

Una valutazione generale sulla pubblicità nel giornale
Premesso che nel caso degli spot televisivi obbligati alla brevità l’elemento simbolico si impone per necessità di tempo, nel caso del giornale cartaceo il messaggio non è costretto alla contrazione e il suo ideatore può scegliere bene se preferire un dichiarativo piuttosto che un simbolico. Nel caso de “il Caffè”, una disanima dei messaggi nei numeri precedenti mostrano sobrietà e una persuasione di taglio prevalentemente dichiarativo anche se non mancano immagini e simboli della grafica pubblicitaria ordinaria.
Nella dichiarazione d’intenti, l’editore a pag. 13 del num. 490 dei Castelli, ci ha tenuto a precisare che «Sul Caffè di Roma non inseriremo pubblicità di giochi d’azzardo, slot machine, cartomanti, astrologi, suonerie, sexy shop, strip club, escort, né inseriamo messaggi pubblicitari ritenuti ingannevoli, volgari o poco etici, ad insindacabile giudizio della redazione» 

Ci si può chiedere: e il consumismo? 
Basta una buona intenzione di indipendenza e una impostazione del marketing orientata alla razionalità perché l’effetto possa essere considerato una spinta al consumo “buono” ? 
In linea di principio anche questi metodi possono indurre un consumo errato truccando la verità che raccontano. Ad esempio nel caso del venditore di materiali edilizi ci potrebbe essere “lo spazio che consente di immagazzinare le più svariate tipologie di mattonelle e di sanitari” ma non ci sarebbero veramente “tutti i tipi di mattonelle”;  ci potrebbe essere il team che sa ascoltare ogni richiesta del cliente ma magari non così competente come si afferma; etc. E questo impedisce di pensare alla possibilità – anche solo teorica – di vivere un mondo di puro consumo. Inoltre la stessa narrazione dall’apparenza oggettiva può contenere suggestioni che fanno si che l’atto del consumo non sia perfettamente aderente al bisogno consapevole che lo ha stimolato. 
Quindi si tratta sempre di consumismo... dando alla parola il significato di alterazione della spontaneità naturale di un acquisto. E tuttavia un consumismo indotto da una buona qualità del marketing. Per giunta coronato dall’intenzione di selezionare il tipo di pubblicità (no cartomanti, no escort, no azzardo etc.) che ne conferisce una connotazione ETICA. 

Ci si può ora chiedere che novità - al di là dell’idea nata nel cervello dell’editore – sotto l’aspetto “economico-culturale” rappresenta una operazione del genere? 
Per rispondere osserviamo 1) che la scelta editoriale prevede un lettore interessato prima alla cronaca locale di eventi - politici, giudiziari, artistici, sportivi etc.- e poi, sfogliando le numerose pagine a interessarsi dei messaggi pubblicitari ivi inseriti con tanto di advertisement  2) che tale scelta esclude chi avrebbe cercato prima i messaggi di escort, cartomanti, azzardo e poi qualche fatto di cronaca per lo più nera e scandalistica  3) che il gruppo “storico” degli imprenditori - costituito da numerosissime ditte individuali di professionisti e poi da piccole e medie imprese che hanno retto le testate dei Castelli e del litorale – hanno già avuto soddisfazione decidendo di raccontare se stessi nello stile proprio del giornale e che quindi, è probabile che a Roma si ripeta lo stesso successo. 
In tal caso io e voi che mi leggete, potremmo dire che questo successo - qualora avvenisse – indicherebbe una modificazione dei gusti del lettore medio romano e quindi qualcosa di molto utile per capire la politica. 
Potremmo dire che c’è desiderio di più serietà e moralità. 
Avremmo in campo il gusto per la cronaca minore narrata senza mostrare ideologie e per un tipo di messaggio pubblicitario sobrio. 

Certo, io so benissimo che l’indipendenza della narrazione anche nei fatti di cronaca è teoricamente irraggiungibile, ma chi crede comunque in essa merita un grande rispetto perché sicuramente introduce – per così dire – una ideologia dell’equilibrio; una fede in cui a me non dispiace credere. 


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La salvezza dal baratro che ci attende è nella rettitudine morale

Politica e attualità 10/4/2019

Perché una persona diventa obesa mangiando schifezze, perché si riempie di medicine inutili, perché butta scarpe e vestiti ancora in buono stato, perché si trova oberata di rate per un automobile di lusso, perché sta pagando il mutuo di una casa che non si può permettere? Certamente perché è stupida e non sa regolarsi. Ma coloro che attraverso varie forme di persuasione l’hanno spinta a uno stile di vita inadatto ai suoi bisogni e alle sue possibilità economiche sono delle carogne. Stupido - nel campo del consumo - è una sintesi che vuol dire ingenuo, debole, sognatore… e anche maniaco, esibizionista, ignorante… o altro del genere. Ma carogna - nel campo del consumo - vuol dire una cosa sola: carogna. 

Purtroppo, nella cultura in cui i governanti ci hanno fatto crescere, spingere le persone a consumare non è abominevole e lo si ritiene utile allo sviluppo economico. E’ moralmente accettabile perché – dicono - serve ad aumentare il benessere materiale di tutti e il mantra è: più si consuma, più tutto gira. Allo studio del marketing si interessano intere facoltà universitarie. Così, l’impresa che nacque storicamente per ASSECONDARE i bisogni, marcatamente dal dopoguerra, si attribuì il diritto di MANIPOLARE i bisogni delle persone. La cosa strana è che il pensiero civile, la giurisprudenza, accettò e oggi accetta la manipolazione delle persone a scopo commerciale, ben convinta che basti solo arginarne gli eccessi mediante leggi e regolamenti.  

A tal proposito mi son spesso domandato: il capitalismo occidentale, che fin dagli anni del dopoguerra ingranò la marcia del marketing e della manipolazione, poteva essere guidato in un altro modo? Si poteva avere espansione senza manipolazione? Gli imprenditori e manager di allora e di oggi sono veramente gente priva di scrupoli? 
Io qui voglio provare, come si dice, a farmi una ragione del perché un capitalista diventa una carogna non solo quando corteggia il politico coi soldi in mano o quando affida i rifiuti alla mafia per discariche non autorizzate e ora quando impone il super-consumo a masse rese sempre più umanamente fragili e, dopo essersi accaparrato la collaborazione con l’intellettuale accademico, il suo carattere cinico e spregiudicato viene ammirato da tutti. 
Mi chiedo anche come mai quest’ultimo – l’intellettuale accademico -  non si è mai ritratto, fin dagli anni ’50, e anche oggi non si vergogna a vendere “conoscenza” finalizzata a liberare l’uomo comune dalle patologie dell’anima, a un mostro che la utilizzerà per abbindolarlo e sottometterlo a ogni forma di dipendenza “psico-commerciale”. 

Quale dovrebbe essere il tipo di scelte contrarie e alternative all’implementazione del sovra-consumo, nel caso di un calo della domanda? 
Io che non sono un economista, non ho difficoltà a comprendere che la crisi della domanda dovrebbe portare: 
1) a PROMUOVERE i prodotti ( e non a manipolare le persone ) quando le vendite sono in calo occasionale;
2) a INNOVARE i prodotti mantenendoli nella sfera dell’utile e non del superfluo, quando lo sviluppo tecnologico lo consente; 
3) a RICONVERTIRE quando il calo non è occasionale. Momenti questi in cui si deve attuare una trasformazione degli impianti, una dislocazione degli investimenti, una riduzione dei profitti accumulati e infine anche dell’occupazione.

C’è da considerare che il calo della domanda a fronte della sovrapproduzione sarebbe un segnale più che evidente della necessità di adeguare i prodotti e i loro metodi al nuovo che avanza. C’è da considerare poi che la scelta tra innovare le linee di produzione e/o investimenti accettando il rischio d’impresa oppure investire nella manipolazione dei consumatori, non sta nella “struttura del capitalismo” ma nella cultura morale e civile dei suoi proprietari e conduttori. La debolezza umana di costoro si rivela nello sforzo di ignorare o ritardare le riconversioni e le necessarie innovazioni. Oltre al marketing, alcuni di loro falliscono lo stesso per non aver riconvertito in tempo. 
In questi frangenti – mi pare evidente e ripeto - non è il modello capitalistico che mostra un suo grado di rigidità intrinseco ma sono i suoi proprietari e manager a rifiutare il RISCHIO, a non assumersi e il giusto livello di responsabilità nel momento giusto. 
Una fabbrica – sarda - di marmi per abitazioni ( che ho visto alla TV qualche mese fa), dopo aver avuto una buona affermazione negli anni scorsi a causa di nuovi insediamenti edilizi e quindi di clienti che chiedevano di abbellire e rifinire le proprie abitazioni col marmo, si è trovata man mano priva di domanda. Non ha riconvertito in tempo ed è finita in pieno fallimento con una caterva di debiti. 
Il caso del pecorino sardo-romano dimostra che mentre la scelta più razionale  sarebbe quella di limitare la produzione e quindi di riconvertire, alla fine si propone il marketing “patriottico” nella assurda convinzione di risolvere il problema dei pastori con qualche pecorino in più sul mercato internazionale del formaggio.  
Il caso dell’affermazione dell’automobile in Italia di cui ho parlato nel post precedente mostra chiaramente l’impatto culturale del marketing sull’intera popolazione. Mantenere il parco circolante attraverso l’esasperazione del turn over è una scelta che ha dilazionato la ricerca e l’avvento delle innovazioni ( es. auto elettrica). Mancando tempestivi progetti di riconversione, l’innovazione è stata immolata alla parte estetica dei modelli mentre le risorse finanziarie e la potenza della linea produttiva sono state impiegate per creare un numero di nuovi veicoli che cominciano la rottamazione poco dopo essere stati venduti. Una diversa allocazione dello stesso valore, dall’auto alle infrastrutture,  avrebbe potuto essere impiegata nelle strade e nei parcheggi consentendo una evoluzione più razionale del sistema auto-parcheggi-strade-urbanistica-paesaggio.   
Come gruppo sociale hanno preferito una scelta per loro meno rischiosa. Hanno puntando sul turn over, e, utilizzando il marketing, hanno diffuso l’idea che l’auto è pura  gioia individuale, espressione del lusso e status symbol. Se vi sembra esagerato ciò che dico, provate ad andare in un posto come Anzio e in un giorno di primavera mettetevi a osservare le auto che passano in una strada centrale. Contate quante sono quelle nuovissime e senza un granello di polvere. Contate poi quante sono quelle che sono appena un po’ meno che nuove e con qualche strato di polvere. Contate il resto. Poi fate le percentuali. Quelle che ho fatto io in un venerdì mattina sono 40% di ultranuove 40% di seminuove 20% resto. 
Come ultimo esempio ho ripensato alla cosiddetta crisi dei mutui subprime negli USA. Si chiamano subprime perché furono concessi a persone impossibilitate ad accedere al normale prestito bancario perché non completamente a posto con i requisiti minimi di affidabilità. I cittadini “di serie B” furono attivati da un basso tasso di interesse definito nel 2000 -2004 dalla Fed-Res nonché da una campagna di marketing fatta proprio per spingere al massimo la vendita di questi mutui. L’obiettivo di rilanciare l’economia del settore immobiliare fu raggiunto magnificamente ma il basso tasso e l’abilità dei venditori spinsero molti cittadini a acquistare case non adatte alle loro possibilità. Non tutti ovviamente ma una minoranza significativa.  Cosicché quando dopo il 2004 la Fed-REs rialzò i tassi di interesse cominciarono le sofferenze. Molte famiglie finirono sul lastrico e furono costrette a ridare la casa alla banca (e ciò non fu certamente un guaio per le banche), ma quando poi i prezzi delle case crollarono, le banche non riuscirono più a rifarsi attraverso i pignoramenti e inventarono qualche giochetto.  Come tutti sanno ciò segnò l’inizio della crisi mondiale che scoppiò effettivamente tra il 2007 e il 2009. 
C’è chi dice che le sofferenze iniziali non furono molte e che la vera complicazione si formò quando, dopo una intensa fase espansiva detta bolla immobiliare, i prezzi delle abitazioni crollarono, c’è chi dice che nemmeno allora ci sarebbe stata una vera crisi che cominciò con il confezionamento dei titoli tossici e chi dice ancora che nemmeno questo fu la goccia che fece traboccare il vaso perché la vera bolla scoppiò quando vi fu la caduta di fiducia tra una banca e l’altra nella compravendita dei suddetti titoli (CDS). Chi ne vuol sapere di più in modo abbastanza ben esposto può consultare il sito del sole24ore:
https://stream24.ilsole24ore.com/video/mondo/mutui-subprime-come-si-reggeva-castello-carta-e-perche-e-crollato/AEnj5arF?refresh_ce=1 in cui c’è un bellissimo videoclip e un ottima presentazione di Rosalba Reggio (13 set 2018) 

Di questa faccenda complessa mi sembra utile al mio discorso stralciare la fase in cui le campagne pubblicitarie, le banche e i loro promoter agirono su una parte delicata della popolazione che venne “convinta” a comprare alloggio facendo il passo più lungo della gamba. 
Questo per me è l’esempio più lampante di come la faccenda morale, intesa come rispetto delle reali possibilità di un compratore, come elemento sociale responsabilizzante l’individuo,  non solo non avrebbe ostacolato la crescita del PIL immobiliare ma, evitando il costituirsi della bolla, lo avrebbe salvaguardato.  

Il popolo dei proprietari e manager naturalmente non si comporta allo stesso modo e sarebbe ingiusto fare di ogni erba un fascio. Tra coloro che danneggiano il prossimo non credo però che ci sia una particolare “innata” propensione a farlo. La natura competitiva di tutto il complesso, gelosamente difesa come un pregio dai suoi teorici, rende ragione del perché il marketing manipolatorio si sia imposto su così larga scala. Di tutti gli aspetti negativi del capitalismo credo che alla fine il più strutturale e irrecuperabile, quello che già da solo dimostra che tutto il sistema debba essere superato, è proprio questa competitività che accanisce le imprese l’una contro l’altra, le persone l’una contro l’altra e spinge tutti oltre i confini della dignità. 
Mi fa pensare anche al perché le imprese non pagano le tasse come dovrebbero. Perché ognuna di loro pensa che sarebbe la sola stupida impresa che, pur potendo evadere, si tratterrebbe dal farlo. Quando l’evasione prende una piega così marcata, i servizi a carico dello stato che restano, mal gestiti da funzionari spesso corrotti da lor padroni, pesano sulle spalle di chi si sveglia la mattina per andare a lavorare sotto uno di loro.  E questo dell’evasione è un altro aspetto della lotta di classe che i ricchi conducono quotidianamente contro i poveri.  

Ritornando alla storia.
I capitalisti americani, di fronte al profilarsi di una caduta della domanda dopo la fase espansiva del dopoguerra, anziché affrontare una fase di riconversione delle propri mezzi materiali e finanziari e innovare, anziché pensare a socializzare la produzione in modo da generare beni e servizi meglio concepiti e rispettosi delle persone, preferì manipolare. Visto lo sviluppo della radio, del cinema e dei mezzi di propaganda sperimentati durante il nazismo, gli imprenditori pensarono di investire sulla tecnologia dei mezzi di diffusione di massa, sui pubblicitari e, questi a loro volta, sugli scienziati della psicologia e della sociologia. 
Gli scienziati furono pagati per spingere i prodotti verso i consumatori e loro accettarono i soldi di buon grado. Resta per me difficile da capire come costoro si lasciarono così facilmente corrompere non tanto economicamente quanto proprio “ideologicamente”. 

Nel bellissimo classico di Vance Packard “I persuasori occulti” del 1957 Editore: Einaudi Anno 2015 EAN: 9788806227883 si viene a sapere che tali scienziati misero a disposizione le loro conoscenze per studiare le motivazioni del consumatore e indurlo a consumare di più il prodotto disponibile. Con grande ipocrisia sostennero che liberavano il lato oscuro del loro carattere. Uno degli ultimi capitoli del libro è dedicato al problema morale e lo riporterò qui con un più largo approccio. 

Il libro
Il libro è importante proprio perché è scritto agli albori del fenomeno e lo stesso autore racconta con un certo stupore, la novità delle scienze psicologiche e sociali applicate al commercio, novità che, allora, elettrizzò tutti. Tutto sommato Packard considera la ricerca motivazionale come un frutto del capitalismo maturo dal quale bisogna solo togliere la buccia affinché possa essere digeribile moralmente. Ciò rende il suo libro molto interessante proprio perché non si annovera tra la letteratura anticapitalista in un certo modo preconcetta, ma tra quella scritta da  chi ammira il capitalismo e pur preoccupato per le sorti dell’uomo comune, crede nella possibilità di aggiustarlo. 

Riporto dunque qualche stralcio dal capitolo XXIII. 
<< Nel 1953 un autorevole tecnico pubblicitario dichiarò che gli americani avrebbero dovuto elevare di un terzo il loro tenore di vita se volevano seguire il ritmo di sviluppo della produzione e permettere all’economia americana « di raggiungere la meta di 400 miliardi di dollari di reddito nazionale annuo nel 1958». Per trovare il modo di persuadere gli americani ad aumentare di un terzo il loro tenore di vita, la rivista “Tide” si rivolse ad «alcuni tra i più eminenti sociologi degli Stati Uniti». Il responso del professor Philip J. Allen, dell’università della Virginia, fu particolarmente interessante. Egli elaborò un piano sistematico per realizzare tale obiettivo: occorrerà, scrisse, un poderoso finanziamento per l’impiego intensivo dei mezzi di diffusione di massa, in modo che gli obiettivi desiderati siano costantemente sottoposti all'attenzione dell'uomo comune. Si potrebbe elaborare tutta una serie di nuovi valori che diffusi tra il pubblico verrebbero da esso adottati come ideali personali e collettivi. Ma soprattutto occorrerebbe concentrare lo sforzo delle massime istituzioni sociali - specie quelle a carattere educativo, ricreativo e religioso - a ottenere l’attiva collaborazione di coloro che controllano i mezzi di diffusione di massa, da un lato, e dall’altro, dei grandi fabbricanti dei beni di consumo e di servizi, i quali comprano tempo e spazio per la pubblicità dei loro prodotti… Ricorrendo a vari accorgimenti di provata efficacia si potrebbero escogitare alcuni slogan semplici e penetranti bene orchestrati e coordinati con le altre iniziative predisposte per realizzare il «piano di insieme». Tuttavia la condizione preliminare è un largo finanziamento e un vero esercito di specialisti. Preparando il suo “piano di insieme” per fare di noi dei consumatori modello, il professor Allen accettava, senza sollevare la minima riserva la premessa fondamentale per cui l’obiettivo di aumentare di un terzo il tenore di vita degli americani giustificherebbe, di per sé, qualsiasi manipolazione si renda necessaria per raggiungerlo. >>

Più avanti riprendendo sempre dallo stesso capitolo. 
<< Il dr Dichter non tardò a cogliere il problema d’ordine morale implicito nella campagna per l’aumento dei consumi. Il suo periodico “Motivation” affermava nel 1956 “si tratta ora di far sì che l’americano medio si senta la coscienza tranquilla anche quando flirta, anche quando spende, anche quando non risparmia, anche quando si prende due mesi di vacanza all’anno e compra una seconda, una terza automobile. Uno dei problemi fondamentali posti da questa prosperità è dunque di far sì che il pubblico ne goda senza alcuno scrupolo o rimorso, dimostrandogli che la concezione EDONISTICA della vita non è già immorale ma al contrario moralissima. Questa sanzione che consentirà al consumatore di godersi liberamente la vita, questa dimostrazione che egli ha pienamente diritto di circondarsi di prodotti che gli rendono più ricca e lieta l’esistenza devono costituire d’ora innanzi i temi centrali di ogni campagna pubblicitaria.” In un'altra occasione il dr. Dichter osservò che il graduale distacco del pubblico dal moralismo puritano accresceva il potere di penetrazione dei tre principali movimenti di vendita: il desiderio della comodità, del lusso e del prestigio.>>

Contrariamente a ciò che qualcuno pensa la società americana non giunse all’epoca detta dell’edonismo reaganiano degli anni ’80, per una sua autonoma evoluzione, ma come ho cercato di mostrare qui vi fu preparata da governanti che mostrarono di disprezzare il proprio popolo e intellettuali che asservirono i loro metodi scientifici. L’approdo a una visione edonistica della vita creò il fenomeno dell’omologazione e della perdita della matrice storico-identitaria. 
In Italia il fenomeno fu avvertito intorno agli anni ’70 e chi lo comprese meglio di tutti fu Pasolini. 

Conclusione 
Per oggi credo di aver aperto un argomento che mi terrà impegnato a lungo: quello del rapporto degli intellettuali con il capitalismo e più in generale dell’atteggiamento morale rispetto al capitalismo. Nel caso delle origini del consumismo, nel libro di Packard abbiamo letto di persone che, non tanto per i soldi, piuttosto forse per una curiosità infantile, fine a se stessa, non rara tra ogni tipo di scienziato, misero a disposizione dei mercanti le loro conoscenze di psicanalisi, di sociologia, di psicologia. Cosicché risultanze ottenute al puro scopo di curare gli individui e le aggregazioni umane, furono messe a disposizione dei manipolatori per sottoporre persone e masse a progetti di consumo esasperato. 

Questa strana assenza morale da parte di persone che, pure, si avvalgono della libertà di pensiero per la propria professione, è per me incomprensibile e sicuramente dovrò capirla meglio. 
Io penso che c’è una forte analogia coi fisici e gli scienziati che collaborarono al progetto Manhattan. Anche per loro, più che i soldi, poté la curiosità di provare la bomba su una popolazione vera, poté una insensibilità infantile verso l’umano. Alcuni di loro si spinsero a suggerire ai politici la città su cui far cadere la bomba. A fatto compiuto si cercò di aggiustare la storia dicendo che, comunque, le vittime di Hiroshima e Nagasaki avevano consentito di studiare gli effetti delle radiazioni sull’uomo. 
Insomma un qualcosa di molto simile a come i nazisti cercarono di giustificare gli esperimenti sulle persone nei campi di sterminio. 

Riflessione metodologica 
L’ideologia del capitalismo si presenta come una ideologia della produzione di beni e servizi mediante lavoro umano acquistato sul mercato. Come tale esclude giudizi di valore morale sia sui prodotti sia sulla mercificazione del lavoro. Se non fosse per ciò che sto per dire, nella sua forma pura non sarebbe nemmeno una ideologia bensì una tecnica dell’organizzazione umana. 
In effetti il valore al prodotto lo conferisce il consumatore che non solo lo giudica in base alla qualità e al prezzo ma ne consente l’esistenza stessa. Il valore del lavoro invece lo determina liberamente chi lo vende. Sotto forma prevalentemente collettiva ma anche individuale. 
A questi due elementi esterni di controllo, nelle forma pura dello schema di funzionamento,  si aggiunge l’autorità dello stato al quale è affidato il compito di costringere il processo di produzione a rispettare le leggi. Sul lavoro, sull’ambiente, sulla sicurezza, sulle procedure tecniche di creazione dei prodotti etc.

Il ragionamento che avevo fatto finora sul capitalismo portava a considerare obbligatoriamente il peso della corruzione. Considerata giustamente in questo schema astratto, una ANOMALIA espressa ora verso i politici ora dai politici, ora verso gli intellettuali ora dagli intellettuali stessi, gioca un ruolo essenziale perché il “sistema competitivo” nel suo complesso ha bisogno assoluto di arbitri e di regole indipendenti e imparziali. 
Ma con ciò che ho raccontato oggi, con la piena padronanza dei mezzi di divulgazione, il capitalismo si è trasformato in una pericolosa ideologia che non domina più solo col danaro ma con una ben consolidata cultura. 
Ora.
Sul fatto che la sfera del consumo ha perso gran parte della propria autonomia dal momento che si manipolano i bisogni che la sottendono, non mi dilungo. 
Sul fatto che con stupore, non solo i funzionari o i politici ma anche il mondo delle università si sia lasciato trascinare nell’ideologia del PIL (*)  ho cercato di raccontarlo in questo post in cui ho anche individuato il periodo del secondo dopoguerra come incubatore della svolta reaganiana che vedremo manifestarsi in Italia attraverso la penna di Pasolini. 
(*) Credere che l’unica felicità risiede nella ricchezza e considerare secondaria la dignità della persona lavoratore o consumatore che sia. 

Mi viene ora da chiedermi che cosa, ancora prima dell’ideologia del PIL (anni ’50-60) aveva preparato dentro la classe degli intellettuali e dei professori una tale incertezza morale. 
Ho preso in considerazione il fatto che tra la prima e la seconda guerra si afferma il cinema come mezzo di intrattenimento e di spettacolo. Quando esce dalla fase sperimentale, lo spettacolo cinematografico diventa un prodotto industriale e l’impresario intende ricavarne il massimo profitto assecondando il pubblico. Ma il pubblico che entra nella buia sala di proiezione, si rilassa e disinibisce i propri istinti. Si capisce subito che soldi, sesso e sangue fanno spettacolo e quindi gli impresari offrono direttamente al pubblico ciò che egli desidera più che vedere, “spiare”. Forse mi sbaglio ma un qualcosa del genere trascinò ( o vi contribuì significativamente) Roma alla rovina visto che nel IV-V secolo era piena di spettacoli violenti o osceni. Frequentatissimi….specialmente dagli intellettuali di allora. 
La prossima volta riprenderò il mio studio da questo tema morale, oggi più che mai convinto che il passo fuori dal baratro che l’umanità attende non possa che partire da un atto della volontà morale. 

FINE 

Precedenti post stesso argomento:
1) Le opinioni di Renzi           08/11/2018
2) La coscienza di classe è la chiave  etc. 14/11/18
3) I tories, i laburisti e gli italiani     21/11/2018 
4) Il carattere spietato del modello capitalistico etc. 29/11/18   
5) La polarizzazione della sofferenza sociale   08/12/2018
6) La vasta area del mal d’essere        17/12/2018 
7) La perenne gara dei cocchi      04/01/2019
8) Quali speranze rappresentano i gilet gialli?    17/01/2019  
9) Lo Stato è DELIMITATO, il Capitalismo è SCONFINATO      09/02/2019
10) Fin dalle sue origini il capitalismo ha sempre pensato l’uomo come un mezzo. 04/03/19


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I Miserabili – Newton Compton Editori – Prima ed. ebook 2011-ISBN 978-88-541-2571-1 Edizione integrale curata da Riccardo Reim. Per chi è di sinistra, oggi non ha più senso inquadrare ideologicamente il romanzo. Si legge per ripassare cosa è la miseria, per rivivere gli anni delle barricate del secolo rivoluzionario e per rinforzare le proprie radici.

Mariana Mazzucato “Il valore di tutto. Chi lo produce e chi lo sottrae nell’economia globale” Editore Laterza. Edizione digitale 2018. ISBN 9788858135105. C’è un confine di produzione dentro cui vi sono i creatori della ricchezza prodotta e fuori coloro che ne beneficiano.

Anna Oliverio Ferraris - Chi manipola la tua mente? ripubblicato nel 2016 in edizione digitale da Giunti con ISBN 9788809847071. Un libro che merita di essere letto perché arricchisce la conoscenza delle nuove strategie e tecniche di persuasione.

Foto della manifestazione del 25 aprile 2019 organizzata da una miriade di associazioni e comuni dei Castelli Romani.

Foto della manifestazione a Torino in difesa del clima del 15 marzo ripresa dal sito di Repubblica. Lo striscione collega giustamente il clima alla lotta per cambiare il sistema socioeconomico.

Vance Packard I persuasori occulti un classico del 1957 con un epilogo aggiunto negli anni ottanta dallo stesso autore. Editore: Einaudi Anno 2015 EAN: 9788806227883

IMMAGINE RIPRESA dal sito de IL MESSAGGERO 11 Febbraio 2019 «Latte, prezzo troppo basso: monta la protesta dei pastori sardi, minacciato lo stop del voto »

Thomas Piketty, Le capital au XXIe siècle Copyright Editions du Seuil 2013; Edizione GIUNTI Editore SpA /BOMPIANI 2017 ISBN 978-88-58-77305-5 Le distinzioni sociali non possono che fondarsi sull'utilità comune. Articolo 1 della Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino - 1789

Honest Accounts 2017 - Come il mondo profitta dalla ricchezza dell'Africa – Ricerca finanziata da Global Justice Now. Maggio 2017

Da nuove stime risulta che otto persone possiedono da sole la stessa ricchezza della metà più povera dell’umanità. La crescita va a vantaggio dei più ricchi mentre il resto della società soffre, in particolare i poveri. Sono la natura stessa delle nostre economie e i principi alla base dei nostri sistemi economici ad averci portato a questa situazione estrema, insostenibile e ingiusta. La nostra economia deve smettere di remunerare eccessivamente i più ricchi e iniziare ad operare a vantaggio di tutti. Governi responsabili e lungimiranti, imprese che agiscono nell’interesse dei lavoratori e dei produttori, valorizzazione dell’ambiente, diritti delle donne e un solido sistema di equa imposizione fiscale sono elementi fondanti di quest’economia più umana.
OXFAM BRIEFING PAPER GENNAIO 2017
INDAGINE DEL 2016 Il reddito medio delle famiglie italiane rilevato dall'indagine sul 2016, a prezzi costanti e corretto per confrontare tra loro nuclei familiari di diversa composizione, è cresciuto del 3,5 per cento rispetto a quello rilevato dalla precedente indagine sul 2014, dopo essere pressoché ininterrottamente caduto dal 2006. È rimasto tuttavia ancora inferiore dell'11 per cento rispetto al picco raggiunto in quell'anno. La crescita è stata sospinta dall'aumento sia dei redditi unitari da lavoro dipendente sia del numero di percettori. In tutte le principali classi di reddito, è cresciuta la quota di nuclei familiari che nel corso del 2016 sono riusciti a risparmiare. Secondo le famiglie, il reddito avrebbe continuato a crescere anche nel corso del 2017. È aumentata la disuguaglianza nella distribuzione dei redditi che, misurata dall'indice di Gini, è tornata in prossimità dei livelli prevalenti alla fine degli anni novanta del secolo scorso. È aumentata anche la quota di individui a rischio di povertà, definiti come quelli che dispongono di un reddito equivalente inferiore al 60 per cento di quello mediano. L'incidenza di questa condizione, che interessa perlopiù le famiglie giovani, del Mezzogiorno o dei nati all'estero, è salita al 23 per cento, un livello molto elevato. La ricchezza netta media e quella mediana sono diminuite del 5 e 9 per cento a prezzi costanti. Come in passato, il calo ha riflesso quasi interamente la caduta dei prezzi delle case. La quota di famiglie indebitate ha continuato a ridursi, al 21 per cento; il valore mediano del rapporto tra l'ammontare complessivo dei debiti familiari e il reddito è sceso al 63 per cento, dal picco dell'80 registrato nel 2012 
Banca d’Italia. STATISTICHE. I bilanci delle famiglie italiane nell’ ANNO 2016. 12 maggio 2018

“Storia Dell’IRI- 6. L’IRI nella economia italiana”. Ogni libro di questa collana dell’ editore LATERZA ha un suo specifico autore. Quello del sesto, pubblicato nel 2015, è Pierluigi Ciocca.

Una immagine simbolo della rivolta dei gilet gialli ripresa dal sito www.ilpost.it del 2018/12/03

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 1/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 2/3

Manifesto delle associazioni di impresa a favore delle grandi opere infrastrutturali PAG 3/3

Caravaggio Madonna dei Pellegrini 1604-1606

Un altra idea di mercato

Edizioni Il Margine 2012

La pagina cruciale dell'articolo di Michelson 1887

Centrale nucleare di Latina

                                                 
                   
                 

 

 

Abbazia di Fossanova

 

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